due ascensori al Castello di Brescia: al prezzo di uno? – 321

dalla terrazza della casa di Brescia nord, dove vive la terza dei miei figli, guardo sorpreso il costone settentrionale del colle sul quale sorge il Castello di Brescia, la rocca Cidnea: completamente spogliato degli alberi, ridotto a nuda roccia.

non è un effetto della siccità, come mi capita di vedere poco dopo in tutta la bassa Valcamonica, passandoci in auto, ogni piccolo rilievo e il basso dei costoni montuosi, pieni di alberi ed arbusti secchi, uccisi dalla mancanza d’acqua, ma un preciso intervento umano.

probabilmente sono i primi passi per la costruzione dell’ascensore previsto, per superare i meno di 50 metri di dislivello della fortezza dal centro storico.

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oggi il monumento è facilmente raggiungibile da diverse vie di accesso:

le scalinate da piazzetta Tito Speri, contigua a piazza del Duomo, poco più di un centinaio di scalini e poi si è nel parco sottostante, con ancora qualche salitella da fare nel verde;

la salita normale per una strada acciottolata, con una nuova piccola rampa di scale più avanti;

qui si arriva anche da una breve scala a fianco dello sbocco nel centro storico della galleria, costruita negli anni Cinquanta;

una seconda scalinata storica, molto pittoresca, raggiunge sempre la via sant’Urbano, appena detta, e parte da un antico isolato sul lato opposto, ad est della galleria;

la bellissima e più lunga strada acciottolata che sale dal complesso di Santa Giulia e sbocca presso i resti della porta romana che congiungeva la città con la Val Sabbia, per la via dei monti, prima che i veneziani tagliassero il colle con la Pusterla, per aumentare la sicurezza militare delle mura: poi qualche centinaio di metri in leggera salita nel parco, passando di fianco alla ciesa e al convento di San Pietro in Oliveto;

la strada asfaltata da Porta Venezia, percorribile anche dalle auto, che è stata costruita in parte demolendo le antiche mura venete sul loro lato orientale, in parte asfaltandole sopra;

un’altra strada asfaltata, per il traffico auto, costruita allo stesso modo e sempre al posto delle mura, demolendole, sul lato ovest;

e infine vi è l’antica pusterla, sul lato nord: uno stretto passaggio a scale fiancheggiata da altissime mura. che doveva restare segreta e invece servì ai francesi per conquistare il castello e la città nel 1512 e massacrarne un quarto degli abitanti.

tutt’altro che inaccessibile il castello, dunque, e oggi perfino servito da qualche sparuto piccolo autobus che parte da piazza del Duomo.

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che bisogno c’era dell’ascensore lo sanno i politici, di destra e di sinistra, che per decenni hanno agitato il progetto, e indubbiamente anche gli elettori che li hanno sempre votati perché facessero anche questo nuovo scempio.

a questo punto va anche detto che il vecchio progetto delle destre era però molto migliore, in quanto almeno lo faceva partire dall’interno della galleria già esistente e da trasformare in parcheggio: in verticale e senza alterazione del paesaggio e delle vedute del monumento.

l’ascensore voluto dai democratici e più ancora dalla Regione Lombardia, che l’ha improvvisamente finanziato con 4 milioni di euro, sui 4,5 totali di costo previsto, per 112 metri totali di lunghezza, sarà invece interrato soltanto per due terzi, ma nel tratto finale, in cui si accosta alle mura, sarà esterno: un bel pugno nell’occhio, di vetro, che andrà a sovrapporsi alle mura prima viscontee e poi veneziane, e provocherà, anzi in parte ha già provocato, la distruzione del parco sottostante per la costruzione.

in questo schemino, come si vede, appare già estirpato il grande parco verde sotto e sopra il quale passerà l’ascensore

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non pare che la stampa locale ammetta in alcun modo una discussione di queste scelte, del resto siamo da tempo in una democratura ottusa e stupida, sia a livello generale che locale e, se uno avanza delle critiche, l’unica risposta, a tutti i livelli, è qualcuno che ulula di essere stato offeso.

si offendano pure, questo progetto è idiota.

come rimpiango di non essere in Germania, a Stuttgart, ci sarebbero già centinaia di persone incatenate agli alberi per difenderli, e disposte a passare la notte fra di loro per dichiarare che non devono essere abbattuti.

invece siamo in Italia, e lo scempio è caldeggiato da una associazione spudorata che si è autodefinita: Amici del Castello; e meno male che pensano di esserlo.

si invocherebbe il vecchio proverbio, dagli amici mi guardi Iddio, se l’invocato al momento non sembrasse distratto sulle sorti del pianeta intero, figurarsi su quelle di un vecchio castello locale: è già tanto che i bresciani non lo abbiano spianato per farci un lunapark, al quale, effettivamente, l’ascensore sarebbe più adatto.

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ma pensate che, non bastasse questo, per arrivare al piazzale di base, un secondo ascensore è previsto a partire da qi, dove resiste una grottesca locomotiva a vapore portata lì sempre col criterio del lunapark e da allora rimasta indisturbata…

giusto per evitare un paio di rampe di scale all’aperto in un panorama stupendo, per raggiungere il Museo delle Armi, la tradizionale produzione per cui Brescia era famosa secoli fa e, in forma aggiornata, la Val Trompia e Gardone anche oggi.

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il Sovrintendente ha approvato queste trovate soltanto l’ultimo giorno utile, dopo avere combattuto per mesi per eliminare gli scempi peggiori, ma alla fine gli ha pur dato il via libera; posso ben capirlo e percepire le pressioni alle quali è stato sottoposto.

almeno in questo modo i lavori inizieranno alla fine dell’anno prossimo, alla fine del cosiddetto Anno della cultura, che si fa con i soldi che sembra servano a risarcire Brescia e Bergamo della strage covid del 2020, dovuta anche alle sottovalutazioni della pandemia, direi criminali, sia della destra sia della sinistra, senza differenze sostanziali.

qualcuno potrebbe pensare che è un vero insulto all’intelligenza (a proposito di offese) spendere i fondi per l’Anno della Cultura in questo modo, mentre il teatro romano giace completamente trascurato da decenni e non si vede traccia di un recupero.

ma purtroppo la sinistra bresciana è carica del peso di grandi e piccole scelte urbanistiche completamente sbagliate e questa è perfettamente in linea con la sua tradizione: basta un appello antifascista e molti vanno a votarla senza entrare nel merito delle proposte.

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in queste settimane si è conclusa la demolizione delle torri del nuovo quartiere modello di San Polo, progettate dal luminare Benevolo e rivelatesi un errore marchiano, ma funzionale allo svuotamento del centro storico dai ceti popolari che lo abitavano tradizionalmente: fu il fiore all’occhiello della sinistra democristiana.

altri errori, per così dire minori, la costruzione del centro commerciale Freccia Rossa, ai margini del centro storico, in una fabbrica dismessa; e dopo un decennio sta andando verso la chiusura, travolto da altri centri che si continuano ad autorizzare a getto continuo e che si sostituiscono l’uno all’altro nell’essere di moda per qualche anno e poi finire in crisi.

ma la tradizione devastatrice è un tratto culturale omogeneo che supera le tradizioni politiche e segna la storia della città: parte dalla Brescia zanardelliana che si disfò delle mura venete, proseguì con quella fascista che demolì il cuoredelcmntro storico per farci Piazza della Vittoria, e proseguì negli anni del sindaco democristiano Boni, con la demolizione dell’atico ospedale quattrocentesco nel cuore sempre del centro storico, per farci condominii

e che dire della copertura cementificata con trasformazione in parcheggio della Fossa Bagni, l’unico tratto rimasto, o quasi, del fossato che circondava le mura venete?

prima ancora metteteci la demolizione del vecchio Macello Comunale ottocentesco.

l’ultima distrazione, chiamiamola così, è avvenuta pochissimo tempo fa, quando, per lavori infrastrutturali sono state scoperte attorno a piazza Garibaldi le basi ancora esistenti delle vecchie mura di porta Milano e anziché rendere permanente la modestissima deviazione del traffico di una ventina di metri, tenendole visibili, si è colta al volo l’occasione per ricementificarle di nuovo e ricostituire in tutta la sua linearità quella specie di autostrada urbana che chiamano ring.

da questo bilancio in perdita si scostano solo due iniziative positive: il recupero del monastero di Santa Giulia, oggi trasformato nello straordinario Museo della Città, e la metropolitana, di cui però i successori di Corsini, che la volle, sembrano quasi vergognarsi, visto che non prendono le iniziative conseguenti a valorizzarla, come l’integrale pedonalizzazione del centro storico nell’asse di attraversamento, almeno…

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potrei pensare di essere il solito malmostoso passatista, se non sentissi giudizi analoghi attorno a me, nella cerchia delle persone che vagamente frequento; e questo mi fa pensare che la disapprovazione sia abbastanza diffusa, almeno tra coloro che hanno a cuore questi problemi.

ma non nell’Amministrazione comunale, che ha fatto una scommessa sull’ascensore del Castello, non so neppure quanto convinta, e oggi dice che questo rientra nel disegno complessivo di una Brescia del futuro, come spiega il sindaco Del Bono: quel che conta è che il sito sarà dotato di strutture e funzioni prima non esistenti, e che verrà intercettato il tema della mobilità a beneficio di tutti i visitatori.

ma ai bresciani va bene così, evidentemente, visto che è fallito a fine anno scorso l’obiettivo di raccogliere 10mila firma per indire un referendum.

la risposta verrà dal futuro: dalla lievitazione dei costi e dai costi di manutenzione della struttura, oggi valutati in 160mila l’anno, ma per essere economicamente sostenibile dovrebbe avere un traffico francamente impossibile.

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intanto la stessa Sovrintendenza che ha approvato a denti stretti questa trovata, ha invece bocciato la stazione della Tav per il Garda sulla linea Brescia-Verona in via di realizzazione.

L’alta velocità è strategica ma non lo è lo scalo a San Martino che consumerebbe troppo territorio, dice il Sovrintendente.

dai lavori ferroviari sono emersi i resti di un tempio a Montonale e di due ville romane di età compresa tra il I secolo avanti Cristo e il IV dopo Cristo, in località Montelungo, e a San Lorenzo i resti di un villaggio capanniforme, il tassello che mancava per scoprire la storia pre-palafitticola.

fibule, ornamenti, ceramiche e monete con l’effige dei vari imperatori che si sono susseguiti nelle abitazioni di villeggiatura dei romani antichi e, restaurati, verranno collocati al museo Rambotti di Desenzano, che probabilmente necessiterà di un ampliamento.

e il Sovrintendente commenta: La Tav, che passa proprio sulle due ville romane, è un’infrastruttura strategica e ormai necessaria, ma un’altra stazione no. Sono contrario alla sua realizzazione, consumerebbe inutilmente altro territorio.

lascio ai miei lettori scoprire il mistero glorioso dell’utilità di una TAV senza stazioni e, chiedo scusa al Sovrintendene, che è certamente una persona per bene e da appoggiare: ma lasci passare l’ascensore per il castello di Brescia e non so quante decine di km di TAV, anche sopra una villa romana, che spero almeno verrà spostata nelle vicinanze e poi blocchi una stazione?

capisco il peso dei nuovi collegamenti stradali e quant’altro, ma a me pare una specie di rivalsa fuori posto.

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per il resto, il Sovrintendente dice cose sacrosante: Dalla fascia a lago all’entroterra, il territorio del Garda va tutelato. Devono finire i tempi della cementificazione, delle costruzioni sul verde, del business a scapito dell’ambiente. Per la costa del lago ormai è andata come è andata, ma ora è il momento di proteggere almeno l’entroterra.

ma allora cominci proprio da una stazione ferroviaria, dopo aver lasciato passare una TAV intera?

sarà questa a determinare il tracollo del territorio?

giusto dire consumo del suolo, zero,

ma poi perché aggiungere: Ben vengano i nuovi hotel di lusso per riqualificare l’offerta turistica, ma da realizzarsi solo recuperando aree già edificate, non sul verde e non a scapito del paesaggio?

qualcuno è davvero convinto che abbiamo ancora davanti gli anni del lusso trionfante e che il nostro futuro sta nel turismo, per giunta di lusso?

3 commenti

  1. Avvisami quando sarà finito! Non ho capito la logica dell’opera: portare il turista in giro senza fargli fare sforzi? Allora meglio un servizio di risciò a prezzo calmierato, almeno dava lavoro. Sul turismo di lusso non so che dire, certo è il sogno di tutti avere un turismo di lusso, cioè di ricconi che spendono e spandono. Vogliono fare tutti Dubai… e poi ci mancano i russi, come continuano a dire tutte le radio. E grazie al cavolo… Ma gli amministratori vogliono davvero il bene delle proprie città? O si fanno solo guidare dalle spinte delle lobby (o degli amici degli amici?). Qui per non sbagliare l’ultima amministrazione in cinque anni non ha fatto niente. Meglio così!

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    • lo voleva la destra (fatto meglio), e alla fine lo ha fatto la sinistra, peggio.
      oramai mi pare un regola generale della politica in Italia.
      la sinistra, per prendere voti, non fa la sinistra, fa la destra…, una brutta imitazione che, allora, fa preferire l’originale…

      meglio il non fare nulla, concordo.

      i ricconi sulle portantine, con dei baldi ragazzotti a fare i portantini: ci sono in Cina e anche in Giappone_ , qui addirittura in costume: modernizziamoci!

      io mi auguro di non vederlo mai finito, travolto dai costi e dalla crisi…

      però vedrai che prima guasteranno le mura per farlo e poi lasceranno tutto lì per anni a putrefarsi, non finito, anche questo è un classico bresciano…

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