Mi son alpin, me piase ‘l vin – 190

forse non è una novità in assoluto: il mio pensiero ha sempre avuto dei tratti di originalità ed anti-conformismo così spiccati da essere considerati quasi bizzarria e quindi non è stato preso troppo sul serio, salvo che in momenti particolari, in cui si rivelava, casualmente, terribilmente azzeccato.

forse invece questo problema si sta accentuando via via che mi vado avvicinando agli ottant’anni anni, cosa che è oramai di per se stessa quasi una bestemmia, a pensare che non ho ritirato in barca i remi del libero pensiero e continuo a dire la mia, usando però categorie sempre più datate e via via più impossibilitate a lasciarsi condividere.

sia come sia, questo sta portando ad una fastidiosa percezione della inutilità di un predicare al vento, come sbattessi contro un muro di incomprensibilità sempre più soffice, ma insuperabile, e cresce la tentazione di anticipare il silenzio fisiologico che non può essere troppo lontano.

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ma ecco subito un esempio, a proposito della polemica che trovo totalmente fasulla sulle molestie degli alpini, parte sicuramente vere, parte sicuramente presunte.

io parto da una osservazione di una banalità sconcertante: che queste molestie esistono da decenni e quindi varrebbe la pena di interrogarsi perché se ne parla tanto adesso.

Mi Son Alpin

Mi son Alpin
me piase ‘l vin,
tengo l’innamorata
in fondo al quartier.
Vicino al quartier
vicino alla caserma
tengo una bella serva
per fare all’amor.

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non è mica inventata oggi questa canzone; esprime forse un modello di mascolinità tossica del quale dobbiamo indignarci e che dobbiamo additare al pubblico disprezzo?

non lo so: esprime sicuramente un’idea di sessualità (maschile) abbastanza semplificata, per non dire biologica: la sessualità come bisogno fisico.

siamo così sicuri che sia sbagliata, anzi esecrabile?

io direi di no. io direi di andarci cauti, per non considerare una bella fetta di umanità fatta di esseri rozzi ed inferiori, e direi soprattutto che nessuno è autorizzato a disprezzare modi di vivere la sessualità diversi dal suo.

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quello che trovo invece davvero discutibile in questo testo e nella mentalità che esprime è l’abbinamento tra presunto erotismo ed alcoolismo.

lo trovo discutibile non per astratti motivi moralistici, che ho appena negato, ma proprio perché l’alcoolismo così esaltato come premessa dell’erotismo, invece lo distrugge fisiologicamente, portando all’impotenza virile.

venire in queste valli di alpini per verificare il segreto taciuto dell’alpino a cui piace troppo il vino, forse perché ne ha bisogno per superare i vincoli del suo moralismo sessuale.

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ma torno allora alla domanda su perché si sente il bisogno proprio oggi di parlare di questi episodi che avvengono da decenni.

le risposte possibili sono due:

la prima è perché stiano vivendo un’ondata reazionaria sessuofobica in generale e perché si fa strada di nuovo un moralismo di presunta sinistra dall’ascendenza vagamente marxista-leninista, cioè stalinista.

un vecchio sessantottino non pentito ritorna dunque col pensiero ai tempi di mezzo secolo fa e più, della lotta per la liberazione sessuale e al concetto reichiano che la repressione sessuale e la pretesa di porre limitazioni alle manifestazioni dell’erotismo sono la base di ogni forma di controllo sugli esseri umani.

dunque appartengono alle manifestazioni da contrastare per garantire i processi di liberazione, che partono sempre dalla libertà di disporre del proprio corpo e dei suoi desideri.

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la seconda interpretazione possibile è più contingente e non esclude la prima, ma sottolinea come campagne di criminalizzazione “da sinistra” di interi gruppi sociali sono lo strumento più facile per spostare a destra l’opinione pubblica, portandola a dividersi su motivi di scontro ampiamente inventati,

le elezioni politiche si avvicinano e basta far credere che la sinistra criminalizza alcuni milioni di alpini per spostarne il voto a destra.

mi verrebbe da dire: elementare, Watson, ma non c’è nessun Watson a darmi ragione.

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eccomi a discuterne col caro amico gaberricci, ma con l’acuta insoddisfazione di non riuscire a farmi capire, che peraltro credo condivisa specularmente anche da lui nei miei riguardi.

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“un’osservazione banale sull’idea tossica di mascolinità, che ovviamente aborro anche io.
evidentemente non è diffusa soltanto tra i maschi, come vorrebbe una vulgata grossolanamente acritica, altrimenti si sarebbe estinta da sé.
vi è sicuramente una parte del mondo femminile che la apprezza egualmente – non saprei dire quanto consistente, anche se non credo maggioritaria.
quindi, prendiamone atto ed evitiamo i giudizi moralistici: se la cantino e se la godano fra loro, gli uomini e le donne che la condividono.

quanto alle fanciulle che vanno alle sfilate degli alpini, per poi lamentarsene, non dovrebbe essere un sacrificio eccessivo starsene da qualche altra parte per quelle poche ore; andare tra gli avvinazzati, per poi fare scandalo di qualche complimento pesante, mi pare abbastanza puerile.

ultimo punto: a una molestia verbale si risponde verbalmente e senza andare in questura, salvo casi di vera e propria particolare gravità.
la donna che invoca la tutela della legge per qualche “bella figa” che le viene tirato dietro (deplorevole!), fa la figura di chi non è capace di rispondere per le rime, semplicemente, se questo tipo di complimento non è gradito (e non faccio fatica a pensare che non lo sia).
e che dire dei fischi di ammirazione ridotti a molestia pure loro? stiamo diventando tutti talebani, e mi incuriosisce il gioco della criminalizzazione degli istinti.

quanto alla polemica attuale, stiamo entrano oramai in fase pre-elettorale e sono campagne come queste che spostato a destra fette importati di elettorato, dato che mettono sotto accusa il fanatismo anti-sessista della sinistra e non la grossolanità degli alpini, come sembra.
gli alpini rappresentano alcuni milioni di elettori e si comincia a condizionarli col pensiero che la sinistra è contro di loro e soltanto la destra li difende.
sono gli alpini di oggi, non quelli delle guerre lontane.

(sono figlio di un ufficiale di quella variante degli alpini che è l’artiglieria da montagna, caserma di Merano; settant’anni fa le cose erano già così, solo la suscettibilità è cambiata.
mio padre venne accusato da una vicina di averla molestata; non ci fu un processo, ma un’indagine interna, e si scoprì che nei giorni in cui sarebbe avvenuto il fattaccio, mio padre era in ferie con tutti noi da sua madre in Veneto; rischiò grosso lo stesso, e fu fortunato che riuscì a smontare l’accusa (poi non era certo uno stinco di santo…).
la donna che lo accusò era abbastanza squinternata e un paio d’anni dopo si suicidò buttandosi dalla finestra del terzo piano, ma aspettando che mia madre si affacciasse, in modo da morire proprio sotto i suoi occhi.
forse questi momenti di storia familiare mi impediscono di parlare con serenità dell’argomento).”

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gaberricci May 15, 2022 at 3:59 pm
C’è però una differenza fondamentale tra uomini e donne, a cui quest’idea viene imposta: che gli uomini ne traggono privilegio, e le donne danno.

E chi ha detto che le donne molestate fossero andate alla parata degli alpini? Magari erano ragazze che lì sono andate a lavorare. Magari erano ragazze che passavano, visto che come detto le adunate bloccano le città. Questa è precisamente la visione che dobbiamo contrastare: se vieni molestata, è perché te lo sei meritato.

Ne abbiamo già parlato tante volte: non è chi non è stato molestato che può stabilire cos’è molestia e cosa no. E comunque, ricordiamoci che gli alpini qui non sono solo: c’è il gruppo, anzi, il branco. Che non solo stimola alla molestia, ma difende chi molesta, anche solo col numero. Uno ti grida “ah figa!”, è insieme a quindici altri commilitoni e tu sei sola.

Se tante persone sono sessiste, quindi, la sinistra deve diventare sessista?

(Non mancano neppure a me accuse completamente inventate di molestie: ma ciò non toglie che chi inventa le molestie sia una minoranza trascurabilissima. La maggioranza delle donne perché diavolo dovrebbe inventarsi una molestia?)

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comma22corpus on May 15, 2022 at 7:36 pm
sei sicuro che questa idea del maschilismo tossico venga imposta – tanto a uomini che a donne?
non è che tutto quello che non ci piace esiste al mondo perché qualcuno lo impone.
e potrebbe essere che sia molto più imposto non fare un complimento spontaneo ad una bella donna che farglielo.

io penso che non sia troppo difficile per mezza giornata fare un giro più largo, se occorre, e tenersi lontane da una parata sgradevole: in fondo, se le donne e gli uomini contrari a certi modi di fare boicottassero la cosa, andandosene da un’altra parte per qualche ora, troverei la cosa abbastanza efficace.

no, non sono affatto d’accordo che solo chi si sente molestata può stabilire che cos’è la molestia. – non sto dicendo questo della percezione soggettiva, che è ovviamente totalmente libera e variabile, ma delle implicazioni sul piano del diritto – mi pare un principio giuridico davvero curioso; e faccio presente la quantità di gente fuori di testa – e di entrambi i sessi -. che circola liberamente: figuriamoci se possiamo permettere a qualunque spostato/a di stabilire che cosa è molestia e che cosa no.

d’altra parte la reciprocità dovrebbe essere garantita, e allora sarebbe anche il molestatore a stabilire se ha molestato oppure no.

vorrei anche sottolineare che parlare di alpini come categoria e uniformarli tutti dietro i comportamenti di alcuni è vagamente razzista nei loro riguardi.

perché alcune donne dovrebbero inventarsi una molestia che non c’è? non lo so, ma so con certezza che succede.
purtroppo in un clima di isterismo di massa come quello di oggi, la maggioranza delle donne si sente in dovere di appoggiare le denunce senza neppure andare a verificare.
chi tra gli uomini si sente esasperato da questa gogna, peraltro, decide di votare a destra per dire basta a quest’orgia oscurantista di politically correct e di cancel culture.
ma di questo passo sarà meglio imporre alle donne il burka.

lo piglio con beneficio d’inventario, ma pare che una di queste molestie consistesse nell’esclamazione Che gambe! – che, me bambino, era perfino uno slogan pubblicitario di Carosello, che si faceva vedere appunto anche ai minori, prima di mandarci tutti a letto. 🙂

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gaberricci May 17, 2022 at 7:35 am
Considerando che è fin dalla più tenera infanzia che insegniamo a* bambin* che ci sono “cose da maschio” e “cose da femmina”, e che mediamente con “cose da maschio” intendiamo tutto quello che è muscolare, fisico ed anche vagamente violento, sì, io la vedo come un’imposizione.

Quindi se una categoria ha un comportamento aggressivo nei miei confronti, sono io che devo uniformarmi, e non loro a dover smettere questo comportamento? Torniamo sempre lì: è colpa mia che non sono stata attenta, e non di chi mi ha molestata? E comunque hai voglia a dire di evitare gli alpini, non è che l’unico posto in cui li incontri è la loro adunata: in quei due giorni invadono letteralmente la città in cui si radunano, e questo era proprio uno dei punti di questo post.

Ma stai grandemente sovrastimando il numero di chi si inventa una molestia; e comunque un altro punto chiave di questo post era appunto che di questi temi non si può discutere come se fossero solo questioni da tribunale. Ci sono altre questioni che vanno affrontate e che invece ignoriamo, trincerandoci dietro il “denuncia e poi ci penserà il giudice”. Non ultimo, il fatto che se denunci e vai a processo l’avvocato della tua controparte ti farà ripercorrere per filo e per segno tutto quello che è successo.

Ed infatti io sostengo proprio questo: che la colpa non è solo del singolo maschio che molesta, ma del clima da branco che si crea quando un gruppo di maschi sta insieme. E quindi sì, per me il punto è proprio che la colpa è degli alpini, non presi singolarmente, ma come corpo che si autorappresenta in un certo modo. E questa storia del burqa la trovo ridicola, come se non ci fosse altra possibilità che accettare che le donne siano molestate o rinchiuderle in casa.

E allora lo vedi che una certa idea viene propagandata anche a mezzo pubblicità? 🙂

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comma22corpus May 17, 2022 at 11:30 am

.1. l’educazione è una forma di imposizione? indubbiamente. ma qualunque educazione, anche quella nella quale insegnassimo eventualmente che NON esistono cose da bambini e cose da bambine: cosa peraltro palesemente falsa, almeno per la maggioranza dei casi. basta avere avuto dei figli o avere dei nipoti per constatarlo, anche senza avergli imposto condizionamenti; per cui questo tipo di educazione è chiaramente più sopraffattrice ancora di quella tradizionale.
il fatto che la suddivisione dei ruoli non debba essere rigida né prescrittiva non significa affatto che biologicamente non venga predisposta dalla natura – con tutte le rispettabilissime eccezioni del caso.
però oggi pare che l’unico modo per gestire la differenza naturale, che esiste, sia di negarla.
mediamente le femmine nella specie umana sono fisicamente più minute dei maschi e meno capaci di prestazioni fisiche concentrate. dovrebbe essere pacifico ammetterlo e per nulla lesivo della loro dignità personale. è un’idea molto malata di pari dignità quella che porta a negare l’evidenza. è veramente ridicolo che io debba dire che uomini e donne sono fisicamente equivalenti in media, altrimenti toglierei dignità alle donne.

2. su un punto sono totalmente d’accordo con te: queste non sono questioni di tribunale; ma allora sono stato fuorviato dal titolo del tuo post: (S)porgere denuncia, prego.
mi viene in mente la cagnara incredibile che si sollevò qualche anno fa per i cosiddetti fatti di Capodanno di Koeln. lì lo scandalo servì a mettere sotto accusa gli immigrati islamici, accusati di molestie e violenze a decine e decine.
era il 2016; in tribunale vi fu poi una sola condanna, e per il furto di un portafoglio.
https://corpus15.wordpress.com/?s=Koeln

l’usanza dei palpeggiamenti spinti (e bisex) è tuttora in uso, anche se purtroppo in declino, nel carnevale di Bagolino, qui in fondo alla Val Sabbia; in tempi meno bacchettoni era una specie di attrazione turistica, anche per le donne (e gli uomini) abbastanza spiritosi da non sentirsene particolarmente sconvolti.
https://corpus15.wordpress.com/2016/01/06/la-stranezza-degli-arabi-a-colonia/
mi aspetto soltanto che adesso qualche femminista vada a questo carnevale, per poi sporgere denuncia.
insomma, il mondo è fatto anche di femministe puritane ed isteriche che se la tirano, ma anche di esseri umani allegrotti, disposti a passarci sopra (uomini e donne, che non sono tutte suore), vivendo qualche modesto eccesso sessuale senza traumi, e al mondo dovrebbe esserci spazio anche per loro (per noi): possibilmente consensualmente, ma questo lo do per scontato.
ma che fine farebbero le falloforie della Grecia antica in questa insopportabile repressione neo-vittoriana?
povera liberazione sessuale sessantottina, che brutta fine ha fatto.

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gaberricci May 17, 2022 at 11:10 pm

  1. Ma io (e nessuno) vuole negare che esistano delle differenze: il punto è che non dovrebbero avere conseguenze culturali. La cultura è il contrario della natura;
  2. Il mio punto era l’esatto contrario: qui pare che se non c’è reato allora non c’è problema. Ed invece il problema c’è eccome;
  3. Ma c’è una profondissima differenza, ed è che lì uno che va al Carnevale SA che quello è il punto del Carnevale. Per una sfilata degli alpini NON dovrebbe essere così.

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comma22corpus May 18, 2022 at 7:11 am

.1 non capisco perché le differenze naturali non dovrebbero avere ricadute culturali. la cultura deve contrapporsi alla natura? come è occidentale e malamente cristiano tutto ciò. le culture orientali si esprimono, invece, a favore di una cultura che integra e accompagna la natura. io sono dalla loro parte, o cerco almeno di sentirmi tale.

2. su questo punto, nonostante i tuoi sforzi, siamo sostanzialmente d’accordo. io dico che, se non c’è reato, non c’è problema penale. e tu dici lo stesso. rimane, per entrambi, il problema di una azione culturale per cambiare certi modi di pensare. io dico che va fatto con intelligenza, delicatezza, e spirito di comprensione anche per i torti dell’altra parte. chi traduce tutto questo sul piano penale è un NEMICO o una NEMICA, della necessaria azione culturale, che va lungo altre strade, compresa quella dell’ironia sdrammatizzante.

3. e chi lo dice che cosa dovrebbe o non dovrebbe essere una sfilata degli alpini? premetto che, a differenza del carnevale di Bagolino di una volta, ritengo questi episodi assolutamente marginali nella sfilata ed enfatizzati ad arte, e nascono più dalle abbondanti libagioni (che non danno fastidio a nessuno, salvo che a un astemio come me), più che dal sessismo. comunque, chi le vede come orge selvagge di satiri senza freno – a mio parere a torto -, ne stia alle larghe.

per chiudere: non corro certo rischi di subire molestie (anche se da ragazzino è capitato di dover subire qualche approccio sessuale sgradito anche a me, ma mi limitavo a scostarmi), eppure il solo pensiero di vedere gente ubriaca è sufficiente per tenermi lontano da qualche simile corteo e consiglio semplicemente di fare altrettanto a chiunque si senta disturbato da certe manifestazioni sgradevoli.
ma sgradevole non vuol dire illegale, a meno di non elevare il proprio io e le proprie fisime a legge morale universale kantiana.
con questo mi arresto, perché credo di avere abusato di pazienza e ospitalità: le diverse posizioni sono già abbastanza chiare e ringrazio di avermi permesso di esprimere un punto di vista diverso.

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gaberricci May 18, 2022 at 9:04 pm
Vero. Permango infatti della mia idea: ma scrivendo questo post, lo avevo messo in conto.

13 commenti

  1. Non entro nel merito della vostra diatriba ma questa vicenda delle molestie da parte di alpini – ubriachi – mi ha aperto gli occhi su un fatto che della mia infanzia non avevo ancora capito e cioè che mia madre aveva il terrore degli ubriachi.
    “non passiamo di la che ci sono gli ubriachi” è una frase che mi risuona ancora oggi e che allora mi sembrava una inutile quanto inspiegabile paura di mia madre fato che per il me di allora gli ubriachi erano solo un buffo ed innocuo spettacolo.

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    • eh già, ma a molto più comodo prendersela col sessismo che con l’alcoolismo, che è la vera radice di questo problema specifico.
      ma vuoi mettere i fabbricanti e spacciatori di questa droga mortale, peraltro tranquillamente entrata nelle nostre abitudini culturali?

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  2. Visto che la discussione si sta svolgendo anche “a casa mia”, non rispondo nel merito dei nostri scambi: mi limito a fare notare che il motivo per cui a tanti uomini “da fastidio” che le donne facciano loro notare che sono molesti è che vorrebbero i vantaggi della liberazione sessuale femminile (e cioè delle donne sessualmente più libere) ma senza pagarne gli “svantaggi”, ossia che non basta più essere maschio per essere certi di andare a letto con una donna. Per molti uomini, la liberazione sessuale femminile significa: ma guarda tu, vogliono scopare con tutti tranne che con me. Ne ho anche parlato in un mio vecchio post, che se vuoi ti linko (ma che credo tu abbia letto). È da qui che derivano tutte le attuali polemiche tossiche portate avanti dalla destra: dal fatto che i maschi si siano sentiti privati di un privilegio, e che lo rivogliano indietro.

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    • indubbiamente la parte più ricca di questa nostra discussione si sta svolgendo di là, da te; ma la riporto anche qui.

      qui basterà sottolineare alcuni punti, dopo avere evidenziato che le domande centrali poste all’inizio di questo post sono state aggirate.

      a. non sono affatto “le donne”, che fanno loro notare che “sono molesti” non tanto “agli uomini”, ma ad alcuni uomini, che fanno loro dei complimenti variamente giudicabili e classificabili; sono ALCUNE donne. e occorrerebbe distinguere bene caso per caso, presunta molestia per presunta molestia.
      resto convinto che un fischio per la strada (che io non lancerei mai) non sia uno dei mali peggiori di questa esistenza grama, e mi piacerebbe che tanto clamore si levasse per evidenziare discriminazioni ben più pesanti, ad esempio salariali, anziché per nasconderle per il giochino del divide et impera.

      b. nessun dubbio, credo io, che i maschi grossolani che si compensano con le molestie di gruppo tra gli alpini abbiano in genere scarso successo con le donne, altrimenti non si sfogherebbero in questi modi.
      un pochino di pietà umana per loro?

      c. non ho visto polemiche tossiche a destra, ma qualche difesa d’ufficio.
      le polemiche tossiche le vedo in una sinistra che casca come una pera dentro il gioco di campagne di stampa costruite ad arte per spostare il consenso a destra.
      forse sbaglio io, ma resto convinto che la stragrande maggioranza di chi sente queste polemiche costruite sul nulla scuote la testa e si chiede come fare a difendersi da questa ondata di repressione puritana che sta rendendo la vita irrespirabile a tutti e che purtroppo ha come protagonista una sinistra sempre più difficile da sopportare.
      ma il Sessantotto ci ha insegnato che bellicismo e repressione sessuale marciano sempre di pari passo e il presente ce ne dà piena conferma.

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      • A. Il punto è che c’è una generale sottovalutazione del problema molestie, che è qualcosa che gli uomini esercitano in ragione di un ambiente che li spinge a farlo. Ripeto quanto ti ho detto da me: il problema non è solo il singolo uomo che molesta, è l’ambiente che lo porta a farlo;

        B. Assolutamente no. E ripeto, il maschio singolo non molesta perché è stronzo lui: non solo almeno.

        C. Ma non esistono mica solo le polemiche sterili da giornale: c’è tutto un mondo di pensiero libertario dietro queste battaglie.

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        • A. assolutamente no: è esattamente il contrario: via via che il problema molestie diminuisce nella realtà, aumenta il suo peso specifico nei media. è esattamente come per le campagne sulla sicurezza, alle quali del resto anche questa strettamente imparentata: via via che diminuisce il numero reale dei delitti, aumenta l’intensità della propaganda, così che lo spettatore medio viene convinto del contrario della realtà, e cioè che i delitti o le molestie aumentino.

          A bis: oggi non esiste più nessun ambiente che porti “l’uomo” ad essere molesto. i valori di riferimento sono completamente cambiati. spero che tu possa fidarti della mia memoria storica, ma, nel caso, basterebbe ricordare che le disposizioni sul delitto d’onore sono state abrogate nel 1981 (!!!!) e che fino ad allora quello che oggi è chiamato femminicidio era considerato dal codice penale con indulgenza. (fino al 1930 c’erano attenuanti perfino per chi uccideva un neonato illegittimo).
          scusa se te lo dico, ma la perdita di informazione storica è sconcertante.

          C. libertario invocare il tribunale se un uomo alticcio dice che belle gambe a una donna che passa, peraltro esibendole? poveri noi…

          ma fino a che non rispondi alla prima domanda non entri in argomento: davvero tu pensi che i media che orchestrano queste campagne lo facciano per un autentico interesse per la dignità delle donne e non per agitare armi di distrazione di massa e spostare vero i partiti di destra l’opinione pubblica media?
          da che cosa credi che nascano queste campagne?
          questa è la prima domanda che bisogna sempre porsi nell’approccio con i media.
          e la domanda è: a che cosa mira la demonizzazione del maschio?

          peraltro il maschio umano è già ampiamente stressato, la produzione di spermatozoi media è in drammatica diminuzione e un silenzio tombale copre il fatto che siamo una specie sull’orlo dell’estinzione biologica, dove la riproduzione naturale potrebbe dovere essere sostituita a breve da tecniche riproduttive esclusivamente artificiali e di laboratorio, magari rese obbligatorie per legge per motivi igienici.

          altro che molestie vere (molto molto rare) e presunte (dilaganti per una moda insopportabile): di questo ci si dovrebbe occupare, molto urgentemente.

          però prendiamo atto che ogni tanto abbiamo dei dissensi radicali; discuterne è comunque interessante, almeno per me.

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          • A: a che dati ti appoggi per dire questo? Chiedo perché non ne trovo in merito. E comunque, su quali basi vengono misurate le molestie, considerando che in alcuni casi è impossibile denunciarle, e che solo quelle denunciate vengono contate (come fai a denunciare un alpino sconosciuto che ti molesta in mezzo ad un gruppo di dieci? Aspetti che siano gli altri a dirti chi è stato? Campa cavallo).

            Ma tu continui a rispondermi sul tema giuridico: io ho detto fin dall’inizio (era la mia premessa!) che il problema non può essere solo giuridico, anche perché esiste un ambiente culturale che rende difficile la denuncia della molestia (e se segui il link nel mio articolo se ne dà un assaggio). E sì, certo che c’è un ambiente culturale che spinge alla molestia: ad esempio, quello in cui un gruppo di maschi dediti ad attività guerresche si trovano tutti insieme. Cose come un’adunata degli alpini, ad esempio.

            Ma certo che ai giornali non frega niente del rispetto per le donne: ed infatti a me non interessa la polemica giornalistica pretestuosa. Ed infatti al contrario dei giornali non sto invocando le fogne: non mi interessa tanto che le molestie vengano punite (come vorrebbe il delirio securitario); mi interessa che non avvengano perché si riesce a comprendere cosa significa rispetto. Ecco perché parlo di battaglie libertarie, che per altro è la radice da cui proviene il pensiero transfemminista che le sostiene. E la demonizzazione del maschio mi sembra un’esagerazione: semmai si può parlare della demonizzazione dei singoli maschi, che ha un intento squisitamente diversivo; far credere alla scusante della mela marcia, per non ammettere che a volte è tutto il cesto che è marcio.

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            • ma scusa: chi ha intitolato il tuo post Sporgere denuncia, prego? per forza continuo a risponderti sul piano giuridico; tenendo conto peraltro che viviamo in una regolazione giuridica del tema che giudico aberrante, che ha identificato molestia e stupro in un unico reato punibile con anni di carcere.
              peraltro, se vuoi impostare un’azione educativa sul tema, hai proprio sbagliato tono e sei sulla strada che genera una comprensibile reazione contraria: non si fa così, cribbio!

              l’azione educativa dovrebbe riguardare peraltro, a mio parere, più gli eccessi alcoolici che quelli verbali a sfondo sessuale, dato che i secondi sono gli effetti dei primi più che viceversa.

              e poi la contraddizione del tuo discorso è evidente fin da questo commento: sei tu che parli della scusante della mela marcia per dire che invece è tutto il cesto che è marcio.

              il cesto tutto marcio sarebbe rappresentato dalle centinaia di migliaia di giovani prevalentemente valligiani che per decenni hanno fatto il servizio militare in questo corpo quando era obbligatorio? cioè, tu stai dicendo che un intero popolo è fatto di stupratori in pectore? non voglio eccedere nella polemica, ma ti rendi conto dell’enormità che stai dicendo?

              vivendo praticamente in caserma fino ai 13 anni, visto che mio padre era ufficiale, in mezzo a quegli alpini io sono cresciuto e sono stato educato, e abituato al rispetto dovuto alle donne; i veri mali di quel mondo erano altri, ad esempio il nonnismo, che portava ogni anno a qualche suicidio in caserma: ma era maschilismo tossico anche quello? forse, ma lì le sue vittime erano vere.

              una certa esuberanza sessuale maschile fa parte del programma genetico della specie pan sapiens; chi vuole non educarla, ma soffocarla, lavora per la distruzione della specie.

              a proposito del necessario recupero dell’orgoglio di quella che tu consideri virtualmente sempre e comunque mascolinità tossica, potresti dare un’occhiata al sito del mio lontano amico Paolo Ferliga, psico-terapueta:
              https://paoloferliga.it/
              in particolare, questo: https://paoloferliga.it/index.php/campo-maschile/identita-maschile/124-essere-maschio-oggi

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              • E quello che volevo dire era appunto che tutto ruota, nel discorso “mainstream”, attorno alla denuncia. Devi porgere la denuncia che hai presentato, o non puoi qualificarti come vittima.

                No: continuo a dire che il punto non è il singolo uomo, ma l’ambiente in cui si trova. E con “ambiente” mi riferisco alla riunione di uomini col fine di mostrare la propria forza, non al corpo degli alpini in sé. Che però hanno una certa storia (soprattutto pubblica) che secondo me predispone a questi eccessi.

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                • mi sembra abbastanza ovvio che, se qualcuna vuoi identificarsi come vittima giuridica, deve presentare denuncia; conosci un altro sistema?
                  e in questo caso spetta alle normali procedure giuridiche stabilire se l’auto-identificazione come vittima di un reato è valida oppure no, cioè risponde a qualche parametro oggettivo verificabile.

                  se invece qualcuna vuole definirsi come vittima di molestie in senso generico ed extra-giudiziario, ogni affermazione soggettiva è valida, ma anche quella di chi nega le molestie. e ognuno si forma l’opinione che crede.

                  ho la sensazione, dicendolo senza offesa – ma non vedo neppure che offesa potrebbe esserci – che ti manchi la conoscenza diretta di che cosa sono le Associazioni locali degli Alpini in queste valli da cui proviene la maggioranza di loro: sono praticamente associazioni di volontariato, molto attive sul piano sociale e ambientale, ispirate, credimi, a valori e comportamenti completamente diversi da quelli che tu credi che caratterizzino questo mondo.

                  del resto Rigoni Stern lo ha illustrato molto bene i valori di questo mondo nelle sue opere.

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                    • ero fermamente deciso a fare una cosa che non mi riesce quasi mai: lasciare l’ultima parola al mio interlocutore, cioè in questo caso a te, per ospitalità. rispetterò il mandato che mi sono dato, dispiaciuto che tu abbia rinunciato a dire le tue ragioni ulteriori, che indubbiamente non mancano.
                      ma se vorrai approfittarne un po’ di più non mi dispiacerà e lascerò comunque l’ultima voce a te.

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