la Rivelazione, o Apocalisse: l’ultima tessera per la ricostruzione dello Jeshuu storico – L’Annuncio del Nuovo Regno: Introduzione. 20 – 376

17, 1 E uno dei sette angeli, che hanno le sette coppe, venne e parlò con me: «Vieni, ti mostrerò la condanna della grande prostituta, che siede presso le grandi acque. 2 Con lei si sono prostituiti i re della terra, e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione». 3 L’angelo mi trasportò in spirito nel deserto. Là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, che era coperta di nomi blasfemi, aveva sette teste e dieci corna. 4 La donna era vestita di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle; teneva in mano una coppa d’oro, colma degli orrori e delle immondezze della sua prostituzione. 5 Sulla sua fronte stava scritto un nome misterioso: «Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli orrori della terra». 6 E vidi quella donna, ubriaca del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Jeshuu. Al vederla, fui preso da grande stupore. 7 Ma l’angelo mi disse: «Perché ti meravigli? Io ti spiegherò il mistero della donna e della bestia che la porta, quella che ha sette teste e dieci corna. 8 La bestia che hai visto era, ma non è più; salirà dall’abisso, ma per andare verso la rovina. E gli abitanti della terra il cui nome non è scritto nel libro della vita fino dalla fondazione del mondo, stupiranno al vedere che la bestia era, e non è più; ma riapparirà. 9 Qui è necessaria una mente saggia. Le sette teste sono i sette monti sui quali è seduta la donna. E i re sono sette: 10 i primi cinque sono caduti; uno è ancora in vita, l’altro non è ancora venuto e, quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco. […] 12 Le dieci corna che hai visto sono dieci re, i quali non hanno ancora ricevuto [tutti] un regno, ma riceveranno potere regale per un’ora soltanto, insieme con la bestia. 13 Questi hanno un unico intento: consegnare la loro forza e il loro potere alla bestia. 14 Essi combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re; quelli che stanno con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli».
15 E l’angelo mi disse: «Le acque che hai visto, presso le quali siede la prostituta, simboleggiano popoli, moltitudini, nazioni e lingue. 16 Le dieci corna che hai visto e la bestia odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco. 17 Dio infatti ha messo loro in cuore di realizzare il suo disegno e di accordarsi per affidare il loro regno alla bestia, finché si compiano le parole di Dio. 18 La donna che hai visto simboleggia la città grande, che regna sui re della terra».

18, 1 Dopo questo, vidi un altro angelo discendere dal cielo con grande potere, e la terra fu illuminata dal suo splendore. 2 Gridò a gran voce:

«È caduta, è caduta Babilonia la grande,
ed è diventata covo di demòni,
rifugio di ogni spirito impuro,
rifugio di ogni uccello impuro
e rifugio di ogni bestia impura e orrenda.
3 Perché tutte le nazioni hanno bevuto
del vino della sua sfrenata prostituzione,
i re della terra si sono prostituiti con essa
e i mercanti della terra si sono arricchiti
del suo lusso sfrenato».

4 E udii un’altra voce dal cielo:

«Uscite, popolo mio, da essa,
per non associarvi ai suoi peccati
e non ricevere parte dei suoi flagelli.
5 Perché i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo
e Dio si è ricordato delle sue iniquità.
6 Ripagàtela con la sua stessa moneta,
retribuitela con il doppio dei suoi misfatti.
Versàtele doppia misura nella coppa in cui beveva.
7 Quanto ha speso per la sua gloria e il suo lusso,
tanto restituitele in tormento e afflizione.
Poiché diceva in cuor suo:
«Seggo come regina,
vedova non sono
e lutto non vedrò».
8 Per questo, in un solo giorno,
verranno i suoi flagelli:
morte, lutto e fame.
Sarà bruciata dal fuoco,
perché potente Signore è Dio
che l’ha condannata».

9 I re della terra, che con essa si sono prostituiti e hanno vissuto nel lusso, piangeranno e si lamenteranno a causa sua, quando vedranno il fumo del suo incendio, 10 tenendosi a distanza per paura dei suoi tormenti, e diranno:

«Guai, guai, città immensa,
Babilonia, città possente;
in un’ora sola è giunta la tua condanna!».

11 Anche i mercanti della terra piangono e si lamentano su di essa, perché nessuno compera più le loro merci: 12 i loro carichi d’oro, d’argento e di pietre preziose, di perle, di lino, di porpora, di seta e di scarlatto; legni profumati di ogni specie, oggetti d’avorio, di legno, di bronzo, di ferro, di marmo; 13 cinnamòmo, amòmo, profumi, unguento, incenso, vino, olio, fior di farina, frumento, bestiame, greggi, cavalli, carri, schiavi e vite umane.

14 «I frutti che ti piacevano tanto
si sono allontanati da te;
tutto quel lusso e quello splendore
per te sono perduti
e mai più potranno trovarli».

15 I mercanti, divenuti ricchi grazie a essa, si terranno a distanza per timore dei suoi tormenti; piangendo e lamentandosi, diranno:

16 «Guai, guai, la grande città,
tutta ammantata di lino puro,
di porpora e di scarlatto,
adorna d’oro,
di pietre preziose e di perle!
17 In un’ora sola
tanta ricchezza è andata perduta!».

Tutti i comandanti di navi, tutti gli equipaggi, i naviganti e quanti commerciano per mare si tenevano a distanza 18 e gridavano, guardando il fumo del suo incendio: «Quale città fu mai simile all’immensa città?». 19 Si gettarono la polvere sul capo, e fra pianti e lamenti gridavano:

«Guai, guai, città immensa,
di cui si arricchirono
quanti avevano navi sul mare:
in un’ora sola fu ridotta a un deserto!
20 Esulta su di essa, o cielo,
e voi, santi, apostoli, profeti,
perché, condannandola,
Dio vi ha reso giustizia!».

21 Un angelo possente prese allora una pietra, grande come una màcina, e la gettò nel mare esclamando:

«Con questa violenza sarà distrutta
Babilonia, la grande città,
e nessuno più la troverà.
22 Il suono dei musicisti,
dei suonatori di cetra, di flauto e di tromba,
non si udrà più in te;
ogni artigiano di qualsiasi mestiere
non si troverà più in te;
il rumore della màcina
non si udrà più in te;
23 la luce della lampada
non brillerà più in te;
la voce dello sposo e della sposa
non si udrà più in te.
Perché i tuoi mercanti erano i grandi della terra
e tutte le nazioni dalle tue droghe furono sedotte.
24 In essa fu trovato il sangue di profeti e di santi
e di quanti furono uccisi sulla terra».

19, 1 Dopo questo, udii come una voce potente di folla immensa nel cielo che diceva:

«Alleluia!
Salvezza, gloria e potenza
sono del nostro Dio,
2 perché veri e giusti sono i suoi giudizi.
Egli ha condannato la grande prostituta
che corrompeva la terra con la sua prostituzione,
vendicando su di lei
il sangue dei suoi servi!».

3 E per la seconda volta dissero:

«Alleluia!
Il suo fumo sale nei secoli dei secoli!».

[…] 11 Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; colui che lo cavalcava si chiamava Fedele e Veritiero: egli giudica e combatte con giustizia. 12 I suoi occhi sono come una fiamma di fuoco, ha sul suo capo molti diademi; porta scritto un nome che nessuno conosce all’infuori di lui. 13 È avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è: il Verbo di Dio. 14 Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro. 15 Dalla bocca gli esce una spada affilata, per colpire con essa le nazioni. Egli le governerà con scettro di ferro e pigerà nel tino il vino dell’ira furiosa di Dio, l’Onnipotente. 16 Sul mantello e sul femore porta scritto un nome: Re dei re e Signore dei signori.
17 Vidi poi un angelo, in piedi di fronte al sole, nell’alto del cielo, e gridava a gran voce a tutti gli uccelli che volano: 18 «Venite, radunatevi al grande banchetto di Dio. Mangiate le carni dei re, le carni dei comandanti, le carni degli eroi, le carni dei cavalli e dei cavalieri e le carni di tutti gli uomini, liberi e schiavi, piccoli e grandi».
19 Vidi allora la bestia e i re della terra con i loro eserciti, radunati per muovere guerra contro colui che era seduto sul cavallo e contro il suo esercito. 20 Ma la bestia fu catturata e con essa il falso profeta, che alla sua presenza aveva operato i prodigi con i quali aveva sedotto quanti avevano ricevuto il marchio della bestia e ne avevano adorato la statua. Ambedue furono gettati vivi nello stagno di fuoco, ardente di zolfo. 21 Gli altri furono uccisi dalla spada che usciva dalla bocca del cavaliere; e tutti gli uccelli si saziarono delle loro carni.

20, 1 E vidi un angelo che scendeva dal cielo con in mano la chiave dell’Abisso e una grande catena. 2 Afferrò il drago, il serpente antico, che è diavolo e il Satana, e lo incatenò per mille anni; 3 lo gettò nell’Abisso, lo rinchiuse e pose il sigillo sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni, dopo i quali deve essere lasciato libero per un po’ di tempo. 4 Poi vidi alcuni troni – a quelli che vi sedettero fu dato il potere di giudicare – e le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Jeshuu e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con il Messia per mille anni; 5 gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni. Questa è la prima risurrezione. 6 Beati e santi quelli che prendono parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Messia, e regneranno con lui per mille anni.
7 Quando i mille anni saranno compiuti, Satana verrà liberato dal suo carcere 8 e uscirà per sedurre le nazioni che stanno ai quattro angoli della terra, Gog e Magòg, e radunarle per la guerra: il loro numero è come la sabbia del mare. 9 Salirono fino alla superficie della terra e assediarono l’accampamento dei santi e la città amata. Ma un fuoco scese dal cielo e li divorò. 10 E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli.
11E vidi un grande trono bianco e Colui che vi sedeva. Scomparvero dalla sua presenza la terra e il cielo senza lasciare traccia di sé. 12 E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. E i libri furono aperti. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati secondo le loro opere, in base a ciò che era scritto in quei libri. 13 Il mare restituì i morti che esso custodiva, la Morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere. 14 Poi la Morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco. 15 E chi non risultò scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco.

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è un testo impressionante ed esattamente databile:

infatti Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli orrori della terra è certamente Roma, come conferma il fatto che sia seduta su una bestia che ha sette teste che sono i sette monti, cioè i sette colli, sui quali è seduta la donna, e questa ha dieci corna, che sono dieci re:

i primi cinque sono caduti; uno è ancora in vita, l’altro non è ancora venuto e, quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco.

non è difficile calcolare che i primi cinque re, che sono già caduti, sono Cesare, Augusto, Tiberio, Caligola e Claudio; il sesto, ancora in vita, è Nerone, mentre l’altro che non è ancora venuto e, quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco, è il suo primo successore, Galba, dopo il suicidio di Nerone nel giugno del 68 d.C., ed effettivamente regnò per poco tempo, perché fu assassinato nel gennaio del 69; sorte che toccò anche al successore Otone (ottavo dei re di questa presunta profezia) ad aprile, e al nuovo imperatore Vitellio, che ne condivise la sorte a dicembre; il successore fu Vespasiano.

quindi è lui il decimo di questo elenco di dieci imperatori, i quali non hanno ancora ricevuto [tutti] un regno, ma riceveranno potere regale per un’ora soltanto; nel 69, dopo Galba, ce ne furono dunque altri due, dal regno molto breve, fino a che Vespasiano venne designato imperatore mentre era impegnato proprio nella guerra giudaica.

ma sull’esito di questa, peraltro, l’autore non ha dubbi:

Essi combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re.

il testo dunque è composto verso la fine dell’anno 69, in piena guerra giudaica, come se fosse stato scritto prima del 64 d.C., l’anno dell’incendio di Roma.

questo è esplicitamente ricordato, con toni entusiasti, come inizio del crollo di Roma:

Sarà bruciata dal fuoco; […] i re della terra […] si lamenteranno a causa sua, quando vedranno il fumo del suo incendio; […] e gridavano, guardando il fumo del suo incendio: «Quale città fu mai simile all’immensa città? […] In un’ora sola fu ridotta a un deserto!

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la profezia, parte presunta, perché post factum, secondo un uso comune della tradizione ebraica dei testi sacri, parte fallita, dove garantiva la vittoria certa contro i romani, era abbastanza oscura per sopravvivere al fallimento e diverse postille, aggiunte qua e là nel testo in seguito, ne confondono del resto il significato, abbastanza evidente nella sua linea portante.

fino allo stravolgimento, emblematico, del significato stesso del titolo, che da Rivelazione, si intende del prossimo futuro, diventa Apocalisse: cioè profezia per antonomasia della fine dei tempi e della storia umana.

tutto questo permise al testo di entrare tra quelli considerati in seguito ispirati da dio, con un significato ben diverso da quello originale, che era quello di un vero e proprio appello alla guerra contro i romani, sicuramente vincente per garanzia divina, da condurre nel nome di Jeshuu e dei suoi primi martiri.

siamo dunque di fronte ad un documento straordinario che conferma nel più lineare dei modi il diretto coinvolgimento dei seguaci di Jeshuu nella guerra giudaica e nella lotta anti-romana.

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basterebbe da solo a fare piazza pulita delle falsificazioni sulla sostanza del movimento messianista che si richiamava a Jeshuu, che vennero poi dalle pseudo-Lettere di Saul/Paulus e dai semi-mitologici Atti degli apostoli.

ben lontano dall’essere in origine un movimento che predicava la fratellanza ed il perdono, il primo cristianesimo messianico è un movimento rivoluzionario di protesta attiva e di violento odio anti-romano, o quanto meno era tale una sua precisa componente.

ma questa è una deduzione generica e direi perfino quasi scontata; il testo ci permette diverse osservazioni molto più specifiche e approfondite su quel che credevano in quel periodo i seguaci di Jeshuu, o quelli almeno che si riconoscevano in questa impostazione.

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il testo noto come Apocalisse è l’ultimo libro della bibbia cristiana, ma questa, dunque, è piuttosto una trascrizione che una traduzione del suo titolo greco, che significa Rivelazione.

è un testo certamente composito e stratificato, come è di regola, in pratica in questi testi base del cristianesimo: ad esempio paiono sicuramente aggiunti in seguito i passi che riguardano le sette lettere alle chiese, collocati all’inizio, quasi per correggere profondamente il senso di un testo precedente: 1, 4-6; 9-11; 20 – 3, 22.

l’inizio di questo può dunque essere ricostruito come segue, liberandolo da probabili aggiunte successive:

1 Rivelazione di Jeshuu il Messia, al quale Dio la consegnò per mostrare ai suoi servi le cose che dovranno accadere tra breve. Ed Egli la manifestò, inviandola per mezzo del suo angelo al Suo servo Giovanni, 2 il quale attesta la parola di Dio e la testimonianza di Jeshuu il Messia, riferendo ciò che ha visto. 3 Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e custodiscono le cose che vi sono scritte: il tempo infatti è vicino. […]

7 Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà,
anche quelli che lo trafissero,
e per lui tutte le tribù della terra
si batteranno il petto.
Sì, Amen!

8 Dice il Signore Dio: Io sono l’Alfa e l’Omèga, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente! […]

12 Mi voltai per vedere la voce che parlava con me, e appena voltato vidi sette candelabri d’oro 13 e, in mezzo ai candelabri, uno simile a un Figlio d’uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro. 14 I capelli del suo capo erano candidi, simili a lana candida come neve. I suoi occhi erano come fiamma di fuoco. 15 I piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente, purificato nel crogiuolo. La sua voce era simile al fragore di grandi acque. 16 Teneva nella sua destra sette stelle e dalla bocca usciva una spada affilata, a doppio taglio, e il suo volto era come il sole quando splende in tutta la sua forza.
17 Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, 18 e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi. 19 Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle presenti e quelle che devono accadere in seguito.»
[…]

4, 1 Poi vidi: ecco, una porta era aperta nel cielo. La voce, che prima avevo udito parlarmi come una tromba, diceva: «Sali quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito». 2 Subito fui preso dallo Spirito. Ed ecco, c’era un trono nel cielo, e sul trono Uno stava seduto. 3 Colui che stava seduto era simile nell’aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile nell’aspetto a smeraldo avvolgeva il trono. […]

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sottolineiamo per prima cosa che anche qui Jeshuu, come nei Detti di Jeshuu il Vivente trascritti dal suo fratello gemello Giuda il Gemello, è presentato come Vivente, non tanto in quanto risorto.

ma la domanda successiva che sorge è chi possa essere il Giovanni che si definisce come l’attestatore di questa profezia, che peraltro fa risalire direttamente a Jeshuu.

la tradizione cristiana lo identifica con l’autore del vangelo attribuito a lui, ma frutto piuttosto delle rielaborazioni di Giovanni il Presbitero, di cui parla Papia, che ne fu allievo.

del resto i due testi sono stilisticamente incompatibili e non possono certamente essere stati scritti dalla stessa mano.

questo Giovanni, a stare alle versioni semi-leggendarie successive, sarebbe stato figlio di Zebedeo e Salome e fratello dell’apostolo Giacomo, detto il Maggiore, per distinguerlo da quello che era invece un fratello di Jeshuu, e prima di seguire Jeshuu sarebbe stato discepolo di Giovanni il battezzatore.

fu poi attribuito a lui anche il ruolo di seguace particolarmente amato da Jeshuu, che invece era inequivocabilmente di Eleazar o Lazzaro, ma questo personaggio morto suicida assieme ai suoi ultimi 900 seguaci nella rocca di Masada nel 73 d.C:, doveva essere cancellato al più presto dalla storia delle origini cristiane.

vogliamo considerare valido comunque almeno il nucleo originario di queste notizie?

a me pare molto difficile, considerando l’inestricabile groviglio leggendario che vi si è sovrapposto:

questo Giovanni sarebbe morto centenario o quasi nell’isola di Patmos attorno alla fine del primo secolo, e questa versione leggendaria venne anche inserita all’inizio di questa Apocalisse, in una parte che considero chiaramente interpolata nel secondo secolo.

la figura di questo personaggio dunque non regge.

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se restiamo invece alle fonti storiche, tra gli zeloti protagonisti della rivolta anti-romana del 66-73 d.C., ritroviamo Giovanni di Giscala, il nemico personale di Giuseppe Flavio, di cui abbiamo già parlato in precedenza, ma certamente non abbiamo altro elemento per dubitare che questo testo possa essere fatto risalire a lui, tranne che per il radicalismo estremo delle posizioni.

ma neppure ci risulta che questo Giovanni fosse un seguace di Jeshuu, a meno di non voler ammettere che tutti gli zeloti lo fossero, anche se si dividevano in fazioni differenti, ed alcune non credo che riconoscessero in Jeshuu il messia.

ma se vogliamo fare l’ipotesi che anche Giovanni di Giscala fosse uno zelota e si considerasse un seguace di Jeshuu, allora, ecco di nuovo un buon motivo per nascondere la sua identità e sovrapporgliene in seguito un’altra, di una figura immaginaria che non risultasse coinvolta dalla catastrofica insurrezione e guerra contro i romani.

tuttavia questa ipotesi rimane molto fragile e soprattutto mal documentata.

rimane indiscutibile, invece, il filo diretto tra cristianesimo originario e guerra contro i romani.

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ma come potevano i cristiani dei decenni successivi nascondere il carattere di testo militante che aveva questa Rivelazione (Apocalisse): un vero e proprio appello politico all’insurrezione in toni ultra-militanti?

soltanto mascherandone il significato nella forma di una oscura profezia rivolta ai secoli futuri; ma, ad esempio, l’espressione ubriaca del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Jeshuu. 17, 6 non va riferita alle future persecuzioni imperiali anti-cristiane, ma al concreto massacro operato dai romani dei circa 40mila seguaci di Jeshuu, profeta egiziano, che si erano raccolti con lui sul monte degli Ulivi in attesa del crollo miracoloso delle mura di Gerusalemme.

allo stesso modo fu trasformata in una previsione cronologica esatta l’indicazione soltanto generica dei mille anni nei quali regneranno con lui [Jeshuu] le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Jeshuu e della parola di Dio.

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ma quest’ultima espressione i decapitati credo lasci pochi dubbi, dato che storicamente noi conosciamo un solo agitatore politico ebreo che venne decapitato dai romani e fu il battezzatore che Giuseppe Flavio chiama Teuda e che fu giustiziato nel 46 d.C. circa, cioè circa 6 anni prima che si svolgesse la vicenda del profeta egiziano.

se questo Teuda è da identificare con Giovanni il Battezzatore di cui parlano le prime fonti cristiane, allora la profezia che qui viene riportata è attribuita a lui; rileggiamo l’inizio del testo in questa chiave:

1 Rivelazione di Jeshuu il Messia, al quale Dio la consegnò per mostrare ai Suoi servi le cose che dovranno accadere tra breve. Ed Egli la manifestò, inviandola per mezzo del suo angelo al Suo servo Giovanni, 2 il quale attesta la parola di Dio e la testimonianza di Jeshuu il Messia, riferendo ciò che ha visto.

la Rivelazione è stata consegnata da Dio a Jeshuu, per la realizzazione pratica, e manifestata con un angelo a Giovanni, servo Suo, il quale la attesta e dà testimonianza che Jeshuu è il Messia.

ritroviamo il ruolo centrale di Giovanni il Battezzatore nella identificazione del Messia in Jeshuu e la stretta identificazione tra i due, che veniva però aspramente contestata da coloro che erano rimasti seguaci di Giovanni e consideravano Jeshuu un traditore.

questa dunque pare a me la più probabile identificazione del Giovanni citato qui.

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ma il testo parla anche di un falso profeta, che alla sua presenza [della bestia] […] aveva sedotto quanti avevano ricevuto il marchio della bestia e ne avevano adorato la statua. Ambedue [il falso profeta e la bestia] furono gettati vivi nello stagno di fuoco.

ma chi possiamo identificare in questa oscura figura, che viene esplicitamente contrapposta a Jeshuu?

mi rendo conto che le problematiche che il testo prospetta sono veramente ampie e meriterebbero quasi un intero studio a parte, e forse da qualche specialista della storia ebraica del periodo, più che da me.

se questo falso profeta aveva operato prodigi e sedotto quanti invece avevano adorato la statua imposta da Roma, dove possiamo cercare di riconoscerlo?

escludo ancora una volta la figura di Saul/Paolo, del resto già morto nel 64 o nel 67, secondo la versione corrente almeno; qui, attorno al 69-70, se ne parla come di persona gettata nel fuoco assieme alla bestia, cioè a Roma, quindi morta contestualmente all’incendio della città, o almeno parrebbe, visto che siamo all’interno di una profezia scritta comunque post factum.

tuttavia altri particolari collimano, visto che si dice che predicava a chi aveva seguito fino a quel momento la religione pagana imperiale e di lui e delle sue capacità di fare miracoli gli Atti degli apostoli scrivono, ad esempio: Dio operava, per mezzo di Paolo, virtù, prodigi non ordinari; di modo che applicandosi ai malati i pannolini o le vesti di lui, restavano guariti dei loro malori ed uscivano da loro gli spiriti immondi (19, 11-12); e a Malta avvenne che il padre di Publio giacesse a letto, colpito da febbri e da dissenteria; Paolo andò a visitarlo e, dopo aver pregato, gli impose le mani e lo guarì. 9 Dopo questo fatto, gli altri che nell’isola avevano malattie accorrevano e venivano guariti, i quali anche ci onorarono con molti onori» (28, 8-9).

ma in questo caso dovremmo ammettere che fra i seguaci di Jeshuu ci fossero delle contrapposizioni così violente che alcuni fingevano di profetizzare la morte nel fuoco degli altri.

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mi verrebbe anche da pensare alla figura di Simon Mago, che va peraltro approfondita a sua volta.

ne parlano sempre gli Atti degli apostoli, ma con riferimento ad un periodo di molto precedente, cioè subito dopo la lapidazione di Stefano, immediatamente dopo la crocifissione di Gesù:

9 Vi era da tempo in città un tale di nome Simone, che praticava la magia e faceva strabiliare gli abitanti della Samaria, spacciandosi per un grande personaggio. 10 A lui prestavano attenzione tutti, piccoli e grandi, e dicevano: «Costui è la potenza di Dio, quella che è chiamata Grande». 11 Gli prestavano attenzione, perché per molto tempo li aveva stupiti con le sue magie.

non risulta però sottolineato un suo particolare legame con i romani.

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ma, come succede, con la letteratura cristiana entriamo in un mondo parallelo, che non trova riscontri nel mondo storico.

ad esempio, Giuseppe Flavio parla di uno Stefano che, al tempo del procuratore Cumano in Palestina (dal 48 al 52 d.C.) è oggetto di un altro misfatto che accadde ancora loro, dopo un tentativo insurrezionale a Gerusalemme, in quanto alcuni di quelli che furono responsabili di aver sollevato il tumulto, mentre stavano viaggiando sulla pubblica strada, a circa 100 stadi dalla città, [circa 20 km], aggredirono Stefano, un funzionario imperiale, mentre si trovava in viaggio e lo depredarono di tutti i suoi averi. Quando Cumano venne informato di ciò, andò su tutte le furie ed inviò immediatamente dei soldati sul posto, ordinando loro di saccheggiare tutti i villagi vicini al luogo dell’aggressione e di condurre in catene, alla sua presenza, tutte le persone più eminenti dei luoghi. Antichità Giudaiche, 20, 5.

quindi lo Stefano storico fu una vittima degli zeloti messianisti e non un martire in loro nome come inventa l’autore degli Atti degli Apostoli.

del resto sembra difficile pensare ad una mera congruenza di nomi…

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quanto a Simon Mago, secondo altri testi, poi considerati apocrifi, gli Atti di Pietro o le Lettere di Clemente, Simon Mago risiedette a Roma durante i regni degli imperatori Claudio e Nerone e qui ottenne fama e gloria.

come si vede, queste versioni sono invece fortemente compatibili con il passo citato della Rivelazione (Apocalisse), anzi l’identificazione molto stretta tra questo Simone e Roma farebbe pensare proprio a lui.

presunte notizie fornite più tardi da pensatori cristiani lo descrivono come il fondatore di una vera e propria setta antagonista a quella cristiana, e in essa lui si presentava non come messia anche politico, ma come salvatore del mondo dal cattivo governo degli angeli malvagi, e tra questi primo fra tutti il Dio dell’Antico Testamento, Jahvè.

in questo modo Simone avrebbe anticipato alcune idee gnostiche e in particolare quelle tipiche di Marcione, della metà del secondo secolo, che sarebbe poi stato dichiarato eretico; Simone avrebbe anche sostenuto che la crocifissione di Gesù fu solo apparente, una specie di illusione collettiva.

idea che ha poi avuto una lunga e gloriosa sopravvivenza, visto che è stata assunta come propria dall’islam.

secondo i suoi ulteriori discepoli e seguaci, Gesù sarebbe stato mandato sulla terra dal vero dio Padre per distruggere il culto di Jahvè, uno degli arconti o angeli malvagi, creatori del mondo, il più potente, e la vera strada della salvezza era l’ascesi e la castità, come rifiuto del mondo.

ma neppure in questo modo, evidentemente, ci avviciniamo alla realtà storica documentata da Giuseppe Flavio: restiamo sempre nel mondo parallelo delle leggende cristiane, siano queste poi state riconosciute entrando nella dottrina ufficiale oppure respinte come eretiche e bollate come apocrife.

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ma allora, se cerchiamo nelle fonti storiche, vi è un rapporto tra il Simone Mago dei testi cristiani e il Simone figlio di Giora, di Gerasa nel nord-est della Palestina di allora, oggi Giordania sud occidentale?

nulla sembrerebbe indicarlo, e del resto Simone era un nome molto diffuso.

Simone fu uno dei protagonisti della violenta guerra civile che si sviluppò tra gli insorti contro i romani durante la prima guerra giudaica: feroce e sanguinario, combatté gli zeloti e riuscì ad impadronirsi della città.

in nessun modo Giuseppe Flavio accenna ad un possibile aspetto religioso della sua azione, e non era certamente filo-romano, pur se fu il più temibile nemico interno degli zeloti, e alla fine, sconfitto, ai romani si consegnò, ed essi lo ripagarono tenendolo in vita fino a farlo sfilare nel trionfo dell’imperatore Tito a Roma per celebrare la vittoria nella guerra, e poi uccidendolo.

tuttavia Simone coniò delle monete che recavano la legenda Redenzione di Sion, indicando che vi era un lato religioso nella sua ricerca del potere ed è probabile che si ponesse come Messia, in evidente antitesi a Jeshuu.

Moneta coniata dai ribelli nel 68: al dritto “Siclo Israele Anno 3”; al rovescio: “Gerusalemme la santa”

l’accusa che fosse in realtà un agente romano, poteva essergli mossa dagli zeloti messianisti che agivano nel nome di Jeshuu.

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le conclusioni di questa riflessione e ricerca particolarmente tormentata, ci riporta comunque al punto centrale: risulta impossibile oggi ricostruire nel dettaglio le allusioni e identificare gli oggetti polemici della Rivelazione (Apocalisse), ma una parte almeno di quest’opera fu scritta nel pieno della prima grande rivolta ebraica antiromana.

è un documento impressionante, anche per come è scritto, della vera e propria follia collettiva che attraversò un intero popolo in quegli incredibili anni di furore, guerra civile e genocidio, in parte realizzato dai romani, ma in parte intestino e gestito dagli ebrei stessi, come in una anticipazione delle atrocità dei khmer rossi o in altra forma dello stalinismo.

tuttavia il fatto che questo testo, citato all’inizio di questo lunghissimo post, sia entrato a far parte della successiva letteratura cristiana, come direttamente ispirato da Dio, dimostra in modo indiscutibile la connessione strettissima tra il cristianesimo nascete e il movimento teocratico degli zeloti.

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in conclusione il battesimo del cristianesimo sta in uno dei momenti più cupi di follia collettiva della storia, a perenne monito di quanto sia fragile quel tanto di equilibrio mentale col quale gestiamo la nostra vita collettiva.

e questa è la premessa fondamentale con la quale si chiude questa introduzione all’analisi del Vangelo secondo Giovanni, ma anche la stella polare che ci aiuterà a decifrarne i significati.

il suo nucleo originario era una specie di Manifesto politico-religioso della rivoluzione ebraica in preparazione, ma anche il seme di una follia autodistruttiva degli ebrei, che si sarebbe manifestata ben presto in tutta la sua insostenibile virulenza.

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