un’altra guerra: quella contro i curdi, ma sotto censura – 154

solo sul sito Bresciaanticapitalista trovo che se ne parli, ma in questi stessi giorni sta facendo la sua guerra, contro i curdi, Erdogan, che per qualche giorno non è stato più sultanodittatore, come Draghi ebbe l’accortezza di chiamarlo, ma il grande amico della pace e il mediatore (fallito) tra Russia e Ucraina.

anche Erdogan sta invadendo un altro paese sovrano, l’Iraq, come Putin, ma con la differenza che Putin almeno è intervenuto anche per porre termine alla guerra intestina della maggioranza ucraina contro la minoranza russa del Donbass, che ha provocato in otto anni 16mila morti; invece Erdogan interviene in un altro stato, per sottomettere un’altra nazionalità, quella curda e toglierle i diritti che ha in Iraq.

ma quanto interessa questa guerra ai nostri media? meno che niente.

dove sono i servizi ossessivi televisi quotidiani? le scene trasmesse coi telefonini? gli inviati speciali e gli esperti di geopolitica?

mica si sprecano per questa guerricciola secondaria…

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negli ultimi mesi la Turchia aveva già occupato del tutto illegalmente una fascia del territorio siriano abitato da curdi, per impedire – ha detto – che venga usata come base per le organizzazioni che conducono sporadiche azioni di guerriglia nelle zone curde della Turchia.

in questi giorni l’offensiva turca è ripresa e si è allargata anche al Kurdistan iracheno.

cito da quel sito: Il 17 aprile lo Stato turco ha lanciato una nuova campagna militare volta ad occupare le aree di Şikefta Birîndara, Kurêjaro (Kurazhar) e Çiyayê Reş nella regione dello Zap nel Kurdistan meridionale.

i turchi stanno utilizzando artiglieria pesante, aerei da guerra, droni ed elicotteri come parte di un’offensiva di terra parallela, realizzata attraverso 147 bombardamenti aerei, per estendere ulteriormente la loro occupazione nelle regioni di Metîna e Avaşîn-Basyan, minacciando l’intera regione autonoma curda.

in parallelo si intensificano gli attacchi aerei turchi nella regione curda della Siria, il Rojava.

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i curdi sono un popolo ben distinto dal popolo turco, che comprende oggi tra 30 e 45 milioni di persone (le cifre sono incerte), in parte emigrate in varie parti del mondo (Istanbul, Germania, Scandinavia).

la loro lingua appartiene al gruppo delle lingue iraniche; è riconosciuta come lingua ufficiale in Iraq e come lingua regionale o minoritaria in Iran ed Armenia; non era riconosciuta dalla Turchia, che li definisce turchi di montagna o turchi orientali; anzi era vietato e pesantemente sanzionato l’uso di tre lettere dell’alfabeto, “q”, “x” e “w” , perché tipiche di questa lingua; solo dal 2013 questo divieto grottesco è stato rimosso e l’insegnamento del curdo ammesso, ma soltanto in scuole private.

la lotta dei curdi per l’indipendenza è più che secolare: inizia dopo la dissoluzione dell’Impero Ottomano, alla fine della prima guerra mondiale; il trattato di Sèvres del 1920 prevedeva la formazione di uno stato curdo, ma il successivo trattato di Losanna del 1923, siglato dopo la guerra vittoriosa della Turchia condotta da Ataturk contro la Grecia, annullò questa concessione e la maggior parte dei curdi continuarono ad essere sudditi dello stato turco.

ma gruppi particolari restarono compresi nei nuovi confini artificiali usciti da queste guerra: in Iraq, in Iran, in Siria e altrove: dei 22,5 milioni di curdi che nel 1991, trent’anni fa, vivevano in Medio Oriente, nelle regioni originarie della loro cultura, il 48% in Turchia (nel 2008 erano quasi un quinto della popolazione, 14 milioni, secondo alcuni dati, ma le loro organizzazioni calcolavano 25 milioni di curdi in Turchia) , il 18% in Iraq, il 24% in Iran e il 4% in Siria; altri sono dispersi in altri stati ancora, ad esempio l’Armenia, l’Azerbaigian o perfino l’Afghanistan.

gli anni seguenti al trattato di Losanna, furono, nei vari stati abitati da minoranze curde, anni di guerriglie, repressioni, deportazioni, torture, stupri; in questa genocidio strisciante si distinse l’Iraq di Saddam Hussein per una repressione violentissima: gli 8mila curdi spariti nel nulla nella città di Arbil nel 1983, i 5mila curdi sterminati da Hussein col gas in due giorni nel 1988 sono solo i due episodi più gravi di anni di violenze inaudite.

solo i curdi armeni erano riconosciuti come minoranza protetta nell’URSS, alla fine della prima guerra mondiale, ma col crollo dello stato sovietico, dopo il 1990, persero i loro diritti nei nuovi stati indipendenti che ne sono nati.

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questi essenziali cenni storici su vicende complicatissime e molto dolorose servono a introdurre un altro rapido accenno alla conquista dell’autonomia per i curdi in Iraq.

la caduta di Hussein nella seconda guerra del Golfo e l’occupazione americana del paese portano nel 2005 ad una nuova costituzione irachena che riconosce l’autonomia di una parte del territorio abitato dai curdi, sotto forma di regione autonoma.

è un territorio di un po’ più di 40mila km quadrati, una volta e mezza la Lombardia, e con 5 milioni di abitanti: sono quattro governatorati.

dopo queste concessioni, i curdi sono stati i protagonisti in loco della lotta contro il califfato islamico dell’ISIS e questo ha rafforzato in un primo momento la loro forza contrattuale; nel 2017 il 93% della popolazione ha votato in un referendum per la totale indipendenza dall’Iraq.

ma l’Iraq stesso, la Turchia, gli Stati Uniti e l’Iran si sono rifiutati di riconoscerlo; solo Israele ha appoggiato l’indipendenza curda, evidentemente contando sulla destabilizzazione che avrebbe provocato negli altri regimi.

ma il sostengo alla lotta dei curdi per l’indipendenza, pur nella confusione che caratterizza i diversi movimenti politici curdi, non può dipendere dalla simpatie o antipatie per chi li apoggia strumentalmente.

il principio dell’autodeterminazione dovrebbe essere universale.

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ma allora sanzioneremo la Turchia per queste azioni contrarie al diritto internazionale?

la sottoporremo ad embargo e bloccheremo le importazioni da quel paese?

stiamo per mandare aiuti all’eroica resistenza curda?

me lo aspetto: Draghi non ha definito dittatore Erdogan? (anche se poi vince le elezioni, come Putin, e una maggioranza di turchi lo appoggia, soprattutto quelli che vivono nelle campagne…).

ma, un momento, la Turchia fa parte della NATO, è nostra alleata; magari riusciamo a portarla dalla nostra parte, a contrastare la Russia: proviamo a lascarle fare quello che vuole dei curdi, anche di quelli che vivono fuori dei suoi confini.

forse ce ne sarà grata.

e, quindi, perché parlare di questa vergogna che si chiama complicità?

vorrete mica passare per filo-russi se osservate sconsolati la politica spudorata dei due pesi e delle due misure e la propaganda bellicista scatenata.

Un commento

  1. Eh, c’è guerra e guerra. Difendere i Curdi significa accettare principi egualitari, laici, vuol dire ammettere che la democrazia può nascere per legittimo convincimento di un popolo, vuol dire che, talora, può essere importata e non esportata, significa, in altre parole, rinnegare il bellicismo ottuso d’Occidente.

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