finalmente trovato in Giuseppe Flavio lo Jeshuu storico (ed “egiziano”). 52-53 d.C. – L’Annuncio del Nuovo Regno: Introduzione. 16 – 330

qualcuno ha letto davvero il mio ultimo post di questa lunghissima Introduzione a puntate?

credo di no, altrimenti avrebbe fatto un salto dicendo: eccolo, finalmente… , intendo Jeshuu in Giuseppe Flavio.

ma per i distratti ricopio di nuovo i due passi, della prima opera, dell’80 d.C. circa, e della seconda, del 90 d.C., in cui Giuseppe Flavio parla di Jeshuu, pur senza farne neppure il nome, in segno di estremo disprezzo, dato che gli è ferocemente avverso, come poteva esserlo il membro dell’aristocrazia giudea di Gerusalemme verso un sedicente messia che veniva dall’agraria e semi-selvaggia Galilea.

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La Guerra Giudaica Libro II 258 – 13, 4. Oltre a questi, si formò un’altra banda di delinquenti: le loro mani erano meno lorde di sangue, ma le loro intenzioni non erano meno empie, sì che il danno da essi inferto al benessere della città non restò inferiore a quello arrecato dai sicari. 259 Individui falsi e bugiardi, fingendo di essere ispirati da Dio e macchinando disordini e rivoluzioni, spingevano il popolo al fanatismo religioso e lo conducevano nel deserto, promettendo che ivi Dio avrebbe mostrato loro segni premonitori della liberazione. 260 Contro costoro Felice, considerandoli come istigatori alla ribellione, mandò truppe a cavallo e a piedi e ne fece grande strage. 261 – 13, 5. Ma guai ancor maggiori attirò sui giudei il falso profeta egiziano. Arrivò infatti nel paese un ciarlatano che, guadagnatasi la fama di profeta, raccolse una turba di circa 30mila individui che s’erano lasciati abbindolare da lui, 262 li guidò dal deserto al monte detto degli ulivi e di lì si preparava a piombare in forze su Gerusalemme, a battere la guarnigione romana e a farsi signore del popolo con l’aiuto dei suoi seguaci in armi. 263 Felice prevenne il suo attacco affrontandolo con i soldati romani, e tutto il popolo collaborò alla difesa sì che, avvenuto lo scontro, l’egizio riuscì a scampare con alcuni pochi, la maggior parte dei suoi seguaci furono catturati o uccisi mentre tutti gli altri si dispersero rintanandosi ognuno nel suo paese.

Antichità Giudaiche Libro 20 167 – 6. I ribelli infestarono la città di tante simili contaminazioni. Perciò impostori e truffatori incitavano la plebe a seguirli nel deserto; 168 promettendo di mostrare loro indubbi prodigi e segni che sarebbero stati realizzati in armonia del disegno di Dio. Molti si lasciarono persuadere e pagarono il castigo della loro follia; furono, infatti, portati alla presenza di Felice, il quale li punì. 169 In quel tempo venne dall’Egitto a Gerusalemme un uomo che diceva di essere un profeta e suggeriva alle folle del popolino di seguirlo sulla collina chiamata Monte degli Ulivi, che è dirimpetto alla città, dalla quale dista 5 stadi. [circa 900 metri] 170 Costui asseriva che da là voleva dimostrare come a un suo comando sarebbero cadute le mura di Gerusalemme e attraverso di esse avrebbe aperto per loro un ingresso alla città. 171 Udita tale cosa, Felice ordinò ai suoi soldati di prendere le armi; e con una notevole forza di cavalleria e di fanti, uscirono da Gerusalemme e si lanciarono sull’egiziano e sui suoi seguaci uccidendone 400 e catturando 200 prigionieri. L’egiziano fuggì dalla battaglia e si dileguò. 172 Allora i ribelli ancora una volta incitarono il popolo a fare guerra contro i Romani, dicendo di non obbedire loro; e a quanti non li seguivano incendiavano e saccheggiavano i villaggi.

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immagino le proteste, ma proviamo prima a raccogliere le obiezioni, per vedere se abbiamo delle critiche credibili che le smantellano; poi esamineremo gli indizi, che diventeranno via via più stringenti.

e in questo modo avremo anche il vantaggio che le obiezioni, una volta smantellate, potranno trasformarsi in indizi.

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1. qui il protagonista è un egiziano, non un ebreo, come Jeshuu.

veramente Giuseppe Flavio definisce egiziano questo falso profeta soltanto nella sua prima opera, nella seconda scrive, più prudentemente e forse più precisamente, che venne dall’Egitto a Gerusalemme.

che Jeshu fosse vissuto in Egitto per lunghi anni ce lo dice un’altra fonte storica, Celso, nel suo Discorso vero, nel quale conduce una critica serrata del cristianesimo: qui si rivolge idealmente al Gesù dei cristiani e gli dice: A causa della tua povertà, hai lavorato come salariato in Egitto, dove sei diventato esperto in taluni poteri, di cui vanno fieri gli Egiziani. Poi sei tornato. 1, 28.

qualcosa di vagamente simile torna anche nelle confuse, ma ostili tradizioni orali ebraiche, raccolte, secoli dopo, nelle varie versioni del Toledot Yeshu, dove si racconta, in alcune versioni, che Gesù, durante il processo alla sinagoga di Tiberiade, era fuggito nei paesi pagani, Egitto o Asia minore, dopo essere stato liberato dai suoi seguaci.

si tratta di notizie, sicuramente ostili, delle quali è difficile stabilire se è Celso che le raccoglie dall’ambiente ebraico, oppure se è questo che le amplifica, dopo averle lette in Celso, ma l’ipotesi più probabile è la prima.

anche fonti cristiane più tarde, come Giustino nel Dialogo con Trifone, 69, e Tertulliano, De spectaculis, 30, attestano che nel terzo secolo tra i non cristiani circolava l’opinione che Gesù avesse esercitato la magia, e questo lo riconnetteva indubbiamente all’Egitto, terra nella quale queste pratiche erano allora molto diffuse.

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ma la migliore riprova della loro fondatezza sta nell’invenzione della fuga in Egitto, che troviamo nel Vangelo secondo Matteo (ma non in quello secondo Luca, che racconta l’infanzia di Gesù in modo sostanzialmente diverso).

che il fatto non sia mai avvenuto in questa forma induce a crederlo la spiegazione del tutto leggendaria con la presunta strage voluta da Erode di addirittura duemila bambini sotto i due anni nati a Betlemme, cifra incredibile, della quale nessun’altra fonte parla.

Matteo giustifica il fatto anche in modo sovrannaturale: 14 Egli [Giuseppe] si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, 15 dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato mio figlio.

ma anche la cronologia è piuttosto incerta.

trascuriamo, per il momento, lo stravolgimento del significato del passo citato, che si trova in Osea, 11,1 in questo contesto: Quando Israele era giovinetto, / io l’ho amato / e dall’Egitto ho chiamato mio figlio.

non è dunque affatto una profezia, ma una rilettura del mito fondativo della fuga degli ebrei dall’Egitto, ed è una suggestione molto vaga quella che suggerisce che, siccome Mosè, il fondatore del popolo ebraico e della sua religione, veniva dall’Egitto, altrettanto doveva fare il nuovo messia, simbolicamente.

esiste dunque anche una fonte cristiana primaria, con Matteo, che chiaramente afferma che Gesù veniva dall’Egitto, anche se poi sminuisce il fatto dicendo che rientrò in Palestina ancora bambino, forse al massimo di due anni, a ricostruire in qualche modo una cronologia traballante.

e anche Paolo, negli Atti, deve allontanare da sé il sospetto di essere il profeta egiziano.

33Allora il comandante si avvicinò, lo arrestò e ordinò che fosse legato con due catene; intanto si informava chi fosse e che cosa avesse fatto. [. . .] 37Sul punto di essere condotto nella fortezza, Paolo disse al comandante: «Posso dirti una parola?». Quello disse: «Conosci il greco? 38Allora non sei tu quell’Egiziano che in questi ultimi tempi ha sobillato e condotto nel deserto i quattromila ribelli?». Atti, 22

questo soggiorno di Jeshuu in Egitto possiamo considerarlo dunque un fatto abbastanza certo, che risolve anche il mistero dei cosiddetti anni perduti di Gesù: che cosa fece nei lunghi anni della maturità che precedettero l’inizio della sua attività pubblica? e perché si decise ad agire soltanto allora?

se pensiamo che Jeshuu abbia passato in Egitto almeno una parte importante di questo periodo, cominciamo a trovare qualche prima risposta alla domanda.

lo Jeshuu storico dunque veniva effettivamente dall’Egitto e dunque non vi è nulla di strano se una fonte a lui ostile lo chiamava, sarcasticamente, l’Egiziano.

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2. ma il profeta egiziano viene descritto come un violento leader rivoluzionario, mentre Gesù era un predicatore di pace che invitava a porgere l’altra guancia.

in realtà proprio anche nel racconto dei vangeli, ben più tardo dei fatti, emerge qualche traccia di un carattere non del tutto pacifico della situazione; nella cena che precede la cattura Gesù avrebbe detto ai suoi seguaci: «Ma ora […] chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della scrittura: “E fu annoverato tra gli empi”. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento». Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade». Ma egli disse: «Basta!» Vangelo secondo Luca, 22,35-38

del resto, se il quadro storico dei tempi in cui visse lo Jeshuu storico è quello che Giuseppe Flavio descrive, è difficile pensare che la sua predicazione potesse essere totalmente estranea alla mentalità dominante tra glie ebrei del tempo, e il successo che le viene attribuito non può essere separato dalle frementi attese messianiche e dall’ostilità contro i romani e l’élite ebraica loro succube.

quindi questa obiezione non è risolutiva; anzi, si veda sotto tra gli indizi favorevoli all’identificazione, il n. 6.

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3. ma qui Giuseppe Flavio dice che il profeta egiziano non entrò mai in Gerusalemme, e i vangeli, invece, si diffondono a raccontare l’ingresso trionfale di Gesù, anche se poi si dimenticano di dare una spiegazione attendibile sui motivi per i quali, dopo avere praticamente conquistato la città, si sarebbe ritirato da questa sul monte degli Ulivi.

però questo non è vero: nel nucleo originale del Vangelo secondo Giovanni, la più antica versione dei fatti, si dice, a leggerlo attentamente, e come vedremo meglio nell’analisi del testo, che la folla andò incontro a Gesù dalla città, non che lui vi fosse entrato; sono i vangeli successivi che attribuiscono a Gesù questa entrata trionfale che lo Jeshuu che veniva dall’Egitto non fece mai.

ma già questo solo episodio rivela bene come lavoravano i primi entusiasti seguaci e ci consente di immaginare bene di quali altre invenzioni abbiano riempito le loro storie.

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4. ma la cronologia è incompatibile! tutte le fonti cristiane sono concordi nell’attribuire a un ventennio precedente, attorno al 30 d.C., la vicenda di Gesù; questa invece si svolge dopo l’arrivo in Palestina di Felice come procuratore nel 52 d.C.; e accettare questa nuova datazione significa dover cambiare i nomi di alcuni protagonisti, a cominciare da Pilato, fino ai sommi sacerdoti Anna e Caifa; non solo, ma svaniscono nel puramente leggendario anche altri testi base della tradizione cristiana come gli Atti degli apostoli e le Lettere di Saul/Paolo.

ma il carattere leggendario di questi ultimi testi si dimostra prima di tutto per una loro analisi interna; rinvio alla mia ricerca di qualche anno fa sul carattere spurio dell’epistolario paolino; quanto agli Atti degli Apostoli, vennero composti con lo scopo prioritario di smentire le Lettere, nella loro prima versione marcionita, considerata eretica, e prima che venissero normalizzate; e il loro carattere del tutto leggendario diventa pacifico ed evidente se si restituisce loro il finale autentico ed imbarazzante, che venne in seguito censurato, e racconta della missione finale di Paolo a Londra, dove converte in massa la popolazione di quella città; e sarebbe del tutto dimenticato, se non esistesse tuttora lì l’immane cattedrale di San Paolo a perenne memoria di questa straordinaria leggenda.

rimane piuttosto da spiegare quali sono i motivi di questo slittamento della collocazione dei fatti nelle successive narrazioni cristiane, ed ammetto che è un punto dove le ipotesi si accavallano e possono non risultare del tutto convincenti.

tuttavia la principale va chiaramente individuata nella necessità di far coincidere la vicenda terrena di Jeshuu con i tempi delle profezie bibliche e in particolare con quella di Daniele delle settanta settimane di anni che dovevano passare fra il ritorno degli ebrei dall’esilio di Babilonia e il ritorno del messia:

24Settanta settimane sono fissate
per il tuo popolo e per la tua santa città
per mettere fine all’empietà,
mettere i sigilli ai peccati,
espiare l’iniquità,
stabilire una giustizia eterna,
suggellare visione e profezia
e ungere il Santo dei Santi.
25Sappi e intendi bene:
da quando uscì la parola
sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme
fino a un principe consacrato,
vi saranno sette settimane.
Durante sessantadue settimane
saranno restaurati, riedificati piazze e fossati,
e ciò in tempi angosciosi.
26Dopo sessantadue settimane,
un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui.
Il popolo di un principe che verrà
distruggerà la città e il santuario;
la sua fine sarà un’inondazione
e guerra e desolazioni sono decretate fino all’ultimo.
27Egli stringerà una solida alleanza con molti
per una settimana e, nello spazio di metà settimana,
farà cessare il sacrificio e l’offerta;
sull’ala del tempio porrà l’abominio devastante,
finché un decreto di rovina
non si riversi sul devastatore».

i calcoli maniacali degli ebrei del tempo facevano decorrere questo periodo di quasi mezzo millennio dal comando di restaurare e ricostruire Gerusalemme dato da re Artaserse I di Persia nel 445 a.C.; secondo la tradizione ebraica un anno è composto da 360 giorni; dunque, i 483 anni di questa profezia, calcolati sul calendario ebraico, a partire dal 445 a.C. avrebbero portato al 30 d.C., che è appunto la data verso la quale cercano di convergere le incerte cronologie della tradizione cristiana, anche se diversi dettagli rimangono incompatibili con questa datazione.

quindi, una volta deciso che Jeshuu doveva essere il messia e che il messia doveva arrivare attorno al 30 d.C., è logico che si spostassero i fatti a quel momento, cambiando quindi anche i nomi dei personaggi storici di conseguenza, governatori romani e sommo sacerdote (sempre uno solo, e mai due in contemporanea, come dagli assurdi racconti evangelici).

in questo caso il nome di Pilato sarebbe stato sostituito a quello di Felice in seguito; fra l’altro, per quel che si conosce dei personaggi, la rappresentazione psicologica di Pilato non è compatibile con quello che sappiamo di lui come personaggio storico, così come la carica di procurator che gli viene attribuita (Pilato era praefectus), mentre sia il carattere che la carica sono compatibili con quello che sappiamo di Felice, cioè per come è descritto da Giuseppe Flavio nei passi che abbiamo citato nell’ultimo post.

ma occorrerà tornare sulla questione nell’analisi di questo punto del testo del Vangelo secondo Giovanni.

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ma possibile che gli inventori di queste tradizioni fossero così bugiardi? la mia risposta è semplicemente sì: che cos’altro potete aspettarvi da uomini che ebbero perfino la faccia tosta di inventarsi una resurrezione dai morti?

ma non è possibile, piuttosto, che sia Giuseppe Flavio a confondere le date?

no, qui sta raccontando di fatti avvenuti quando aveva 15 anni, qui per la prima volta diventa quasi testimone oculare di quello che racconta: che si sia sbagliato, è impossibile.

ed è impossibile anche che siano stati dei manipolatori cristiani delle sue due opere a spostare il racconto più avanti di vent’anni, e sostituire Pilato con Felice, per nascondere che nel profeta egiziano si nascondeva Gesù, visto con odio da un ebreo tradizionalista ed osservante: il racconto è inserito in un quadro coerente e stringente degli avvenimenti attorno agli anni Cinquanta, non può essere separato da loro.

quindi anche questa obiezione si rivela non risolutiva.

rimane solo la potenza di fuoco praticamente indistruttibile di quasi due millenni di invenzioni per negare l’identificazione…

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5. ma ho tenuto per ultima l’obiezione più potente: e i testimoni oculari? la continuità delle loro testimonianze nel tempo, le tradizioni sui luoghi…

possibile che un insieme di menzogne simile si sia potuto affermare senza trovare nessuno che le smentisse?

qui devo rispondere su due piani diversi.

il primo riguarda l’ambiente nel quale i fatti si svolsero: la Palestina; ma qui, appunto, queste palesi menzogne non si affermarono affatto; gli ebrei le rifiutarono tutti, perfino i seguaci di quel Giovanni il Battezzatore, che pure dovevano essere in teoria tanto vicini all’azione di Jeshuu, ma da allora e per duemila anni lo considerano un traditore satanico e i suoi seguaci dei bugiardi.

il cristianesimo infatti si è affermato soltanto fuori dall’ambiente di chi ben poteva avere conosciuto i fatti e in altre realtà culturali, come quella del Mediterraneo ellenistico e romano, oppure quella dell’India, parzialmente coinvolta dalla predicazione del fratello gemello di Jeshuu, Giuda il gemello, cioè Tommaso, che vi si sarebbe recato, secondo la tradizione, appunto nel 53 d.C., guarda caso, evidentemente in fuga dopo il fallimento del tentativo del fratello.

qui il racconto miracoloso della vittoria contro la morte e le malattie poteva rispondere a bisogni profondi, assieme al messaggio straordinario che su questo ceppo leggendario si innestò, di una nuova morale dell’amore reciproco, del perdono, del rifiuto della violenza che costituiva la base stessa del potere imperiale romano.

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ma il secondo piano della risposta riguarda più da vicino il destino stesso di questi testimoni; lo esamineremo meglio proseguendo, ma possiamo fin d’ora anticipare qualcosa.

il fallimento del tentativo dello Jeshuu egiziano comportò una strage dei suoi seguaci veramente notevole, a quel che dice Giuseppe Flavio: 400 ammazzati e 200 catturati, secondo le Antichità Giudaiche, dove non si leggono altri numeri, mentre la Guerra Giudaica parla di 30mila persone raccolte con Jeshuu sul Monte degli Ulivi, di fronte a Gerusalemme, e la maggior parte dei suoi seguaci furono catturati o uccisi, mentre tutti gli altri si dispersero rintanandosi ognuno nel suo paese, assieme a lui stesso, che si sarebbe sottratto alla cattura, secondo le enigmatiche espressioni che Giuseppe Flavio usa: l’egizio riuscì a scampare con alcuni pochi, Guerra giudaica 2, 233; L’Egiziano fuggì dalla battaglia e si dileguò, Antichità giudaiche, 20, 171.

le due versioni si contraddicono: sarebbe stata una strage immensa, di almeno 20mila persone, a stare ai numeri della prima opera, mentre la seconda ridimensiona di molto lo scenario; ma allora forse anche va ripensato al numero effettivo dei seguaci che possono avere accompagnato Jeshuu su quel monte, in attesa di un intervento divino che facesse crollare le mura della città.

in ogni caso Giuseppe Flavio ci sta dicendo che la maggior parte dei seguaci di Jeshuu raccoltisi quel giorno, furono uccisi; e potevano essere alcune centinaia tra i militanti disposti a combattere e alcune migliaia tra i seguaci generici, che si accontentarono di scappare per salvare la pelle.

tralascio per il momento di considerare se Jeshuu fosse o meno coinvolto con i suoi seguaci nella strage che aveva colpito sette anni prima, nel 46 d.C., i due figli di Giuda il Galileo che vennero catturati e crocifissi dai romani, ma certamente molti altri morirono qualche anno dopo nella prima guerra giudaica e nella distruzione di Gerusalemme.

quindi non possiamo pensare a comunità di cristiani già organizzate da Paolo nel variopinto mondo romano, come ci raccontano presunte lettere sue, che sarebbero state scritte, alcune, addirittura prima dell’impresa di Jeshuu, o gli Atti degli Apostoli, che descrivono invece la chiesa cristiana come si andava effettivamente organizzandosi dalla fine del primo secolo.

il processo di formazione del cristianesimo fu comunque impetuoso dopo la distruzione di Gerusalemme, dal 70 d.C. in poi, e si svolse, come detto, soprattutto nelle comunità non ebraiche e per la predicazione, in luoghi diversi, di alcune figure isolate, diversamente suggestive e carismatiche, che sono quelle di cui ci parla verso il 140 d.C. Papia di Ierapoli, che non nomina mai Paolo, non lo conosce e non ha mai sentito parlare delle sue Lettere, ma indica una gerarchia di seguaci che assumono ruolo di riferimento ben diversa da quella descritta qualche anno dopo dagli Atti: Tommaso, appunto, ma in India, Filippo, soprattutto, Marco, Matteo (ma quello della tradizione successiva), Giovanni, Simone, detto Pietro, e altri: che cosa disse Andrea o che cosa Pietro o che cosa Filippo o che cosa Tommaso o Giacomo o che cosa Giovanni o Matteo o alcun altro dei discepoli del Signore fr. 2 in Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, III, 39, 1-16.

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ma qui si osserva che a quasi ottant’anni dopo i fatti, a stare a questa identificazione, ma a più di un secolo a stare alla cronologia tradizionale, anche Papia non può che cercare qualcuno che avesse convissuto con i presbiteri, cioè con i più anziani; io cercavo di conoscere i discorsi dei presbiteri, dice Papia.

non ci sono più testimoni oculari disponibili per questo primo ricercatore delle origini cristiane, ma forse neppure testimoni dei testimoni oculari; ci sono soltanto le persone più anziane, che possono riferire quello che hanno sentito, quello che hanno capito, quello che sentono, quello che hanno reinterpretato e rivissuto, chissà.

c’era stato il tempo per due generazioni almeno di rielaborazione dell’immaginario collettivo.

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6. ma Giuseppe Flavio del profeta egiziano non dice affatto che fu crocifisso! l’egizio riuscì a scampare con alcuni pochi, dice nella prima opera, e l’espressione potrebbe avere qualche margine di ambiguità; ma nella seconda opera è tranciante e non lascia dubbi: L’egiziano fuggì dalla battaglia e si dileguò.

c’è spazio, forse, per una cattura da parte dei romani, una crocifissione che si conclude con una miracolosa sopravvivenza, dai seguaci poi raccontata come una resurrezione dalla morte? direi di no.

ma non escludo del tutto che possa essere successo qualcosa di simile, e che Giuseppe Flavio qui calchi la mano per umiliare e distruggere la figura di questo profeta, dando la lettura peggiore possibile dell’accaduto, per presentarlo come un vigliacco.

ma in questo caso non mi spiego bene l’attaccamento dei suoi seguaci, che non sono affatto delusi dalla fine tragica di quell’avventura, ma vi vedono qualcosa di miracoloso che rafforza la loro fede e la rende indistruttibile, fosse anche stata questa sopravvivenza precaria e durata non troppo a lungo.

in ogni caso lascio aperta la questione; potrebbe anche essere che qualcuno di molto autorevole nel gruppo, che non voleva rinunciare al prestigio che gli veniva di riflesso dall’amicizia con Jeshuu, si sia totalmente inventato la crocifissione, affermando addirittura di esserne stato testimone diretto, e che poi aveva trovato il sepolcro vuoto, magari assieme ad un complice, per spiegare la sparizione di quel leader così carismatico, e che tutti gli altri gli abbiano creduto, dato che non avevano potuto certamente assistervi.

in questo caso il bugiardo sarebbe stato uno solo: l’autore della più straordinaria bugia della storia… e i creduloni una massa sconfinata, che non ha ancora finito di riprodursi ed espandersi nel mondo.

ma queste bugie e queste creduloneria, chiamata fede, sembravano e forse sembrano ancora il prezzo necessario da pagare per dare sostanza divina ad un messaggio morale di solidarietà umana dalla forza innovativa straordinaria, nel momento in cui cessava di essere appannaggio di qualche ristretta élite filosofica e di potere, per diventare il modo di vita scelto da masse di diseredati e di oppressi.

è così che il cristianesimo, con le sue assurde leggende, è diventato il lontano presupposto della democrazia.

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ma ora, dopo avere visto tutto quello che rende problematico accettare l’identificazione di Jeshuu con questo profeta venuto dall’Egitto, ma anche che in diversi casi diventa piuttosto un indizio a favore, vediamo tutto quello che invece depone inequivocabilmente a favore e che a me sembra stringente; cercherò di essere conciso.

1. la localizzazione: il monte degli Ulivi: nessun dubbio che questa sia anche la localizzazione dell’ultima azione pubblica del Gesù evangelico

2. l’attesa della caduta delle mura di Gerusalemme: è ripetutamente messa in bocca anche al Gesù evangelico la profezia dell’imminente caduta del tempio (e delle mura), con la promessa di ricostruzione miracolosa in tre giorni.

3. la guida dei seguaci del profeta egiziano dal deserto, luogo privilegiato di meditazione e di prova anche per il Gesù evangelico.

4. l’obiezione n. 3, che qui si trasforma in indizio favorevole: la convergenza nel non ingresso a Gerusalemme del profeta egiziano e dello Jeshuu del Vangelo secondo Giovanni.

5. l’opposizione al tentativo del profeta egiziano anche da parte della popolazione di Gerusalemme, almeno secondo Giuseppe Flavio: tutto il popolo collaborò alla difesa; note che cadono nella versione successiva, che risulta, come dire? meno animosa, ma rispecchia bene l’opposizione almeno dell’élite ebraica al tentativo di Gesù, anche secondo la tradizione dei vangeli.

6. il contesto ideologico nel quale Giuseppe Flavio colloca la predicazione del profeta egiziano: fingendo di essere ispirati da Dio […] le loro mani erano meno lorde di sangue; indica con ciò stesso il rifiuto della tattica terroristica dell’ala militante degli zeloti; sembra una perfetta collocazione della predicazione di Jeshuu nel contesto ideologico del tempo, che sostituisce alla lotta armata l’attesa profetica di un diretto intervento divino nella storia.

7. ma alla fine l’argomento principale ed insuperabile è questo: secondo i racconti evangelici Gesù, poco prima della Pasqua di un anno non ben identificato, si reca sul Monte degli Ulivi con alcuni suoi pochi e ristrettissimi seguaci, in consapevole attesa di essere arrestato, peraltro dopo uno straordinario successo di massa; non può impedire però che vi sia uno scontro anche armato nel quadro della sua cattura, che avviene con l’impiego da parte dei romani, non di pochi armati, ma di un gruppo abbastanza impegnativo; e secondo Giuseppe Flavio, per bloccare il profeta egiziano, Felice interviene con una notevole forza di cavalleria e di fanti.

ora la domanda è se è plausibile che due episodi tanto simili siano avvenuti nello stesso luogo, con due protagonisti noti comunque per avere avuto un rapporto e una relazione con l’Egitto, ma soprattutto che Giuseppe Flavio abbia deciso di raccontare quello che sarebbe il secondo, ma di passare sotto silenzio il primo, anzi di scrivere che Gesù era un uomo saggio.

saggio quello che aveva guidato quanto meno dei tafferugli dei suoi seguaci per impedirne l’arresto?

ma soprattutto, anche ammettendo che per Giuseppe Flavio il primo episodio fosse trascurabile, ed è molto difficile pensarlo, per come viene raccontato, possibile che nel raccontare il secondo non gli sfuggisse quasi almeno un accenno al precedente?

dopotutto non cadono proprio così spesso delle coincidenze tanto straordinarie.

. . .

oppure Giuseppe Flavio non aveva mai sentito parlare della presunta cattura di Gesù e di tutto quanto vi era connesso?

potrebbe essere; ma non ne aveva sentito parlare perché ancora nessuno si era inventato questa storia?

oppure l’aveva sentita anche lui, ma non aveva deciso di darle spazio, come si doveva trattare una invenzione indegna di essere presa sul serio?

sì, è probabile che quando Giuseppe Flavio scriveva, queste storie avessero già cominciato a girare, ma lui aveva capito bene che quel Gesù, di cui si favoleggiava fosse stato crocifisso sotto Pilato, non era altro che il profeta egiziano vissuto fino a vent’anni dopo.

e rispose a queste leggende raccontando per bene chi era, secondo lui: un ciarlatano che si era guadagnata la fama di profeta, uno tra i tanti individui falsi e bugiardi, che, fingendo di essere ispirati da Dio e macchinando disordini e rivoluzioni, spingevano il popolo al fanatismo religioso; uno tra gli impostori e truffatori che incitavano la plebe a seguirli nel deserto, promettendo di mostrare loro indubbi prodigi e segni che sarebbero stati realizzati in armonia del disegno di Dio.

5 commenti

  1. Ammetto che seguo con fatica questi tuoi scritti, ma provo a leggerli comunque per un ricordo personale. Avevo un vecchio collega, ex francescano, legato anche da laico alle comunità di base, che mi parlava spesso dell’esistenza storica di Jeshua, come da fonti storiche molto puntuali, legandola ad un vasto movimento che attraversava il Medio Oriente in quegli anni, movimento che lui definiva rivoluzionario. Vorrei passargli questi tuoi scritti ma ho difficoltà a rintracciarlo. Deve essere molto anziano. Ma ne ho un ricordo vivido.

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    • spero che la fatica della lettura dipenda più dall’argomento che dall’esposizione; mi sto sforzando infatti di non essere specialistico senza essere superficiale, ma continuo a pensare che questi post dovrebbero essere recitati a voce e non essere solamente scritti.

      ho incontrato l’altro giorno un mio ex-docente che, da quando è andato in pensione, lavora presso l’Editrice Queriniana. gli ho esposto velocemente le mie tesi ed è inorridito. ed eccomi come Tantalo, vivo nella città specializzata negli studi sul cristianesimo, ma nessuno mi pubblicherà mai: troppo divulgativo per gli esperti del ramo, e troppo ostico per gli altri.

      eppure sto sviluppando tesi davvero innovative e non del tutto campate in aria, mi pare.

      forse dovrei tradurre in inglese questo post e trovare il modo di mandarlo alla Einhorn, la studiosa svedese che, per altra via, è arrivata alla stessa identificazione di Jeshuu col profeta egiziano di Giuseppe Flavio, ma poi ha preso una cantonata davvero terribile su san Paolo.

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      • No, l’esposizione semmai mi consente la lettura d’un argomento che non mi ha mai davvero intrigato. Non so se le tue tesi coincidono con quelle del mio vecchio collega, – credo siano state persino oggetto della sua tesi di laurea in teologia – e la cui vicenda personale non racconto poiché è fatto privato ed egli stesso non è che fosse generoso di dettagli. Ma trovo interessanti certe convergenze. Spero davvero di rintracciarlo prima o poi anche perché le legga.

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        • ti ringrazio.
          so che certi miei scritti sul tema erano fortunosamente arrivati anche ad un sacerdote peruviano dalla solidarietà militante, che il Vaticano aveva relegato in uno sperduto paesino andino di alta montagna, visto che aveva anche problemi di cuore, perché non disturbasse troppo, ma non ho mai avuto riscontro.
          sarebbe interessante ricevere giudizi da altri che si occupano dell’argomento: sono merce rara…
          un blogger che non nomino, per la delicatezza del suo pensiero, si è dato briga di raccogliere organicamente i miei post sul Vangelo di Giovanni di tempo fa e farne un fascicoletto compiuto, che poi mi ha mandato, ed è per questo suo gesto, in fondo, che sto rimettendo in piedi il discorso nella forma più organica che mi riesce, quasi in vista di una pubblicazione almeno virtuale.

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