il Testimonium Flavianum e il Testimonium Slavianum di Giuseppe Flavio, secondo Maier – ma il Talmud parla di Jeshuu (Gesù)? 2 – 16

Johann Maier, nel quarto capitolo del suo libro, Gesù Cristo e il cristianesimo nella tradizione giudaica antica, affronta sinteticamente il problema del Testimonium Flavianum, il passo dedicato a Gesù delle Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio, al centro di una discussione secolare sulla sua autenticità.

di questo passo mi sono occupato nei miei blog già varie altre volte; esamino ora nel dettaglio le considerazioni di Maier su di esso.

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il rifiuto molto diffuso della autenticità di questo passo e l’opinione che si tratti di una interpolazione cristiana nasce anche dal fatto che la prima citazione che se ne trova è nella Storia della Chiesa di Eusebio di Cesarea, lo storico ufficiale del cristianesimo alla corte dell’imperatore Costantino, nel quarto secolo.

si può dare per scontato che è del tutto impossibile che Giuseppe Flavio si esprimesse verso Gesù e i cristiani nei termini che gli vengono attribuiti lì, visto che era un ebreo ortodosso e la sua era la storia della guerra giudaica dal punto di vista dell’impero romano e della dinastia flavia; quindi è del tutto incredibile un giudizio positivo sulla figura di Jeshuu e l’affermazione che era caro a chi ama la verità.

si aggiunga la stranezza della presenza di questo riferimento a Jeshuu soltanto nella seconda opera di questo storico, le Antichità Giudaiche, dedicate ad una ricostruzione complessiva della storia ebraica, sin dalle origini, e quindi più sintetica nell’analisi dei fatti contemporanei all’autore, e il totale silenzio nell’opera precedente, La guerra giudaica, ovviamente molto più analitica nell’analisi dei presupposti storici della grande insurrezione contro i romani nei decenni precedenti.

anche l’idea sostenuta da E. Bammel nel 1974, che questa positività del giudizio sia stata ottenuta con piccole modifiche lessicali, quasi di natura grafica, su un testo precedente molto critico, invece, appare molto fragile, a fronte del valore complessivamente positivo delle frasi nel loro inseparabile contesto.

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ma se il Testimonium Flavianum è una aggiunta nell’opera di Giuseppe Flavio, allora, da parte di coloro che non sanno accettare l’idea di un totale silenzio su Jeshuu dei due principali storici della Palestina di quegli anni (di Giusto di Tiberiade non ci è giunta l’opera, ma di lui sappiamo da fonti cristiane che non nominava Jeshuu) e che non sono riusciti ad identificare invece la figura di Jeshuu nel profeta egiziano di cui Giuseppe Flavio parla in entrambe le sue opere, si è però creata l’ipotesi della parziale autenticità del testo.

questo sarebbe stato simile ad una sua versione araba del X secolo, diversa dal testo greco e priva di elementi chiaramente cristiani, come l’affermazione che Jeshuu era il messia, opinione attribuita invece ai suoi seguaci.

dunque Eusebio di Cesarea, che è chiaramente la fonte della manipolazione del testo originale di Giuseppe Flavio, non avrebbe inventato completamente, ma semplicemente deformato e corretto.

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Maier non assume posizione sulla disputa, lasciando immaginare una sua certa disponibilità ad accogliere per vera questa seconda ipotesi, che peraltro è nettamente esclusa dalla affermazione di Origene, nel terzo secolo, che Giuseppe Flavio non credeva che Jeshu fosse il messia, e dal silenzio inconcepibile di ogni altro autore cristiano prima di Eusebio su questo passo.

questa affermazione di Origene potrebbe tuttavia far pensare che comunque Giuseppe Flavio parlasse di Jeshuu, ma in termini differenti dal testo attuale; può essere usata dunque a sostegno dell’ipotesi di una autenticità parziale del Testimonium Flavianum?

non necessariamente: è anche possibile che Origene avesse ben chiaro che Giuseppe Flavio parla di Jeshuu quando denigra e sbeffeggia apertamente il profeta egiziano…, e che il silenzio degli altri autori cristiani su Giuseppe Flavio e Jeshuu avesse la stessa origine: l’imbarazzo per una testimonianza che dava ragione ai critici più feroci del cristianesimo, che gli rinfacciavano di essere stato fondato da una specie di avventuriero venuto dall’Egitto, capace di trucchi e magie appresi in quella terra.

infatti, che Jeshuu provenisse dall’Egitto risulta essere comunemente noto anche dalla polemica contro i cristiani che conduce Celso nella seconda metà del secondo secolo, facendo leva proprio su questo fatto; è pacifico che solo pochi decenni dopo anche ad Origene questa informazione fosse ancora chiara.

fu solo nel quarto secolo che ad Eusebio di Cesarea riuscì l’operazione di nascondere gli anni egiziani di Jeshuu e ad inventare il mito della giovinezza sconosciuta di Gesù e il mistero degli anni nascosti.

e fu allora che la nuova versione ufficiale della vita di Cristo entrò a far parte addirittura del Credo di Nicea, che obbligava a credere che Gesù avesse patito sotto Ponzio Pilato, spostando la sua vicenda venti anni prima e facendone addirittura un articolo di fede.

bisognava credere appunto che Gesù non fosse stato l’egiziano di cui avevano ben parlato Giuseppe Flavio, in senso molto ostile, e certamente anche Giusto di Tiberiade, forse con qualche minore antipatia.

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Maier considera comunque autentico, come la quasi universalità degli studiosi, anche il secondo riferimento a Jeshuu che si trova in Giuseppe Flavio, a proposito dell’uccisione di un certo Giacomo, definito fratello di Jeshuu, detto il Cristo, senza rendersi conto (come del resto quasi nessun altro studioso, appunto) che lo Jeshuu di cui si parla qui è un altro e che Christòs è una glossa cristiana.

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l’ultimo riferimento che fa Maier, affrontando il problema della figura di Jeshuu in Giuseppe Flavio, cioè nella cultura ebraica del primo secolo, è poi al cosiddetto Testimonium Slavianum, una versione alternativa dell’altro Testimonium, che si trova in una traduzione slava dell’opera di Giuseppe Flavio che potrebbe essere fatta risalire al X secolo (vedi anche qui).

R. Eisler negli anni Trenta avanzò l’ipotesi che la figura di Jeshuu andasse vista nel quadro di un movimento indipendentista ebraico sviluppatosi coerentemente da Giovanni il Battezzatore a Giacomo il Giusto, e lo faceva anche sulla base di un altro passo di queste Antichità Giudaiche di Giuseppe Flavio tradotte in slavo antico, passo che peraltro non compare nel testo greco, ma che secondo lui è invece autentico e che le manipolazioni cristiane avrebbero espunto, dove si sarebbe parlato di un Jesus re.

le opere di Eisler sono queste (inutile dire che purtroppo non posso consultarle):

Iesus basileus ou basileusas. Die messianische Unabhaengigkeitsbewegung vom Auftreten Johannes des Taeufers bis zum Untergang Jakobs des Gerechten nach der neuerschlossenen Eroberung von Jerusalem des Flavius Jospehus und den christlichen Quellen, Gesù re o regnante, Il movimento indipendentista messianico dalla comparsa di Giovanni il Battezzatore alla caduta di Giacomo il Giusto secondo la Conquista di Gerusalemme di Flavio Giuseppe, recentemente ricomparsa, e le fonti cristiane, due volumi pubblicati ad Heidelberg nel 1929-30;

Flavius Jospehus-Studien. I. Das Testimonium Flavianum. Eine Antwort an Dr. W. Bienert, London 1938, Studi su Giuseppe Flavio. I. Il Testimonium Flavianum. Una risposta al dott. W. Bienert.

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in seguito anche Samuel G.F. Brandon, un pastore anglicano che abbandonò la vita religiosa, per diventare professore di religioni comparate all’università di Manchester, sostenne che Jeshuu è storicamente esistito: era un rivoluzionario, la sua azione aveva un significato politico ed era influenzata dagli zeloti.

secondo lui, il Gesù presentato dalle Lettere di Paolo e quello descritto dai vangeli canonici rappresentavano due opposte fazioni del cristianesimo delle origini.

le sue prime opere sono: The Fall of Jerusalem and the Christian Church (1951); Jesus and the Zealots: A Study of the Political Factor in Primitive Christianity (1967).

poi, nel libro The Trial of Jesus, Il processo a Gesù, 1968, ha esaminato l’impatto che la distruzione del Tempio di Gerusalemme del 70 d.C. ha avuto sulla nascente fede cristiana e sulla redazione del Vangelo secondo Marco – chiaramente dunque composto dopo la fine della grande rivolta antiromana e non vent’anni prima, secondo le datazioni fantasiose che ampiamente corrono.

(anche queste informazioni sono purtroppo soltanto di seconda mano).

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ma, trascurando questi studi, dopo averli rapidamente citati, Maier sceglie di occuparsi piuttosto soltanto di alcune consonanze tra il Testimonium Slavianum e le leggende ebraiche su Jeshuu raccolte nel Toledot Jesu (La vita di Gesù).

con questo nome ci si riferisce alla Historia Jeschuae Nazareni, pubblicata nel 1705 a Leida (Olanda) da Johann Jacob Huldreich (o Huldrich), ma anche ad un presunto originale del II secolo, lì citato, che sarebbe la fonte dell’opera di Celso.

di nuovo Maier si trova di fronte al fatto che ci sono aspetti e fatti della figura di Jeshuu testimoniati sia da scritti cristiani delle origini, poi dichiarati apocrifi, sia da testi rabbinici o anche dei primi testi cristiani accettati e riconosciuti dalla tradizione successiva.

ma di nuovo si libera sbrigativamente della necessità di una analisi di questi rapporti, li riconduce semplicemente a un’esigenza di intrattenimento del romanzo tardoantico, e li considera rappresentativi soltanto della cultura dei secoli fra il 400 e il 1000, ebraica oppure cristiana, ma privi di qualunque valore di testimonianza storica autentica dell’epoca di Jeshuu.

se possa avere ragione o no lo vedremo tra breve.

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