controintuitivo: più riscaldamento globale, meno emigrazione – 282

questa idea che ho sintetizzato nel titolo mi ha colpito e me la segno, anche se non so più ritrovare dove l’ho letta; ma vediamo meglio perché.

il riscaldamento globale in atto sta rendendo invivibili e desertificando via via sempre più regioni del nostro pianeta, a cominciare da quelle collocate nella fascia attorno e tropici ed equatore, che erano già naturalmente calde prima, e di abitabilità spesso difficile; d’accordo.

sembra facile ed ovvio pensare, allora, che centinaia di milioni di persone che abitano qui cercheranno di sfuggire alla morsa mortale delle temperature incompatibili con la sopravvivenza: dunque ci aspetta un aumento delle migrazioni verso i paesi più ricchi? così si legge spesso.

ma no, non è così ovvio, anzi.

e non soltanto perché anche noi saremo colpiti, con un impoverimento crescente, e diventeremo sempre meno attraenti, ma per un motivo economico molto semplice: chi emigra dai paesi più poveri non è chi sta peggio, neppure oggi.

emigrare è un investimento, richiede capitali messi da parte e un certo grado di ricchezza.

gli immigrati da noi non appartengono alla fascia più povera della popolazione: sono, ad esempio, impiegati di banca, finiti qui a fare gli operai nelle fonderie, ad uno stipendio dieci volte più alto, come il vecchio amico senegalese Madiagne, che mi raccontava spesso l’errore capitale della sua vita.

i poveracci al fondo della scala sociale non hanno i soldi per pagarsi la fuga dal paese; è la fascia di reddito medio-alto che emigra.

. . .

quindi è facile capire che il riscaldamento globale colpisce a fondo l’agricoltura, che è la principale fonte di reddito in questi paesi, e questo diminuisce la ricchezza circolante e di conseguenza anche la possibilità di alcuni di emigrare verso paesi ricchi più lontani.

crescerà invece il numero di coloro che moriranno di fame e di stenti sul posto, come vidi nel 2005 in Etiopia, ma anche cresceranno le guerre locali.

l’emigrazione infatti oggi agisce come valvola di sfogo contro la guerra, non solo per la diminuzione della popolazione che richiede meno risorse da consumare, ma anche per le rimesse di denaro dall’estero per i familiari, che aumentano queste risorse.

infatti oggi lentamente l’emigrazione consente un certo accumulo di ricchezza nel paese di origine e, a volte, un ritorno per tentare qualche iniziativa economica innovativa: una piccola spinta al decollo.

ma una diminuzione dell’immigrazione sarà anche una ulteriore riduzione di risorse e risorse sempre più scarse a disposizione della popolazione locale sono un forte incentivo a guerre locali, variamente mascherate da motivi religiosi o etnici, come già in parte avviene.

in sostanza, il riscaldamento globale non movimenterà più persone, le farà morire sul posto, in maniera violenta e per semplice inedia.

. . .

avrei finito il mio post un poco sconcertante, ma con l’occasione segnalo una curiosa testimonianza diretta su quello che sta avvenendo in Sri Lanka:

https://ocasapiens.org/2022/07/11/lo-sri-lanka-sotto-casa/

cita in particolare Batticaloa, dove sono stato due anni fa: Batticaloa, giornate grigie – bortolindie 24 – 94

effetti dello tsunami del 2004 a Batticaloa

il crollo, apparentemente improvviso, dell’economia di questo paese è una bella anticipazione di quello che aspetta anche noi.

. . .

faccio presente che la finanza senza cuore sta già registrando impietosamente l’autoimmolazione dell’Europa: l’euro è arrivato alla parità col dollaro, il che significa che si è svalutato del 20% in poche settimane, ma il dollaro a sua volta vale quasi il 10% di meno che a inizio d’anno, considerando che l’inflazione ha raggiunto il 9,1%.

in poche spietate parole la nostra ricchezza di europei è diminuita di quasi un terzo in un semestre.

non cercate questi dati sulla stampa, non ve li spiegheranno di sicuro.

anzi qualcuno sta provando a dire: che fortuna, così le nostre merci costano di meno, invece di dire che però le materie prime costano di più e bastano i conti dell’oste per capire che, se le materie prime aumentano e i prezzi di vendita diminuiscono in valore reale, quello che sta crollando è il valore reale sia dei profitti sia dei salari.

e magari sarebbe anche il caso di decidere se devono calare di più i primi oppure i secondi.

3 commenti

  1. Quando ero piccola sentivo parlare mio padre, sindacalista, di scala mobile e inflazione. Conta che erano i primi anni 80. Ho la netta impressione che quei tempi, a volte anche bui, erano molto luminosi confronto a oggi e paradisiaci confrontati a quello che verrà. Ma intorno a me vedo tante cicale, intente a cantare felici che è estate. Sull’immigrazione ho espresso più volte la tua stessa opinione. Ma mi sono scontrata con l’ottusità di chi crede che dai barconi scendano soltanto criminali.

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    • chi la pensa così sull’immigrazione, non conosce il problema.
      aggiungo che gli immigrati sono il ritratto del paese che li accoglie.
      come mai gli stessi immigrati sono completamente diversi in Italia e in Germania? l’Italia ha una bella fama nel mondo di paese della bella e della malavita. chi deve scegliere dove andare, sa che cosa aspettarsi.
      ma gli italiani rifiutano di guardarsi allo specchio dei loro immigrati: li vorrebbero rispettosi della legge, mentre loro stessi per primi gli insegnano a violarla.

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