una settimana quasi tutta no – cronache dalla fattoria. 36 – 290

è più di una settimana che latito da queste cronache, che già nella puntata precedente avevano preso una brutta piega, e proprio per questo. se un arresto e il carcere colpiscono anche qui – cronache dalla fattoria. 35 – 279

chi le legge si sarà già reso conto che questa specie di diario delle mie vicende di quassù mi serve da copertina di Linus e come via di fuga mentale dal resto sgradevole della realtà, che sopporto molto meno di una volta, e le uso anche come antidoto alla depressione suscitata da tutte le altre vicende del mondo.

ma allora, perché continuarle, se le cose storte arrivano anche qui dentro e consumano anche le piccole soddisfazioni date dal vivere nel verde e isolati più che si può dal resto dell’umanità malvagia?

. . .

inoltre l’età mi rende più fragile, non soltanto fisicamente, ma ance psicologicamente e sopporto le avversità molto meno.

ad esempio, perché è tornata la volpe o faina che sia?

e poi, perché la prima volta ci ha fatto trovare nel prato fuori del pollaio soltanto le penne della gallina nera?

e la sventurata si era attardata fuori di notte in una sua fuga solitaria, oppure è stata di nuovo rapita dall’interno del recinto, che dovrebbe essere imprendibile ed è invece un colabrodo?

e il giorno dopo invece, assieme alle penne c’era il cadavere, però senza la testa che era stata divorata (gli esperti locali dicono che questa è azione da faina…), e un anatroccolo l’ha trovato così accogliente, da andarci a dormire sopra, fra le penne residue.

e il giorno dopo ancora l’assassina, se volpe o faina, l’era portata via tutta.

chi ha la spiegazione di questo piccolo giallo?

. . .

dagli scontri con un paio di vicini, che ho appena finito di raccontare nell’ultimo post, sarei uscito in altri tempi più combattivo che mai; e infatti, eccomi alle prese con l’impulso a ribellarmi all’imposizione del comune di risistemare un pezzo del muretto; mi ci vuole parecchio yoga mentale per arrivare alla fine ad accettare dentro di me di farlo.

altrettanto mi ferisce il rendermi conto che i miei criteri estetici sono tutt’altro che condivisi qui, dove domina un gusto opaco e standardizzato del moderno regolare e conforme; potrebbe confortarmi che l’unica che se ne intende un poco, la tecnica del Comune, ha apprezzato parecchio l’intervento, pur se mi ha chiesto di correggere un aspetto esecutivo parziale.

è veramente incredibile che qui si veda con ostilità il fatto che io recinti meglio la mia proprietà, sul filo della strada pubblica, migliorando oggettivamente il modo in cui questo borgo si presenta, ed era veramente indecente, quando io ne ho comperato una parte così cospicua, diciamo pure un quarto del paesello.

e conta poco che proprio il vicino che sbraita per primo abbia costruito il cappotto di casa sua entrando per dieci centimetri sul piano stradale.

. . .

ma io rifletto intanto a questo strano meccanismo mentale per cui, mentre, oggettivamente, abbellendo in qualcosa la mia proprietà, abbellisco anche il borgo devastato dagli ultimi interventi, loro non vedono la bellezza che faccio avanzare qua e là, ma sono infastiditi dalla novità, che ritengono lesiva di non si sa quali diritti acquisiti, forse quello di vedere soltanto le cose alle quali sono già abituati.

considerano normali le brutture che loro stesso hanno fatto, demolendo pezzi di antiche case, archi, una scalinata, una stalla, e sostituendoli con atroci manufatti di rozzo e inespressivo cemento.

perfino la vecchia fontana semidemolita di fianco a una casa appare un elemento normale del paesaggio, con la vasca mezzo disfatta e mezza in piedi, in mezzo alle erbacce, e sono convinto che, se qualcuno intervenisse a restaurarla, il dispetto per il suo fare qualcosa l’avrebbe vinta sul piacere del miglioramento della situazione, di cui neppure si renderebbero conto.

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ma mi fa soffrire parecchio, in modo molto stupido, che la vicina che credevo amica, si lascia scappare valutazioni simili a quelle dei miei due nemici dichiarati che mi pigliano di punta; anche lei è urtata soprattutto dal fatto che ora trova un muretto sul bordo dello stradello comunale che porta al suo pollaio, in alto, dietro i miei campi.

e acida mi scrive che i tacchini stavano per entrare nel suo orto e per favore li tenga chiusi: lasciati liberi dai mie due nipotini, nonostante gli avessi chiesto di controllarli.

okkey.

ma che dire se poco dopo si sente male? occorre soccorrerla; ci pensa Mirjiana, la nuora, ma mi prodigo anche io, fino a che arriva l’ambulanza, la controllano sul posto e verificano che non è stato nulla di grave: forse la puntura di un insetto, mentre tagliava i rovi, forse un colpo di sole.

va be’; intanto che lei si riprende dai suoi affanni, che durano un poco anche il giorno dopo, quando la mandano a fare un’antitetanica, salutiamo intanto almeno i francesi che, al terzo anno di covid, sono tornati per passare qualche giorno nella casetta antica di famiglia, dopo due anni di assenza.

. . .

intanto i lavori sono interrotti, il mio cortile sulla strada è un ammasso di macerie che aspettano di essere portate via, i due pilastrini aspettano i cardini, che però almeno finalmente sono arrivati della misura giusta.

ma il mio nipotino Ettore, il più grande, dodicenne, mi piglia in disparte a mostrarmeli, i pilastrini, con aria molto adulta, e sottovoce mi chiede come mai sono stati fatti così male; io gli dico che saranno rifiniti un po’ meglio, ma un po’ devono restare rustici, ma accuso anche questo piccolo colpo.

intanto mio figlio ha organizzato per domenica un mega-pranzo per 27 persone, in quella specie di cortile o giardinetto che abbiamo nel retro della casa, sotto la montagna, dalla quale si lanciano oggi col parapendio.

da tre giorni il fabbro mi ha regalato una gattina semi-siamese, che però qualcuno dice che è un maschio (speriamo) e che è di una affettuosità straordinaria e fa da baby sitter a loro e da tormento notturno a me, perché non vuole dormire altrove che addosso a me, e possibilmente mordicchiandomi e leccandomi dappertutto, mentre io cerco di prendere sonno.

tutto ciò dovrebbe servire a ricostruire lentamente il mio morale e quindi anche, indirettamente, a riportarmi a scrivere.

. . .

anche l’impresario moldavo è stato rilasciato dal carcere di Brescia – sembra che i motivi dell’arresto fossero altri che quelli fatti filtrare finora…

e i lavori ricominciano: l’impresario appaltante di qui finalmente compare, suggerisce una nuova soluzione, con vecchi coppi (ne ho da parte anche di questi), per proteggere l’architrave di legno dalla pioggia, anziché il lavoro commissionato al fabbro, che blocco, e mi va bene: è meglio.

scegliamo delle altre vecchie travi, tra quelle che ho in deposito dalla demolizione della parte di casa ristrutturata; lui lascia ai due operai le misure per tagliarle, e finalmente oggi (che poi era ieri) si monterà il portoncino, o così credevo…

ma, stramadonno a vedere che i due tangheri hanno sbagliato le misure, che gli erano state dette, dello spazio tra i due pilastrini (certo, capiscono poco l’italiano): alle dimensioni del portone, infatti, hanno pensato bene di aggiungere quelle dei cardini, che invece devono essere infilati nei pilastrini per reggerli, ovviamente; non è incredibile?

così adesso ci sono due spazi liberi di quasi dieci centimetri per parte e il portone appare sospeso nel vuoto e non solo dal punto di vista estetico, perché i cardini a che cosa si appoggeranno?

ma come è possibile essere così idioti? roba da sentirsi crollare il mondo addosso.

. . .

ma a me una soluzione pare di poterla trovare, visto che se ne deve improvvisare una adesso e la mente si è messa in moto.

aggiungere sui due lati due travi di legno della misura giusta, che andranno fissati ai pilastrini e su loro andranno fissati i cardini, ma funzionerà?

e poi questo lavoro aggiuntivo non tocca a me pagarlo, di sicuro.

i due volonterosi mi dicono di non preoccuparmi, che andranno subito al Bricoman a prendere dei supporti di legno.

sì, figurarsi, possibilmente anche di legno chiaro, vero? ci manca solo che mi faccia i contorni fatti a macchina bricoman al mio portone medievale… potrebbe prendermi la disperazione.

. . .

ma, per migliorare le cose, intanto i due tagliano sbagliate anche le irripetibili travi vecchie da porre in cima ai pilastrini:

la prima la fanno di misura giusta giusta, anziché che sporga di 5 centimetri per parte come gli era stato detto,

ma la seconda, da affiancare a questa nella parte interna, la diminuiscono ancora di due centimetri, già che ci sono, così che l’errore si possa vedere bene.

e la terza, che deve sormontare le altre due, per reggere i coppi vecchi, la inchiodano in una maniera assurda e bislacca.

assisto al disfacimento progressivo in fase esecutiva delle idee che mi parevano brillanti e al profilarsi di un risultato finale che non potrà essere che una schifezza.

invoco gli impresari al telefono e mi preparo mentalmente a lunghi litigi al momento di fare i conti, una delle cose più sgradevoli per me, la contrattazione al ribasso.

. . .

intanto i due se ne vanno.

almeno il pezzetto del muretto, rifatto secondo i desideri del Comune, è venuto veramente carino; abbiamo anche finito i vecchi tavelloni che stavano nel deposito dell’impresario, e ora fanno il loro figurone come coronamento delle file di pietre, pur se messi in modo penosamente irregolare e sbilenco, ma speriamo che faccia tanto sapore di antichità.

un vecchio operaio della ditta che sta rifacendo le tubature dell’acqua per conto del Comune, dice che “i romeni” (in realtà moldavi) non sanno proprio lavorare: lui viene da Siena e lì di sicuro si intendono bene di come fare i muri di sassi…

ma almeno, grazie alla mia ostinazione, ho mantenuto su un lato il pesantissimo lastrone pentagonale pieno di fossili che l’esperta del Comune voleva farmi togliere; sbaglierò e sarò un poco mitomane, come sempre, ma credo che possa essere un frammento delle tombe romane che mi dicono fossero state trovate vicino al mio pollaio, anzi sotto, saccheggiate e ri-sepolte.

torniamo sabato, dicono i due, e va bene, la concessione scade l’8 agosto, speriamo di chiudere i lavori in tempo: non ho avuto altra scelta che loro e che qualcuno me la mandi buona per le prossime tappe.

. . .

dopo la partenza anticipata dei due muratori, che erano stanchissimi, sono andato a comperare cento litri di terriccio per riempire il nuovo spazio conquistato.

per fortuna intanto mi chiama Mattia alla sua fattoria, che deve dirmi una cosa, quando ho tempo.

la cosa che deve dirmi è un sacchetto di plastica, dove stanno cinque piccioni: di quelli che vengono a sbecchettare abusivi nel mio pollaio.

si è deciso a sparargli col fucile ad aria compressa, come gli avevo suggerito, e ne ha fatti fuori una decina, la metà ora sono per me, a risarcimento morale del becchime rubato per settimane.

ieri sera li ho spennati, fermandomi a riflettere sulla miracolosa vicinanza della loro anatomia di ultimi eredi dei dinosauri con la nostra.

e adesso vi saluto, perché devo andare a finire di svuotarli delle interiora, se nel frattempo hanno ripristinato l’acqua corrente, perché da ieri pomeriggio siamo senza.

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19 commenti

  1. commento ricevuto da sossu su un altro post, di un altro blog:

    “Qualcosa” è ricomparso 🤣
    Invece ho letto riguardo cronache della fattoria quasi niente e mi dispiace. Torna sempre a galla che i vicini possono essere invidiosi, ignoranti e stra- rompi.
    Sono rogne che non tengono allegri, per fortuna esistono ancora i buoni vicini, speriamo che sopravvivano. Gli altri basta che si calmino…
    La storia dei muratori, in particolare di quello che aveva l’impresa, mannaggia chissà cosa aveva fatto …
    Mi pare davvero difficile potere aiutare gli altri operai. Tentare non nuoce.
    A volte le situazioni si ingarbugliano, nostro malgrado .
    Sono contenta del permesso che hai avuto dal Comune.
    Gli animali selvatici e non combinano guai. I maiali devono stare al chiuso pure quelli vietnamiti!
    Proviamo a fare dei bei sogni… Ci vorrà impegno? Molliamo qualcosa almeno dormiamo .
    😚

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    • ehi, naturalmente il permesso dal Comune lo avevo ricevuto prima di cominciare, e l’esecuzione è stata molto vicina al progetto originale.
      poi naturalmente nell’esecuzione concreta si creano sempre piccolissime variazioni del momento, che non erano del tutto prevedibili in fase progettuale, ma sono del tutto rispondenti al progetto inziale.
      il tecnico del Comune ha chiesto di abbassare il pezzetto occidentale del muretto di una quindicina di centimetri; in effetti era proprio così che volevo farlo anche io; questi li avevano aggiunti i muratori di loro iniziativa e a me era dispiaciuto fargli rifare il lavoro. ma dove non sono arrivato io, è arrivato il Comune, ahah.
      comunque la tecnica ha visto il lavoro non finito; col completamento che ora c’è stato, anche i 15 cm in più ci potevano stare…

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    • 🙂 🙂 🙂 diabolico…,

      sì, quella che vedi è proprio casa mia com’era quando l’ho comperata – pazzamente, dice qualcuno; tutto quello che si vede è la mia casa.

      la vite che si è seccata però non è quella in primo piano, che per fortuna sopravvive e quest’anno sta promettendo un nuovo ricco raccolto, ma è l’ultima che si vede, non troppo bene, verso la fine della casa.

      ovviamente a questo punto sono debitore di una foto aggiornata e la metterò certamente nel prossimo post di queste cronache.

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    • non mi dire: ho esattamente lo stesso tuo problema. e il post lo rileggo soltanto quando lo commenta qualcuno. perché in fondo penso che, se non lo legge nessuno, non vale neppure la pena di correggere gli errori di battitura, che non sono pochi, di solito.
      questo post ne era abbastanza devastato e spero di averli corretti quasi tutti.
      naturalmente, rileggendo, aggiusto anche altre cose e faccio ancora qualche piccola aggiunta qua e là – che modo mio di procedere assurdo! 🙂 🙂 🙂

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  2. Me lo immagino questo paesello abbrutito dal cemento che non ricorda più l’antica bellezza e ne ostacola il recupero! Ma non demordere!
    Affidarsi a manovalaza esotica ha i suoi rischi, te lo posso garantire perché ho ristrutturato casa con i nord africani e già solo capirsi era un bel problema. Ho visto scene che a ripensarci adesso muoio dal ridere (tipo tre persone per la sega per tagliare il cemento: uno che la tiene, uno che bagna la lama, uno che giustamente guarda!) ma all’epoca mi assicurarono svariati tic nervosi. E tutti i controtelai delle porte? la prima volta troppo stretti, la seconda troppo alti! Scoperto quando montarono le porte, e il pittore dovette rimediare col cartongesso… Ah, quanti aneddoti avrei ancora!
    Ma torniamo a te. Secondo me, come già ti hanno detto, la testa mangiata è opera della faina. Sono animaletti tra l’altro molto scaltri, con cui abbiamo a che fare anche noi e il più delle volte restiamo meravigliati dal loro ingegno. Hanno le zampette prensili, secondo me aprono anche le gabbie! Il cadavere lasciato invece potrebbe essere opera della volpe, ma ignoro il perché.
    Vedrai che il gattino ti donerà tanti sorrisi.
    Io intanto ti leggo sempre volentieri 🙂

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    • grazie di tutto questo commento: mi ha fatto piacere comunque sapere che le mie disavventure con manovalanza più o meno esotica sono condivise… 🙂

      quanto all’intelligenza di volpi e faine andiamo sul sicuro, ma io resto a bocca aperta per quella della mia maialina. sono sceso a darle da mangiare, finito il post, e l’ho trovata che scorrazzava nel cortile, assieme ai piccoli: per fortuna non è fuggita lontano.
      aveva fatto a pezzi il sacco del pastone che tengo fuori della stalla e si era abbuffata alla grande; aveva trascinato fuori dalla stalla anche il bidone del siero e ancora una volta ne aveva svitato il tappo e se ne era scolata 20 litri. poi lo aveva nascosto sotto le macerie dei lavori in corso, per cui ho fatto anche una bella fatica a trovarlo.
      ho dovuto chiuderla nel suo recinto ristretto di ferro, dentro la stalla, assieme ai maialini; mi sento un aguzzino, ma adesso sto comprendendo perché i maiali vengono penosamente tenuti rinchiusi in porcili tanto ristretti: sono in grado di devastare tutto. questa è riuscita ad aprire anche un porta chiusa, ma penso non a chiave, e a vandalizzare una intera stalla ed un intero cortile, mentre io innocente, scrivevo il mio post.

      quanto al resto, potrebbe essere che la volpe abbia ucciso la gallina nera e poi nascosta da qualche parte? e che poi la faina l’abbia trovata, portata davanti al pollaio e mangiata la testa, e la volpe la notte dopo l’abbia fatta sparire definitivamente…

      Piace a 2 people

    • capisco bene il tuo amore per le foto, ma non farmi soffrire col pubblicare foto di lavori ancora mal finiti. le prometto le foto, ma quando tutto sarà stato portato ad un livello estetico almeno decente… 🙂

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