il terzo referendum ammazzato ancor prima di nascere: sulla responsabilità civile diretta dei magistrati – 65

dopo la lunga seduta della Corte Costituzionale in cui sono stati esaminati gli otto referendum proposti da Radicali e Lega – in alcuni casi congiuntamente, come i sei sulla giustizia -, e ne sono stati ammessi solo cinque, sul terzo referendum bocciato come inammissibile dalla Corte Costituzionale, quello sulla responsabilità civile dei giudici, potrei continuare a vivere di rendita e accontentarmi di ripubblicare quanto avevo scritto a giugno dell’anno scorso, il 20 settembre:  quattro tipi di referendum più che quadrupli – 447 – come ho fatto del resto per gli altri due bocciati, quelli sull’omicidio del consenziente e sulla depenalizzazione di tutte le droghe, nei miei post di ieri e altroieri; e in effetti lo faccio anche, qui sotto: chi vuole un giudizio di merito, mi legga.

ma la vera novità sulla quale mi dovrei esprimere non è il mio giudizio personale sul quesito e sui suoi effetti, ma la valutazione dei motivi della bocciatura.

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questa potrebbe andarmi anche benissimo, per i motivi che dicevo già l’anno scorso e che ripeto qui sotto, ma se dicessi che ne ho capito i motivi dalla stampa mentirei, perché non aiuta certo; è tutta impegnata a creare la massima confusione possibile sulle altre due bocciature…

ma, mentre per gli altri due bocciati l’incostituzionalità era chiara fin dall’inizio, anche ad un profano come me, in questo caso le motivazioni sono più sottili e non immediatamente evidenti.

anche sul sito della Corte Costituzionale al momento non vi è alcun comunicato che spieghi la scelta e la sentenza verrà pubblicata soltanto nei prossimi giorni.

aspettare, allora?

ma no: si può provare ad ascoltare la conferenza stampa che il presidente recentemente eletto, Amato, ha molto opportunamente tenuto per illustrare le decisioni prese.

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e in effetti al minuto 9:35 Amato ne parla e la spiega così: Fondamentalmente […], essendo sempre stata la regola per i magistrati quella della responsabilità indiretta – si cita lo Stato, e poi c’è la rivalsa sul magistrato -, l’introduzione della responsabilità diretta rende il referendum, più che abrogativo, innovativo, perché […] questo non è un caso di abrogazione che fa sì che tolto quel pezzetto lì si espande automaticamente una norma più generale che c’è. […] Ci sono poi altri aspetti minori che attengono alla chiarezza del quesito, eccetera.

a questo punto devo dichiararmi doppiamente soddisfatto perché in estrema sintesi ritrovo il senso di queste mie osservazioni di qualche mese fa:

“devo fare una premessa. – si è diffuso il gusto da tempo di usare i referendum non per provare ad abrogare una legge approvata dal Parlamento, ma sgradita al popolo, come prevede la Costituzione, ma per scriverne sostanzialmente un’altra mediante giuochi di parole fatte su una legge che esiste già: togli una parolina qua e una parolina là (perché il referendum può essere soltanto abrogativo), ed ecco che la legge che esiste non viene abrogata, ma cambia di significato. – mi sono convinto che questa è una vera follia. – nonostante gli equilibrismi verbali, il giochino descritto sopra non dovrebbe essere considerato possibile: si può abrogare una legge intera, un suo articolo, un suo comma; non qualche parola qua e là per far cambiare il senso a una legge. – questo è il mio rozzo punto di vista, e credo che andrebbe stroncato l’andazzo iniziato non so quando, una follia che può nascere soltanto nella mente bizantina della cultura avvocatesca italiana degli Azzeccagarbugli. – quindi ecco già un primo motivo per rifiutarsi di andare votare su referendum del genere. – in secondo luogo, una nuova legge che nasce in questo modo, per equilibrismi verbali, sarà necessariamente scritta male. – terzo motivo; un referendum su quesiti scritti così è necessariamente la negazione della sovranità popolare, perché nessuna persona, neppure mediamente informata, può essere davvero consapevole del significato e delle implicazioni di quel che vota, quindi seguirà soltanto le indicazioni che prende a riferimento; i leghisti voteranno sì perché lo dice Salvini e a sinistra o al centro si voterà come al solito ciascuno seguendo le indicazioni di questo o di quello, certamente contrastanti fra loro, come del resto anche nell’ultimo referendum costituzionale. – ma vorrei conservare l’abitudine di decidere in modo documentato. quindi, dimenticate quello che ho detto, e vediamo nel merito, se ci riusciamo.”

la Corte Costituzionale ha dunque sostanzialmente detto le stesse cose che dicevo a settembre; ovviamente non decide sul merito, ma soltanto sul significato sostanziale dei referendum proposti.

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ma al vostro blogger non era proibito di scrivere allora e di confermare oggi tutto il male possibile di quella proposta di referendum anche nel merito, continuando a citarmi da quello stesso post:

“primo quesito: Volete Voi che sia abrogata la l. 13 aprile 1988, n. 117 (“Risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati”), nel testo risultante dalle modificazioni e integrazioni ad essa successivamente apportate, limitatamente alle seguenti parti: art. 2, comma 1, limitatamente alle parole “contro lo Stato”; art. 4, comma 2, limitatamente alle parole “contro lo Stato”; art. 6, comma 1, limitatamente alle parole “non può essere chiamato in causa ma”; art. art. 13, rubrica, limitatamente alle parole “per fatti costituenti reato”; art. 16, comma 4, limitatamente alle parole “in sede di rivalsa”; comma 5, limitatamente alle parole “di rivalsa ai sensi dell’articolo 8”?

ovviamente il quesito è incomprensibile, ma, provando a dirla in soldoni, attualmente è lo stato che risponde di un eventuale errore giudiziario commesso dal giudice con dolo o colpa grave e anche il giudice personalmente solo per azioni sue costituenti reato; eliminando le misteriose paroline di sopra, il magistrato risponderebbe personalmente dei danni provocati da un errore e non può più essere chiamato a risponderne personalmente soltanto per fatti costituenti reato, come prevede la legge attuale.

da aggiungere che, secondo la legge attuale, il magistrato è tenuto a corrispondere allo stato il risarcimento che questi ha dovuto prestare a chi è stato condannato ingiustamente, se l’errore è derivato dall’inosservanza di obblighi di sua specifica competenza.

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be’, direte voi e in prima battuta dico anche io, benissimo! il magistrato non può essere un impunito che agisce al di sopra della legge.

ma anche se l’errore è commesso in buona fede? anche, mi verrebbe da dire; ne abbiamo viste e ne vediamo troppe, ed è giusto che il magistrato negligente, prepotente, corrotto paghi per le malefatte che provoca.

e vorrei fare un esempio extra-giudiziario, indicando il Pubblico Ministero del caso della funivia caduta per incredibile negligenza del gestore, che tuttavia ha rilasciato dichiarazioni di fuoco totalmente inappropriate alla dignità di un magistrato, preannunciando accuse gravissime ed esorbitanti, pur nella obiettiva gravità del caso; smentito dal giudice successivo, eppure troverei giusto che già solo per questo risarcisse i danni morali provocati da un comportamento improprio.

eppure, riflettendoci sopra anche solo un momento, non si fa troppa fatica a capire che una legge trasformata in questo modo costituisce un enorme ed ingiusto privilegio a favore dei potenti, cioè soprattutto di chi è potente economicamente: dovendo giudicare un potente, il giudice sarà terribilmente intimidito dal rischio di dover risarcire anche per piccoli e veniali errori, o per comportamenti che verranno presentati come tali, costringendolo personalmente a cause defatiganti e costose in se stesse, per somme enormi, mentre sarà più tranquillo di fronte al minimo risarcimento che sarà dovuto a un poveraccio; in poche parole, ecco una giustizia ancora più di classe.

– insomma, il giudice rischia di dover passare più tempo a rispondere personalmente alle accuse di errori che a giudicare altri. – però questa è l’astuzia di chi inventa questi meccanismi per ingarbugliare le menti degli elettori: trovare qualcosa che sembri chiaro e giusto e che si riveli un imbroglio soltanto riflettendoci su; tanto la maggioranza non lo farà e il pasticcio passa…

è vero che attualmente i giudici godono di fatto spesso di un privilegio assurdo di impunità che è in se stessa anti-giuridica; ma dove si trova la giusta soluzione, allora?

non col caricare al giudice personalmente l’onere del risarcimento, come prevede il referendum, ma stabilendo, con una nuova legge, procedure precise di valutazione degli errori dei giudici e procedimenti disciplinari ben definiti – da affidare ad un organo esterno alla magistratura stessa.

in poche parole, se un giudice commette errori esattamente riconoscibili e gravi, la punizione che gli va attribuita non tanto è il risarcimento in denaro del danneggiato (che deve restare in prima battuta a carico dello stato), ma la sospensione dalla funzione, a termine per le mancanze più lievi, ma definitiva, col passaggio ad altro tipo di impiego pubblico, per i casi più gravi o ripetuti. – ma quanti lo capiranno?”

. . .

in passato la Corte Costituzionale ha mostrato qualche indulgenza verso referendum di questo tipo; è di buon auspicio quel che ha detto il nuovo presidente, e speriamo che sia una svolta definitiva. insomma, un terzo brutto referendum che non verrà a disturbarci: vediamo da domani gli altri, che la Corte ha invece ammesso.

6 commenti

    • come dicevo in un commento ad un altro post, nel frattempo le Camere correggeranno la legge sul Consiglio Superiore della Sanitò, cancellando altri tre referendum autorizzati, e dunque alla fine di referendum su cui votare resterà giusto quello sulla Severino con un altro a fare da contorno.

      e mi pare evidente che il quorum non verrà raggiunto: e sarà la terza bastonata in testa a quello stupidotto di Salvini…

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        • certa l’antipatia della casta politica per questa forma di decisione politica, che tu denunci.

          però vorrei proporti una riflessione ulteriore: possiamo chiamare democrazia diretta la somma di scelte individuali che oggi sono fortemente condizionate, per non dire totalmente, dall’apparato mediatico controllato dal potere economico?

          la vera democrazia diretta si esercita in presenza e in forme assembleari dove possano definirsi forme di volontà collettive.

          la vera democrazia diretta è quella delle assemblee, non quella dei referendum.

          la democrazia assembleare è quella dei consigli della tradizione comunista o delle assemblee del Sessantotto; la cosiddetta democrazia diretta dei referendum è parente stretta dei plebisciti fascisti, dove viene chiamato a votare un popolo indistinto e globale condizionato dalla propaganda…

          scusa se sono al solito piuttosto critico nel mio contributo.

          neppure la vera democrazia diretta delle assemblee va esente da rischi di degenerazione, come abbiamo visto bene nella storia, ma almeno è democrazia un poco più autentica.

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          • Per me le forme vanno bene tutte, non sono per la scelta univoca, ma per l’integrazione degli strumenti. Certo mi fan pensare queste energie impiegate nel volerci sempre meno manifestanti un parere legato alle preferenze sul vivere. Con la definitiva rottura tra deleganti e delegati si realizza un’oligarchia di fatto e, con essa, l’istituto della sudditanza.
            Se le categorie politiche del passato ci possono aiutare a trovare nuove forme di gestione della “cosa pubblica”, ben vengano, anche se ci parlano di Cesare. 🙂

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            • pensa che a me piace tornare ancora più indietro fino a scoprire che alle radici stesse della democrazia stanno due concetti fondamentali:
              l’estrazione a sorte tra i cittadini di alcune cariche
              e l’ostracismo, cioè l’esilio senza colpa, contro il cittadino che si sia messo troppo in vista e rischia di concentrare su di sé un potere personale troppo forte…
              erano considerati concetti base della democrazia 2.500 anni fa in Grecia, dove la democrazia nata.

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