L’Annuncio del Nuovo Regno: Introduzione. 4. l’ascesa di Erode dopo la morte di Cesare 44-42 a.C. – 191

nella descrizione dell’incredibile caos e dell’ondata di violenze che seguirono, anche in Palestina, all’omicidio di Cesare, di nuovo Giuseppe Flavio ci presenta due versioni, una relativamente più sintetica, e per questo anche più facilmente comprensibile, nella sua prima opera, La guerra giudaica, ed una molto più ampia ed anche dispersiva nella seconda, le Antichità Giudaiche.

qui, peraltro, il punto di vista generale cambia, ispirato al tentativo di dimostrare i radicati buoni rapporti tra ebrei e impero romano (impresa quasi impossibile), ma anche alla volontà di documentare il particolare trattamento riservato al popolo ebraico al momento stesso della nascita dell’impero.

l’uccisione di Cesare rappresentò anche il tentativo della parte conservatrice della classe dirigente romana, che l’organizzò, di cancellare la sua particolare politica verso gli ebrei, fondata sul dialogo: ecco Cassio, uno degli degli organizzatori della congiura, che impone tributi pesanti agli ebrei con la forza delle minacce.

ma ben presto anche lui si trova nella necessità di dialogare col mondo ebraico, e individua il suo interlocutore ideale in Erode, il figlio minore di Erode Antipatro, al quale affida il controllo della Siria e giunge anzi a promettere il regno della Giudea alla fine della guerra civile.

intanto Erode consolida la propria posizione sposando Mariamne, che aveva avuto come nonno Aristobulo, il fratello di Giovanni Ircano II, e in questo modo si imparenta con la dinastia regnante (o quasi) degli Asmonei.

assistiamo dunque alla progressiva ascesa al potere dell’abile Erode.

ma questa avviene all’interno di ferocissime lotte interne all’élite ebraica, che non hanno nulla da invidiare a quelle che avvenivano contemporaneamente a Roma.

vittime di questa saga di sangue sono nell’ordine Erode Antipatro, avvelenato da Malico, una figura che Giuseppe Flavio mantiene nell’ombra, accennando soltanto al fatto che era un suo parente e che gli era ostile; dal resto si può intuire che la causa di questa ostilità fosse appunto nel buon rapporto con i romani stabilito da Antipatro e dai suoi due figli ed anche che per questo Malico avesse anche un discreto appoggio popolare.

ma poi tocca a Malico cadere, assassinato da sicari di Cassio, in un’azione peraltro preparata da Erode.

successivamente Erode sopprime anche un certo Elice, ma soprattutto Antigono, il figlio di quell’Aristobulo, che era stato ribelle contro il fratello maggiore Giovanni Ircano II, che Pompeo aveva catturato e che era stato ucciso a Roma nel 49 a.C.

una volta sconfitto Cassio a Filippi nel 42 a.C, Antonio in particolare si pone come continuatore della politica di Cesare e in questo contesto continuano ad appoggiare Erode.

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La guerra giudaica, Libro I

[anno 44 a.C.] 218 – 11, 1. In questo tempo fra i romani divampò la grande guerra, avendo Cassio e Bruto ucciso a tradimento Cesare dopo che questi aveva tenuto il potere per tre anni e sette mesi. All’uccisione tenne dietro un generale rivolgimento, ed essendo i capi divisi, ognuno nella speranza di fare il suo profitto sceglieva la parte che riteneva vantaggiosa; intanto Cassio [uno degli assassini di Cesare] arrivò in Siria per rilevare le forze che combattevano intorno ad Apamea. 219 Ivi egli riconciliò con Basso [il pompeiano che aveva ucciso Cassio Cesare] sia Murco [che era stato mandato da Cesare per combattere Basso] sia le legioni ostili [a Cassio], liberò dall’assedio Apamea [dove stava asserragliato Basso] e, messosi a capo dell’esercito, andava in giro per le città imponendo tributi e costringendole a versare somme superiori alle loro possibilità. 220 – 11, 2. Fu imposto anche ai giudei di contribuire con settecento talenti, e [Erode] Antipatro ebbe timore delle minacce di Cassio e, per far presto, suddivise il compito di raccogliere il denaro tra i figli e anche tra alcuni altri familiari, e uno di questi era un certo Malico, a lui ostile, tanta era l’urgenza del caso.
221 Il primo a blandire Cassio fu Erode, che portò dalla Galilea la sua parte, cento talenti, e perciò fu tenuto fra gli amici più considerati. Contro gli altri invece Cassio si adirò per la lentezza, e si sfogò direttamente sulle città. 222 Dopo aver preso Gofna, Emmaus e altre due città di minor conto, giunse al punto che voleva uccidere Malico perché non si era affrettato a raccogliere il denaro, ma
[Erode] Antipatro stornò la rovina di lui e delle altre città con l’immediata consegna a Cassio di cento talenti.

[anno 43 a.C.] 223 – 11, 3. Ma, quando Cassio si fu ritirato, Malico non serbò gratitudine ad Antipatro, ma ordì un complotto contro colui che tante volte l’aveva salvato, volendo togliere di mezzo chi lo ostacolava nelle sue malefatte; Antipatro, temendo la forza e l’astuzia di lui, attraversò il Giordano per raccogliere un esercito e difendersi dalle insidie. 224 Malico, sebbene scoperto, riuscì con la sua sfrontatezza ad attirarsi le simpatie dei figli di [Eroe] Antipatro; e dopo aver blandito con molte argomentazioni e giuramenti Fasaele, il governatore di Gerusalemme, ed Erode, il responsabile degli affari militari, li convinse a farsi pacieri tra lui e il loro padre. Più tardi, ancora una volta Malico fu salvato da Antipatro, il quale intercesse presso Murco, allora governatore della Siria, che voleva mandarlo a morte per le sue mene rivoluzionarie.
225 – 11, 4. Scoppiata poi la guerra di Cesare il giovane
[Ottaviano] e di Antonio contro Cassio e Bruto, Cassio e Murco raccolsero un esercito in Siria, e poiché fu chiaro che Erode avrebbe avuto nella situazione una parte di rilievo, gli affidarono per il momento un incarico di sorveglianza su tutta la Siria dandogli un corpo di fanti e cavalieri, e Cassio gli promise che, dopo la fine della guerra, lo avrebbe nominato anche re della Giudea. 226 Ma per [Erode] Antipatro la potenza del figlio e le sue prospettive per il futuro furono causa di morte. Infatti Malico, intimorito da tutto ciò, corruppe con denaro uno dei coppieri reali perché propinasse un veleno ad Antipatro, e questi perì in un banchetto vittima dell’iniquità di Malico, dopo essersi dimostrato assai abile nella condotta degli affari e aver riconquistato e serbato il potere per Ircano.
227 – 11, 5. Malico, poiché il popolo era infuriato contro di lui perché lo sospettava dell’avvelenamento, lo calmò negando la sua colpa, e nello stesso tempo rafforzò la sua posizione raccogliendo milizie; infatti capiva che non se ne sarebbe stato quieto Erode, il quale ben presto fece la sua apparizione alla testa di un esercito per vendicare il padre. 228 Ma il fratello Fasaele gli consigliò di non attaccarlo apertamente, per evitare disordini fra il popolo, ed Erode per il momento accettò le spiegazioni di Malico, dichiarò di non nutrire più alcun sospetto verso di lui e celebrò con grande solennità le esequie del padre. 229 – 11, 6. Raggiunta poi Samaria, che era in preda a disordini, riportò la pace nella città; poi alla testa dell’esercito ritornò a Gerusalemme, dove si celebrava una festa. Ircano, spinto da Malico che temeva l’arrivo di Erode, gli mandò a dire che gli vietava di introdurre stranieri fra i connazionali durante il tempo della loro purificazione. Ma Erode, disprezzando il pretesto e chi aveva intimato l’ordine, entrò di notte in Gerusalemme. 230 Malico, recatosi da lui, di nuovo espresse il suo dolore per la morte di Antipatro, ed Erode gli rispose raffrenando a fatica lo sdegno, ma poi scrisse a Cassio, che già per altre ragioni non poteva soffrire Malico, lamentando l’assassinio di suo padre. Quello gli rispose di punire l’uccisore del padre, e diede ordine ai suoi tribuni di aiutare Erode in quest’opera di giustizia. 231 – 11, 7. E allorché Cassio prese Laodicea, e da ogni parte i potenti vennero a lui portandogli doni e corone, Erode scelse quello come il momento opportuno per la vendetta; Malico però ebbe qualche sospetto e, arrivato a Tiro, decise di portar via nascostamente il figlio che stava in ostaggio presso i Tiri, e si apparecchiò a fuggire in Giudea. 232 La disperazione per la salvezza lo spinse anzi a tentare cose più grandi; infatti accarezzò il progetto di far sollevare il popolo contro i romani, mentre Cassio era impegnato nella guerra contro Antonio, e di riuscire agevolmente a diventare re mettendo da parte Ircano. 233 – 11, 8. Ma il destino irrise alle sue speranze. Erode, prevedendo le sue macchinazioni, lo invitò a pranzo insieme con Ircano; inviò poi uno dei suoi servi apparentemente per i preparativi del banchetto, ma in realtà per avvisare i tribuni di uscire per l’imboscata. 234 Quelli, ricordandosi l’ordine di Cassio, uscirono armati sulla spiaggia antistante la città, dove circondarono Malico e lo trafissero con molti colpi. Ircano li per li cadde svenuto per lo spavento; poi, riavutosi a stento, chiese a Erode chi avesse fatto uccidere Malico. Uno dei tribuni rispose: 235 – “L’ordine di Cassio”, e Ircano riprese: “Allora Cassio salva me e la patria, togliendo di mezzo uno che c’insidiava entrambi”. Non è chiaro se Ircano in tal modo approvasse il fatto con animo sincero oppure per timore. Ma così Erode si vendicò di Malico.

236 – 12, 1. Dopo che Cassio si ritirò dalla Siria, in Gerusalemme scoppiarono nuovi disordini perché un tale Elice alla testa di un esercito si sollevò contro Fasaele, volendo vendicarsi sul fratello della colpa commessa da Erode contro Malico. Erode si trovava allora a Damasco presso il comandante Fabio e, sebbene volesse accorrere in aiuto, ne era trattenuto da una malattia. 237 Ma Fasaele riuscì da solo ad avere ragione di Elice, e rimproverò Ircano per l’ingratitudine dimostrata nell’aiutare Elice, e poi anche perché tollerava che il fratello di Malico s’impadronisse delle fortezze; davvero molte ne aveva prese, fra cui Masada, la più guarnita di tutte. 238 – 12, 2. Ma nulla egli poté contro la forza di Erode, che appena guarito recuperò tutte le fortezze, e lo lasciò uscire da Masada accogliendo le sue suppliche. [Erode] scacciò anche dalla Galilea Marione, il tiranno di Tiro, che già s’era impadronito di tre fortezze, e risparmiò tutti i Tiri fatti prigionieri; alcuni anzi li rimandò in patria con doni, procurando a sé il favore della città e odio per il tiranno.
239 Marione aveva ricevuta l’investitura da Cassio – che aveva distribuita tutta la Siria fra tanti disastri – e per odio contro Erode fece ritornare dall’esilio Antigono figlio di Aristobulo, spinto a ciò soprattutto da Fabio, di cui Antigono aveva comprato l’appoggio per poter tornare. Chi teneva i fili di tutta l’azione a sostegno di Antigono era suo cognato Tolemeo. 240 – 12, 3. Contro costoro Erode prese posizione sulle strade di accesso alla Giudea, li vinse in battaglia, respinse Antigono e ritornò in Gerusalemme accolto con favore da tutti per il successo; infatti quelli che una volta gli erano avversi allora lo guardavano con simpatia a causa dei vincoli di parentela stretti con Ircano. 241 Prima egli aveva preso in moglie una giudea di condizione non ignobile, di nome Doris, da cui aveva avuto il figlio Antipatro; allora poi si fidanzò con Mariamme, figlia di Alessandro figlio di Aristobulo, nipote quindi di Ircano, e diventò parente del re.
[anno 42 a.C.] 242 – 12, 4. Quando, dopo aver ucciso Cassio a Filippi, Cesare [Ottaviano] si ritirò in Italia e Antonio in Asia, fra le altre ambascerie che raggiunsero Antonio in Bitinia arrivarono anche i notabili dei giudei ad accusare Fasaele ed Erode di essersi impadroniti con la violenza del potere, mentre a Ircano era rimasto solo l’onore del titolo. Ma sopraggiunse Erode e, dopo aver blandito Antonio con non poco denaro, lo dispose in modo da non concedere nemmeno udienza ai suoi avversari. E costoro furono per allora così licenziati. 243 – 12, 5. Più tardi i più ragguardevoli fra i giudei, in numero di cento, raggiunsero a Dafne presso Antiochia Antonio, che già era stato irretito dai vezzi di Cleopatra; essi fecero parlare i più eminenti fra loro per eloquenza e dignità, e accusarono i due fratelli. In difesa parlò Messala, appoggiato da Ircano a motivo della parentela. 244 E Antonio, udite le due parti, domandò a Ircano chi era più adatto a governare. Costui indicò Erode e i suoi, e Antonio se ne rallegrò – poiché era a loro legato con vincoli d’ospitalità fin dal tempo del loro padre [Erode] Antipatro ed era stato accolto con ogni riguardo da lui, quando era entrato in Giudea al seguito di Gabinio – e nominò i fratelli tetrarchi assegnando loro il governo di tutta la Giudea. 245 – 12, 6. Ma gli ambasciatori espressero la loro contrarietà, e allora Antonio ne fece arrestare e gettare in prigione una quindicina, con l’intenzione anche di mandarli a morte; gli altri li scacciò coprendoli di contumelie.
Allora a Gerusalemme scoppiarono disordini ancora più gravi, e fu inviata un’ambasceria di mille uomini a Tiro, dove Antonio aveva fatto sosta nel suo viaggio verso Gerusalemme. Contro costoro, che elevavano rumorose proteste, Antonio inviò il governatore dei Tiri con l’ordine di punire chi avesse preso e di consolidare il potere dei tetrarchi da lui nominati. 246 – 12, 7. Ma prima che questi ordini fossero eseguiti arrivò sulla spiaggia Erode con Ircano ad esortarli di non volere, con la loro insensata avversione, causare rovina a loro stessi e guerra alla patria. Poiché quelli s’infuriavano ancora di più, Antonio fece uscire i suoi soldati, e molti furono gli uccisi e i feriti; di questi per volere d’Ircano i morti ebbero sepoltura e i feriti assistenza. 247 Ma nemmeno così se ne stavano tranquilli gli scampati, e mettendo in subbuglio la città esasperarono Antonio al punto che mandò a morte tutti i prigionieri.

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Antichità GiudaicheLibro XIV

[anno 44 a.C.] 268 – XI, I. – Intorno allo stesso periodo, esplosero turbolenze gravi, in Siria per la seguente motivazione. Cecilio Basso, simpatizzante di Pompeo, ordì un complotto contro Sesto Cesare: lo uccise, si impossessò dell’esercito e si proclamò padrone della regione; iniziò così un’aspra guerra presso Apamea poiché i generali di Cesare marciarono contro di lui con forze di fanteria e cavalleria. 269 Anche [Erode] Antipatro mandò loro rinforzi con i suoi figli, memore dei benefici ricevuti da Cesare e per questo giudicò giusto vendicare Sesto ed esigere soddisfazione del suo assassinio. 270 Prolungandosi la guerra, da Roma venne Marco per prendere il comando di Sesto e Cesare intanto era ucciso nel Senato da Cassio e Bruto dopo avere tenuto il potere per tre anni e sei mesi. Questo però è narrato altrove. 271 – 2. Allo scoppio della guerra che seguì alla morte di Cesare e alla dispersione di tutti i personaggi autorevoli in diversi quartieri per fare la leva di truppe, Cassio venne in Siria per assumere il comando dell’esercito nei pressi di Apamea. 272 E dopo avere sciolto l’assedio, egli attirò dalla sua parte sia Basso che Marco; disceso poi per le città, raccolse da esse armi e soldati, e impose pesanti tributi. Peggiore di tutti fu il trattamento riservato alla Giudea, dalla quale esigette settecento talenti d’argento.

273 [Erode] Antipatro, constatato che gli affari erano in uno spaventoso disordine, divise l’incarico della riscossione a più persone e ne diede la cura ai suoi due figli, ordinando che una parte fosse raccolta da Malico, che gli era ostile, e il resto da altri. 274 Erode che era il primo a riscuotere dalla Galilea la somma che gli avevano imposto, divenne particolarmente amico di Cassio; perché rite­neva opportuno, da uomo accorto, coltivare fin d’allora i Romani e guadagnarsene la benevolenza a spese altrui. 275 Ma gli ufficiali delle altre città, fino all’ultimo, erano venduti come schiavi; e in quel tempo Cassio ridusse alla servitù quattro città, le più importanti delle quali erano Gofna ed Emmaus, le altre Lidda e Tamna. 276 Tanta fu la rabbia covata da Cassio, che avrebbe fatto fuori Malico – e già si era mosso contro di lui – se per mezzo di [Erode] Antipatro, Ircano non ne avesse frenato la collera, mandandogli cento talenti della sua personale fortuna e arre­stando così la sua mossa ostile.

277 – 3. Ma allorché Cassio lasciò la Giudea, Malico cospirò contro Antipatro, pensando che dalla sua morte dipendesse la sicurezza del governo di Ircano. Tali piani, però, non restarono ignoti ad Antipatro, il quale, appena ne venne a conoscenza, passò il Giordano, radunò un esercito di Arabi e di nativi. 278 Malico, da uomo scaltro qual era, negò il complotto e si difese, sotto giuramento, davanti a lui e ai suoi figli, dicendo con Fasaele che difendeva Gerusalemme ed Erode, custode delle armi, non avrebbe accarezzato una simile idea, vedendo che sarebbe stata impossibile; e così si riconciliò con Antipatro, 279 e giunsero a un accordo all’epoca in cui Marco era governatore della Siria, il quale – saputo che Malico stava attizzando una rivolta nella Giudea, era sul punto di ucciderlo, se non fosse intervenuto Antipatro a salvargli la vita.

[anno 43 a.C.] 280 – 4. Ora avvenne che [Erode] Antipatro, salvando la vita di Malico, involontariamente salvò il proprio assassino. Cassio e Murco, infatti, raccolsero un esercito e ne affidarono interamente la cura a Erode, e lo costituirono governatore della Celesiria, gli diedero navi e una forza di cavalleria e di fanteria, e promettendogli di nominarlo re della Giudea, non appena sarebbe finita la guerra, proprio allora iniziata, tra Antonio e il giovane Cesare [cioè Ottaviano]. 281 Così Malico si trovò atterrito più che mai dalla potenza di Antipatro, cercò di farlo fuori e con denaro convinse il coppiere di Ircano, in casa del quale si sarebbero trattenuti, a uccidere l’uomo avvelenandolo; e avendo con sé dei soldati, restituì l’ordine nella città. 282 Ma Erode e Fasaele, venuti a conoscenza della congiura contro il loro padre, erano irritati, Malico nuovamente negò di avere avuto qualsiasi parte in essa e affermò di non avere alcuna conoscenza dell’assassino. 283 In tal modo morì [Erode] Antipatro, uomo distinto che per pietà e giustizia e devozione verso la patria non aveva uguale.

Uno dei suoi figli, Erode, decise subito di vendicare suo padre, guidando il suo esercito contro Malico; ma Fasaele, maggiore d’età, giudicò che era meglio prendere il loro uomo con l’inganno affinché non si pensasse che stavano iniziando una guerra civile. 284 Egli, dunque, accettò le discolpe di Malico che pretendeva di non avere commesso alcun atto criminale in connessione alla morte di Antipatro; e intanto pensò ai funerali del proprio padre. Quanto a Erode, egli andò in Samaria, la trovò in condizione pietosa, riparò i danni, compose le querele tra il popolo. 285 – 5. Dopo non molto tempo, allorché a Gerusalemme ebbe luogo una festa, egli venne in città con i suoi soldati, e Malico impaurito cercò di convincere Ircano a non permettergli di entrare. Ircano si lasciò convincere e per lasciarlo fuori, gli addusse il pretesto che non era conveniente introdurre una folla di stranieri quando il popolo si trovava in stato di purità rituale. 286 Ma Erode prestò poca attenzione ai suoi legati ed entrò in città di notte, con spavento di Malico il quale però non eliminò la propria finzione di innocenza, ché anzi piangeva Antipatro e ostentatamente si lamentava della sua memoria come di quella di un amico; ciononostante, in segreto, si era assicurato una guardia del corpo. 287 Però Erode e i suoi amici giudicarono che il meglio fosse non smascherare la sua simulazione; al contrario, contrac­cambiavano Malico con maniere cortesi per non destare sospetti. 288 – 6. Intanto Erode scrisse a Cassio sulla morte del padre, e [Cassio], sapendo che genere di uomo era Malico, gli rispose che doveva vendicare suo padre, e segretamente inviò ordini ai tribuni militari di Tiro di assistere Erode nel suo piano di fare giustizia.

294 – 7. Quando Cassio lasciò la Siria, nella Giudea sorsero disor­dini, perché Felice, che era stato lasciato a Gerusalemme con l’esercito, si spinse contro Fasaele, e tutto il popolo era in armi. 295 Erode intanto era andato da Fabio, governatore a Damasco, e sebbene volesse correre a fianco di suo fratello, ne fu impedito da un’infermità. Finalmente Fasaele riuscì vittorioso con le proprie forze contro Felice e lo rinchiuse in una torre; in seguito, però, lo lasciò andare libero per una tregua; [Fasaele] si lamentò con Ircano che trattava con i suoi nemici, nonostante i benefici da lui ricevuti. 296 Perché il fratello di Malico, dopo avere suscitato una rivolta, si era impadronito di un buon numero di fortezze, compresa Masada la più agguerrita di tutte, appena riavutosi dall’infermità, Erode andò contro di lui, gli tolse tutte le fortezze che teneva; dopo lo lasciò andare libero per una tregua. 297 – XII, I. – Ora Antigono, figlio di Aristobulo, che aveva arruo­lato un esercito e cercava, con denaro, il favore di Fabio, fu ricondotto nella sua terra da Tolomeo, figlio di Menneo, perché suo parente; egli era aiutato anche da Marione, che era stato lasciato come tiranno di Tiro da Cassio, il quale nell’intento di occupare la Siria, la teneva suddivisa tra più tiranni. 298 Perciò Marione invase anche la Galilea che si trova ai suoi confini, e occupò tre fortezze, nelle quali pose delle guarnigioni. Mandò contro di lui Erode e gli tolse tutti quei luoghi, ma gli lasciò, prudentemente, la guarnigione dei Tirii e diede, anzi, dei doni ad alcuni di essi come segno di benevolenza verso la loro città. 299 Dopo queste vicende andò incontro ad Antigono, lo affrontò in battaglia, gli procurò una disfatta, e lo allontanò dalla Giudea ancora prima che avesse tempo di oltrepassare i suoi confini. E quando giunse a Gerusalemme, Ircano e il popolo cinsero di corone il suo capo. 300 Erode era già imparentato con un accordo di matrimonio con la famiglia di Ircano, per tale motivo fu molto premuroso verso di lui: era, infatti, in procinto di sposare la figlia di Alessan­dro, figlio di Aristobulo e pronipote di Ircano, per cui sarebbe diventato padre di tre figli e due figlie. In precedenza aveva sposato una donna plebea della sua nazione di nome Doris, dalla quale ebbe il figlio primogenito, Antipatro.

[anno 42 a.C.] 301 – 2. Intanto Cassio fu sconfitto da Antonio e da Cesare [Ottaviano] presso Filippi, come altri hanno riferito. Dopo la loro vittoria, Cesare partì per l’Italia e Antonio si volse all’Asia, e allorché arrivò in Bitinia gli andarono incontro ambascerie di ogni nazione. 302 Erano presenti anche i principali Giudei, che addussero accuse contro Fasaele e contro Erode, perché loro avevano tutto il potere, mentre a Ircano non restava che l’apparenza della sovranità. 303 Ma Erode, che da Antonio era tenuto in grande onore, era andato per discolparsi dalle accuse, e così i suoi avversari non ebbero neppure la fortuna di parlare, perché Erode aveva ottenuto tale favore da Antonio col denaro. 304 Quando Antonio arrivò a Efeso, il sommo sacerdote Ircano e la nostra nazione gli inviarono un’ambasciata con una corona d’oro e la domanda di volere scrivere una lettera ai governatori della provincia affinché liberassero i Giudei che erano stati fatti prigionieri da Cassio in violazione delle leggi di guerra e di restituire loro il territorio del quale erano stati privati all’epoca di Cassio. 305 Ad Antonio parvero ragionevoli le richieste dei Giudei, e così scrisse immediatamente a Ircano e ai Giudei. Inviò pure agli abitanti di Tiro un decreto per ottenere lo stesso risultato. […]

qui Giuseppe Flavio riporta questo e altri decreti dello stesso tipo.

324 XIII, I. Poi, quando Antonio si recò in Siria, Cleopatra andò a incontrarlo in Cilicia, e lo fece schiavo d’amore. E ancora una volta, un centinaio di Giudei molto influenti, preceduti dai più abili dicitori, si recarono da lui per accusare Erode e i suoi amici. 325 Ma Messala parlò contro di loro, in favore dei giovani, sostenuto dalla presenza di Ircano che era già diventato loro congiunto a motivo del matrimonio. Antonio sentì le due parti a Dafne e domandò a Ircano quali dei due capi governasse meglio la nazione, ed egli rispose: 326 “Erode e il suo popolo”; perciò Antonio, già ben disposto verso di loro per l’ospitale amicizia che aveva con il loro padre fin da quando era con Gabinio, li nominò tutti e due, Erode e Fasaele, tetrarchi, e affidò loro il governo dei Giudei; egli stesso scrisse lettere, e fece mettere in catene quindici dei loro avversari; stava già per ucciderli, ma poi salvò loro la vita per intercessione di Erode. 327 – 2. Ma neppure quando tornarono dall’ambasciata, non si chetarono, bensì un migliaio si incontrò nuovamente con Antonio a Tiro ove lui aveva deciso di recarsi. Antonio, già prevenuto da Erode e da suo fratello, diede ordine al magistrato locale di punire i legati dei Giudei, aspiranti a una rivoluzione, e di rafforzare il potere di Erode. 328 Tosto Erode si recò da loro, e con lui c’era anche Ircano; avevano, infatti, preso posto lungo la spiaggia fuori dalla città, e li spinse ad andare via, dicendo che avrebbero corso un grande rischio qualora fossero venuti a una contesa. 329 Quelli però non ascoltarono l’avvertimento; all’istante irrup­pero su di loro i Romani i quali ne uccisero alcuni con i pugnali; altri, la maggioranza, furono feriti, i restanti fuggirono a casa loro ove rimasero, senza muoversi, in preda alla paura. Intanto il popolo gridava contro Erode; e Antonio, sdegnato, uccise quanti erano stati catturati prigionieri.

. . .

troverei molto appropriato se mi si chiedesse, a questo punto, se è veramente utile un’analisi storica così dettagliata della situazione in Palestina qualche decennio prima dell’azione svolta da Jeshuu, per comprenderne la sua figura.

non mi limiterò a richiamare l’importanza di avere a disposizione un quadro realistico e più obiettivo delle leggende cristiane, la cui inconsistenza storica emerge da una simile descrizione più chiaramente e quasi di per sé stessa.

il quadro delle inaudite violenze, che i membri dell’élite esercitavano non solo gli uni contro gli altri, ma anche contro la popolazione in generale, rende evidente la motivazione storica della nascita di una nuova morale fondata sul rifiuto della violenza e del sangue.

è questa la radice più solida della successiva affermazione del cristianesimo: un rigetto dell’imperialismo massacratore dei romani e l’aspirazione ad un mondo di valori radicalmente nuovo, fondato sulla legge del perdono e del rifiuto della vendetta.

solo dalla storia autentica e ben documentata di quel periodo le ragioni del successo cristiano emergono con la forza semplice di un bisogno assoluto di pace e di una nuova morale.

Nietsche definì questa una morale da schiavi, ed aveva ragione, ma con colse le ragioni storiche che diedero la sua forza straordinaria a questa morale della rinuncia e del rifiuto di contrapporre la vendetta ai torti subiti.

gli schiavi, abituati a non reagire e a subire, davvero trasformarono la prassi necessaria delle loro vite schiacciate dal potere padronale in una nuova regola di comportamento universale.

e i primi documenti cristiani, come le lettere attribuite ai diversi apostoli, confermano questa nuova morale del porgere l’altra guancia.

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