una maialina che dovrebbe chiamarsi Einstein – cronache dalla fattoria. 37 – 295

questa volta, cioè lunedì, la maialina l’ho trovata per caso, scendendo per darle da mangiare, nel pomeriggio, bella libera, che razzolava nel cortile, assieme ai suoi otto cuccioletti, e per fortuna non si era allontanata di più, scegliendo la strada della libertà.

nel portico, fuori della sua stalla, il sacchetto quasi ancora pieno del suo pastone da 25 chili, che doveva durare all’incirca dieci giorni (e costa 16 euro, al momento, ma crescerà), era naturalmente stato fatto a pezzi, il pastone mangiato per metà e per il resto sparpagliato sul pavimento di vecchie pietre.

ma – cosa ancora più sconcertante – il bidone del siero da 25 litri, anche questo quasi pieno ancora, non si trovava più, né dentro la stalla né fuori.

ma allora qualcuno aveva aperto la stalla ed era entrato a prenderlo, per farmi un dispetto?

scenario pessimo, che la mente rifiutava.

no, allora la maialina era riuscita ad aprire la porta della stalla da sola, che probabilmente avevo chiuso, ma non a chiave.

escludiamo pure che fosse arrivata a manovrare la maniglia, non perché le manchi l’intelligenza per farlo, ma le zampettine corte difficilmente potrebbero reggerla in piedi fino ad arrivare a prenderla col muso, nei suoi ottanta chili, perché a tanto ammonta il suo formato, pure ridotto e vietnamita.

quindi, doveva averla aperta a colpi di grugno.

così mi segno mentalmente che non basta mettere in salvo i depositi di cibo fuori della stalla, bisogna anche chiuderla bene a chiave e meglio ancora chiudere le bestie nello stabbio, come tradizione comanda, dato che, girando libera nei 40 metri quadri, lei trova comunque cose varie da spostare e danneggiare, perfino quando non riesce a scappare fuori.

ed ecco che vincono i cosiddetti pregiudizi, che poi si rivelano fondati, invece, rispetto allo spirito critico libertario, astratto e innovativo.

eccola reclusa, allora, che mi guarda con occhi che stanno a metà tra il senso di colpa e il rimprovero.

il bidone del siero, oramai svuotato, lo ritrovo, infine, seminascosto tra le macerie dei lavori, che non sono ancora state portate via.

ci sarà rimasto dentro soltanto un litro di roba, e versiamola alla intristita prigioniera, sopra le bucce d’anguria – che rifiuta – e quelle di melone, che invece mangia golosa.

. . .

ma, ora che ci penso, i colpevoli devono essere stati i muratori che sono arrivati prestissimo quel giorno e se ne sono andati via distrutti dalla stanchezza nel primo pomeriggio: sono loro che devono avere lasciato malchiusa la stalla, visto che ci entrano per collegarsi alla corrente elettrica.

ma intanto è martedì e dovrebbe venire l’impresario italiano, assieme a quello moldavo sub-appaltato, per fare il punto su come risolvere i problemi dei due pilastri del portoncino più larghi del dovuto.

ma quando scendo, ancora all’alba, sentendo dalla camera dei rumori nel cortile, i moldavi mi dicono che è già andato via.

senza parlare con me? si stringono nelle spalle: aveva da fare.

mi attacco al telefono e manco gli lascio il tempo di parlare: torna qui subito, urlo, capito? mentre lui mormora qualcosa che non intendo neppure ascoltare e gli chiudo la comunicazione.

sono le mie sfuriate che si indovinano anche nel blog, ma solo appena appena, rispetto a quelle che faccio nel mondo reale.

ricompare dopo dieci minuti: era andato nel suo deposito per prendere una cosa, e io mi devo scusare ed ho fatto una figura di palta, per via dei moldavi che si sono espressi male.

ci buttiamo alle spalle lo scontro e ci consultiamo sul da farsi in maniera molto costruttiva, andiamo e torniamo dai miei depositi di legnami vecchi, cercando la soluzione più bella; metti questo legno, no spostalo, ne serve uno più largo.

i moldavi ci guardano come se fossimo marziani, e qui si vede tutta la specificità della cultura italiana e il nostro senso artistico; per loro un portone è un portone e deve funzionare per passarci: che cosa c’entra il resto?

come fossero tedeschi, oppure… valsabbini doc.

. . .

abbandonata l’idea mia bislacca di una copertura delle architravi in ferro, si useranno invece dei coppi vecchi che ho pure da parte; ottimo il suggerimento di Angelo, adottato al volo.

due listelloni di legno vecchio riempiranno gli spazi vuoti sui due lati delle vecchissime ante.

l’idea mi appare ottima.

torno nel primo pomeriggio da una discesa in città per andare in banca a bloccare un pagamento non dovuto all’impresa che mi gestisce la corrente elettrica che produco e consumo con pannelli solari e accumulo (560 euro non dovuti!), visto che non hanno ancora risposto alla mia mail di contestazione argomentata, e aggiungete che mi ritrovo il portone finalmente finito, con i muratori già tornati a casa un’altra volta, ma senza libertà improprie per la maiala, stavolta,

e quindi, finalmente, potete giudicare anche voi.

ed ecco una seconda foto: quella del tratto di recinzione più contestata da alcuni vicini, nell’angolo occidentale della proprietà.

. . .

sarebbe il momento di finire in gloria; metto le foto su Stato di whatsapp, e commento: fine dei tormenti esecutivi.

aggiungete che, al rientro, dalla spedizione bancaria a Brescia, col cellulare scarico, mi ritrovo la mail dei gestori del mio contratto per l’elettricità che ammettono l’errore e mi promettono il rimborso dei 560 euro a fine mese.

tra me spero che sbaglino la terza volta e me lo facciano davvero: comunque li avviso per mail di avere annullato il pagamento con lo storno; vediamo. 😉

nei giorni scorsi è arrivato anche un misterioso versamento sul conto corrente di 380 euro da parte di un non meglio identificato gestore energetico, che potrebbe essere l’A2A, che preferisce forse restare anonima, ma alla quale ho certamente venduto dell’energia prodotta da me nel corso dell’anno e non consumata al momento, e me la pagano un terzo di quello che mi facevano pagare la stessa energia quando la dovevo comperare io da loro, prima di cambiare gestore.

se così stanno le cose, al momento la mia spesa nei primi sei mesi dell’anno per riscaldamento della casa ed energia elettrica è di 120 euro, 20 al mese in media.

immagino che ai miei lettori interessino poco queste notizie, che definirei quasi scurrili, ma credo si possa capire perché mi sento personalmente poco coinvolto dal dramma del gas: ho provveduto in proprio, con un notevole investimento di tre anni fa, ma ora i vantaggi ritornano.

. . .

la stessa cosa mi succede per l’acqua, ma questa volta senza nessun merito.

ieri è arrivata l’ordinanza del sindaco: continua la crisi idrica, che sta diventando una vera tragedia.

tra parentesi il Naviglio Grande, derivato dal Chiese, è stato chiuso nei giorni scorsi e la Bassa è oramai senza acqua.

anche la sorgente che alimenta l’acquedotto comunale di Provaglio qui è asciutta da mesi, ma non quella che butta nel vecchio lavatoio di questa frazione, sufficiente però soltanto per la ventina di abitanti.

e neppure si è seccato il mio pozzo, che va ad attingerla dalle due falde sotterranee sotto la casa.

quindi il sindaco, a cui la cosa è stata quasi imposta, ha dovuto cedere e fare questa ordinanza, per vietare di riempire fontane e piscine, innaffiare giardini ed orti, anche gli orti, lavare le macchine e via dicendo.

è la morte decretata di tutti gli orti; anche da me appare seccata una delle tre piante di kiwi nuove di quest’anno che mio figlio ha collocato dietro casa, dove devo usare l’acquedotto comunale per bagnarle, e ho da tempo sospeso l’irrigazione per senso di responsabilità civica.

ma l’orto no, maledizione!

scrivo subito un whatsapp al sindaco, per capire se rientra nel divieto anche il mio, autosufficiente dal punto di vista idrico, ed irrigato con acqua di falda non potabile, estratta in proprio.

lui, sollecito e gentile come sempre, mi risponde: naturalmente no: quindi il mio rito di innaffio giornaliero, mezzora la mattina e mezzora la sera, continuerà – a proposito, tra un poco mi tocca.

. . .

ma l’orto, pur se irrigato, manifesta oramai tutti i segni della crisi di fine stagione che di solito arrivano a settembre: è come se le piante si fossero esaurite nello sforzo dell’incredibile produzione anticipata fatta finora.

si illudeva qualcuno (io), se pensava che cetrioli, zucchine, carote, potessero continuare a chili o quasi giornalieri come finora.

le foglie ingialliscono e seccano già, le piante avvizziscono. quelle di peperoni stanno già morendo, con i piccoli frutti non ancora pienamente sviluppati, le carote hanno la parte vegetativa fuori terra stesa dal caldo; solo i meloni sembrano prosperare ancora, pur se le piante danno a loro volta solo segni di ingiallimento.

va indenne da questi problemi solo l’orto di mio figlio, più in alto, che ho sempre criticato perché se l’è fatto in una zona alquanto ombreggiata, e dunque di solito produce meno e più tardi, e inoltre è parzialmente protetto dalla radiazione solare dal telo antigrandine.

insomma, la scelta più giusta si rivela la sua, perché oramai bisogna pensare a farci gli orti col sistema dell’oasi, che ho visto in Marocco.

qui gli orti sono sotto i palmeti, che proteggono dai raggi micidiali del sole anche le piante da frutta sottostanti, che a loro volta fanno da schermo per le verdure più alte, come i fagioli, sotto le quali alla fine vegetano splendidamente le verdure basse.

tutto però viene irrigato moltissimo con l’acqua di sorgente, che non manca neppure nel Sahara, in certi punti particolari, e soprattutto sorgono su una terra nera morbida e ricchissima di humus.

ma qui la terra è argillosa ed ingrata, la siccità la cementifica, le aiole sono attraversate da spaccature larghe due o tre centimetri, che non capisco se sono le gallerie delle talpe messe a nudo oppure le ferite della terra che grida aiuto.

. . .

intanto in città è iniziata un’operazione di emergenza per salvare gli alberi dei parchi e della aiole; girano autobotti per innaffiarli, prima che secchino del tutto.

non so se a breve toccherà anche a me per il mio frutteto sparso; per ora vedo piante con le foglie abbassate, come quelle di un cane che ansima per la sete, ma nessuna ancora è seccata – salvo soltanto una pianta di cachi, che però era già messa male per conto suo.

il pesco ha perfino una decina di frutti miserelli ed il susino ha cominciato a lasciare cadere le sue prugnette semi-selvatiche: pochissime quest’anno, per la siccità, e anche le noci stanno cadendo dagli alberi a chili, prima di maturare; solo il fico promette quest’anno il suo primo raccolto meraviglioso (l’anno scorso fece un frutto solo), se non arriva la grandine a farli fuori prima.

invece l’innesto dell’anno scorso con un prugno capace di darne di grosse e succose è fallito; me ne sono comperato un cestino al supermercato, ma sono talmente insipide, che preferisco andare a raccogliere le mie piccoline, cadute nell’erba, come fossi una gallina, perché sanno molto di più.

. . .

che conseguenze sociali avrà la morte degli orti e dei giardini? lasciatemi fare questa domanda fuori posto.

il clima di quest’estate è quello che i climatologi avevano previsto verso il 2050.

sarà un’annata comunque eccezionale, seguita da qualche remissione? lo si spera, ma la tendenza è catastrofica.

io intanto aspetto qualche grandinata che finisca l’opera; finora è andata anche troppo bene: una sola e neppure troppo feroce, rispetto alle cinque diversamente devastanti dell’estate scorsa.

ma è così che andiamo verso una carestia epocale e il cibo tornerà ad essere un problema?

ho una maialina intelligente, nel suo genere; mi piacerebbe poter dire lo stesso della specie umana, ma alla fine siamo soltanto scimmioni arroganti e stupidi.

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14 commenti

  1. Si mi interessa sia risparmiare per il fattore inquinamento , sia economicamente.
    Tu hai avuto un contratto diverso per l’impianto che hai messo .
    Non ho potuto metterlo perché non ho mai avuto una casa singola in Italia .
    In Francia l’energia elettrica aveva un costo decisamente inferiore rispetto all’Italia .
    Sappiamo il perché .
    Nel mio contratto ho 3.000 kw, sono quelli che prevedono i contratti standard .
    Non si possono accendere contemporaneamente il forno elettrico e l’asciugacapelli perché scatta il contatore e si spegne tutto .
    Hai fatto l’ investimento che ritenevi opportuno, vista la casa grande e singola hai potuto scegliere .
    A me pare che hai già ripreso una parte dei soldi investiti , perché spendi veramente poco . Per trent’anni hai la garanzia e riprenderai nei tempi stabiliti la parte restante dei soldi che hai anticipato .
    Anche io tengo il termostato a 17 ° ma spendo un sacco di euro …
    Mi torna il dubbio che non funzioni bene il termostato .

    Ho cambiato società erogatrice, perché le quote mensili erano schizzate troppo in alto, la spesa secondo la nuova proposta dovrebbe essere inferiore .
    Vedrò se sarà vero .

    Riguardo agli orti marocchini ho tutto da imparare …

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    • non hai un contratto a 3mila kw, hai un contratto a 3kwh, cioè il tuo consumo massimo orario può essere di 3 kw. io ce l’ho a 6 kwh, visto che riscaldo la casa con la pompa di calore che va ad elettricità.
      4mila kw era il consumo annuale totale che mi veniva regalato dalla società per i primi due anni, per incentivarmi al contratto con lei.

      un altro fattore importante di risparmio che ho trascurato sono i serramenti isolanti e il cappotto termico; ma qui parliamo di un altro paio di decine di migliaia di euro di investimento, d’altra parte obbligatorio oggi, se si vuole ristrutturare una casa…

      anche io dei dubbi sul termostato: anche se lo imposto a 17, in alcune stanze le temperature sono più alte, ma certamente dipende dal fatto che il calore sale per le scale e la mia casa è molto aperta all’interno.

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  2. Grazie per gli spunti sull’orto marocchino, ci dovremo per forza adattare! Anche qui da me è praticamente morto tutto, resiste ancora qualche pomodoro datterino, per il resto mia suocera ha già provveduto a rimuovere le piante ormai sfinite. Ci ha riprovato con le zucchine, però, ma non so come andrà stavolta. I fagiolini sono alti ma non hanno prodotto nulla, pochissimi fiori e quindi scarsissima resa. Annata disastrosa a cui le dico sempre che dovrà irrimediabilmente abituarsi, se non si decide a darmi retta e cambiare.

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    • anche io stavo pensando di rimettere le zucchine, ma non se ne trovano più nei vivai; stamattina ho provato a bonificarle spogliandole di tutte le foglie secche, in pratica riducendole ad un terzo; vediamo se la parte verde riprende a produrre.
      intanto sono passato a bietole, carote e pomodori; questi non mi deludono, forse perché non li ho potati, hanno fatto una mezza foresta, si seccano ai margini, ma dentro restano in ombra e danno frutti.

      i fagioli ho dovuto estirparli perché non hanno dato nulla ed erano già secchi, ho provato a seminarli di nuovo, ma mi pare per la gioia delle talpe.,..

      per me è stata un’annata felice rispetto all’anno scorso, ma mi pare sostanzialmente finita, sto raccogliendo patate (piccole piccole) e cipolle…

      ho buone speranze solo per i meloni…

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      • Io sono già col pensiero all’orto invernale: zucche, cavoli e broccoli. Se mio marito mi aiuta, lo faremo nel pezzo di terra dove il terreno è decisamente migliore. Speriamo bene!

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        • perché consideri le zucche un frutto invernale? io ne ho già tre del diametro di una trentina di centimetri…
          mi ricordo la mostra annuale delle zucche in Germania, che si faceva ad ottobre…

          ance i cavoli li ho già raccolti, ma sicuramente li pianterò di nuovo, loro sì per l’inverno…

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  3. I lavori per me vanno benissimo secondo …Anche se il mio parere non conta un bel niente .
    I tuoi vicini amano solo le recinzioni che fan tutti. Eppoi non hanno di meglio da fare 😉
    Il portone è bellissimo !
    Ammappete …
    Mi hanno stupito i tuoi consumi ! Come fai ?
    Bisogna che mi spieghi bene perché io spendo troppo ,voglio fare economia .
    Eppoi si deve fare economia !
    La maialona vuole mangiare bene e in abbondanza.
    La golosastra
    Dai ,non tenere a dieta né lei né i piccoli 🤣
    Il sacco portalo in casa ,forse è meglio ,ma chiudi bene altrimenti saranno guai .
    Riguardo al resto l’acqua in particolare accidenti mi prende molto …
    Non ci resta che piangere
    Comunque ,anche se è caldo da morire, buon sabato 🐞🍀

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    • non è un problema di consumi, ma di contratti.
      io consumo quasi 4mila kw l’anno in tutto tra elettricità e riscaldamento, non saprei dire se sono tanti o pochi.
      la casa è grande, ma non la riscaldo tutta: no alla taverna, no alla seconda camera e alla terza, se non arrivano ospiti. d’inverno metto il termostato sui 17 gradi, non tanto per risparmiare, ma per igiene: col troppo caldo ci si ammala.
      sono stato beneficiato dal contratto che per i primi due anni mi regalava i primi 4milla kw. da febbraio sono nel nuovo regime, ma faccio conto di non spendere più di 70-80 euro al mese; vedremo il conguaglio a gennaio dell’anno prossimo.
      un po’ di elettricità che produco la vendo anche, quindi questo abbassa ancora i costi.
      questo è il frutto di un investimento cospicuo, tra pannelli e accumulo; ma il 50% mi viene restituito in quote decennali, 3mila euro di contributo li ho avuti dalla regione; diciamo che di spesa netta sono rimasto sui 12mila euro, anche se ho dovuto anticiparne ben di più.
      l’impianto è garantito 30 anni, ha come spesa di manutenzione solo la modesta pulizia dei pannelli ogni due anni, e dunque l’investimento dovrebbe essere valsa la spesa.
      scusa se ho reso evidente il lato economico, ma hai chiesto tu… 😉

      spero che il tempo ti conceda del refrigerio, soffro un poco il caldo anche qui, ma sono ipersensibile, certamente.

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