la Trussaldina politica economica che ci aspetta – 386

l’articolo del Fatto Quotidiano sulle prime fulminee e fondamentali scelte di politica economica della Truss, la nuova leader del Regno Unito, mi ha fatto molto riflettere.

secondo me indicano le tendenze fondamentali e generali della nuova destra che sta via via prendendo il potere in Occidente e anche da noi.

vediamo prima in che cosa consistono, e poi proviamo a rifletterci su.

. . .

sintetizzo come posso l’analisi molto complessa:

la scelta fondamentale è quella di un generalizzato taglio fiscale, per 45 miliardi di sterline (circa l’ 1,5% del PIL), per giunta senza copertura, cioè con un semplice aumento del debito pubblico.

cosa che l’UK può ancora relativamente permettersi, essendo molto meno indebitato dell’Italia, ma che ha fatto comunque crollare subito le quotazioni della sterlina, il che significa un aumento dei costi delle importazioni.

la svalutazione della sterlina è in atto da diverso tempo, ad esempio il suo rapporto con l’euro è passato negli ultimi tempi da 1,20 a 1,12.

nello stesso tempo l’euro si è pesantemente svalutato sul dollaro: un euro valeva 1,60 dollari nel 2008, in piena crisi finanziaria; oggi ne vale 0,98: la guerra in Ucraina fa bene all’America.

quindi la sterlina si è ulteriormente svalutata anche rispetto al dollaro.

inutile sottolineare il concetto elementare che le svalutazioni danneggiano soprattutto gli strati sociali subalterni, che percepiscono salari, stipendi o pensioni, cioè redditi tendenzialmente rigidi, e favoriscono tutti coloro che lavorano in proprio e possono più facilmente adeguare i loro prezzi all’inflazione, recuperando sui costi.

intanto la Banca d’Inghilterra ha alzato i tassi di interesse dall’1,75 al 2.25%, il livello più alto degli ultimi 40 anni, per provare tenere a freno l’inflazione galoppante.

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con la riforma fiscale che la Truss sta rapidamente realizzando in UK, l’aliquota base dei redditi più bassi (dalle 20mila alle 50mila sterline) passa dal 20% al 19%.

quindi con una riduzione di imposta da 200 sterline l’anno, da 4mila a 3.800, per chi ne guadagna 20mila, e di 500 per chi ne guadagna 50mila, da 10mila a 9.500.

sono incrementi di reddito tra le 17 e le 42 sterline al mese; quindi assolutamente irrisori a fronte dell’inflazione che si prospetta e che taglierà i redditi reali di chiunque guadagna meno di 50mila sterline l’anno lorde, circa 56mila euro al cambio attuale.

ben diverso il trattamento per chi guadagna più di 150mila sterline all’anno e sono 629mila contribuenti: finora pagavano il 45% e passeranno al 40%, come finora pagava soltanto chi ha un reddito fra 50mila e 150mila sterline.

è un vantaggio di oltre 50mila sterline l’anno per coloro che guadagnano un milione di sterline all’anno. 

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nella stessa direzione vanno altri provvedimenti come:

l’eliminazione dell’IVA per gli stranieri che fanno shopping in Gran Bretagna,

l’esonero dalla windfall tax, la tassa sui profitti extra, per le aziende che producono gas ed elettricità,

l’eliminazione dell’aumento previsto per la corporate tax, l’imposta sulle società, e del tetto ai bonus per i banchieri della City, introdotto dopo la crisi finanziaria del 2008 e i conseguenti salvataggi pubblici delle banche:

questo serve ad attrarre più banchieri a lavorare a Londra, pagando le tasse in Regno Unito, piuttosto che in altri paesi europei.

giusto per chiarire che la brexit è servita all’UK per farci una concorrenza dura.

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per un confronto delle politiche fiscali:

in Italia chi guadagna fino a 15mila euro paga il 23%, oltre e fino a 28mila euro il 25%, salvo poi alcune esenzioni (nell’UK sono esenti da imposte i redditi fino a 20mila sterline, circa 22mila euro);

in Italia da 28mila a 50mila euro si paga il 35% (nell’UK, il 19%, adesso, ma sull’intero reddito, per chi guadagna più di 50mila sterline, circa 56mila euro);

oltre i 50mila euro da noi si paga il 43% (nell’UK, adesso, oltre le 50mila sterline il 40%).

inutile dire che il sistema fiscale del Regno Unito conservatore è chiaramente meno vessatorio verso i redditi bassi di quello italiano, visto che li esonera del tutto dal pagamento delle tasse sul reddito fino a 22mila euro circa.

e vedremo anche in che modo la nostra destra farà qualcosa di simile per favorire ulteriormente la concentrazione della ricchezza.

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ma qual’è il senso generale di queste misure? definite trickle down economics, butta giù i parametri economici, come almeno credo vada inteso.

l’articolo la sintetizza così: defiscalizzare il mondo della finanza e delle grandi imprese in modo che la ricchezza prodotta “sgoccioli” anche sulle fasce meno abbienti.

Non possiamo continuare con 15 anni di crescita anemica – un approccio fiscale più semplice ed intelligente può pagare e le imprese saranno pronte a massimizzare gli incentivi agli investimenti, ha commentato il direttore della Confindustria britannica, ovviamente favorevole.

è la scelta di proseguire, anzi esasperandolo, il modello di sviluppo attuale, sperando che la crescita esponenziale della ricchezza dei migliori, produca anche qualche modesto miglioramento della condizione dei brutti, sporchi e cattivi sottostanti, o almeno consenta di non peggiorarne troppo le condizioni.

che questa politica possa reggere io sono convinto di no, e non per l’opposizione sociale, che purtroppo non incontra, ma per i vincoli ambientali oggettivamente insuperabili.

continuare lo sviluppo significa infatti peggiorare in modo insostenibile le condizioni fisiche del pianeta che sono già al collasso.

con buona pace di Marx e di Lenin non sarà la lotta di classe a porre fine al capitalismo, ma la natura, di cui non hanno considerato i limiti oggettivi, interni come erano anche loro alla mitologia dell’infinito sviluppo.

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la crisi del prezzo del gas coinvolge a fondo anche il Regno Unito, infatti, che è ovviamente in primissima linea nella lotta finale mortale alla Russia.

e la Truss ha disposto anche il congelamento delle bollette ad un tetto di 2.500 sterline per due anni.

come? stanziando altri 60 miliardi di sterlineo, anche questi interamente a carico delle casse pubbliche e a debito.

in totale dunque più di 100 miliardi di sterline di debito pubblico in una sola, quasi 120 miliardi di euro.

e non è finita, perché la Truss annuncia nuove misure a breve.

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reggerà il Regno Unito ad una simile ondata di nuovi debiti?

forse sarebbe utile guardare alla Turchia, dove Erdogan, precorritore dei tempi, sta già facendo da tempo una politica simile di indebitamento dello stato e l’inflazione è arrivata all’80% in un anno.

il sistema economico turco però non è ancora crollato;

reggono gli Stati Uniti, che finanziano la loro guerra in Ucraina stampando dollari a gogò;

regge l’Unione Europea, che regala ai suoi membri 700 miliardi di euro creati da nulla, e 200 di questi all’Italia, ma forse col nuovo governo e la nuova direzione politica della CDU tedesca se li riprenderà indietro…

io sono irrimediabilmente datato e all’antica e ho cominciato a pensare due o tre decenni fa che il sistema del debito che cresce all’infinito come il PIL non poteva reggere per sempre.

ma finora sono sempre stato smentito dai fatti e forse non capisco niente di economia…

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2 commenti

  1. L’unico appunto è che in Italia l’aliquota minima è al 23% però poi ci sono detrazioni per i redditi più bassi che la azzerano o riducono di fatto. Per il resto se va bene siamo rovinati. È chiaro che con la flatvtax guadagnano i ricchi, quella dell’arricchimento dei ceti più bassi per sgocciolamento è una teoria sconfessata ampiamente dai fatti, ma se poi chi ne è vittima si fa fregare votando male… come diceva Vanna Marchi (di cui stanno facendo ora la serie su Netflix), poco elegantemente (me ne scuso): i coglioni vanno inchiappettati…

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    • sì, per le esenzioni in Italia per i redditi bassi; lo avevo accennato: “salvo poi alcune esenzioni”.

      anche per il resto condivido; ma pare che a Vanna Marchi dovranno fare anche un monumento, è stata la maestra dei nostri politici, ma soprattutto il modello della Meloni.

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