il gas mistificato – 404

girano due tipi di mistificazioni sulla questione del gas, tanto agitata, sia per motivi ragionevoli, sia per distogliere dalla paura nucleare, che dovrebbe passare in testa a tutte le altre.

è giusto e naturale preoccuparsi su come ci scalderemo e di quanto sta aumentando il prezzo dell’energia, come, ad esempio, fanno a Brescia i manifestanti davanti alla sede di A2A, bruciando le bollette, e gridando che è necessario riportare il valore dell’energia al 2019.

chi ha letto i Promessi Sposi, ritroverà qui dentro le richieste della folla tumultuante di Milano al governo spagnolo di tenere basso il prezzo del pane in piena carestia, come se i prezzi bassi potessero creare per forza propria l’abbondanza di un prodotto che scarseggia.

ma di altro ancora sarebbe logico preoccuparsi: una guerra atomica su vasta scala potrebbe risolvere il problema alla radice, eliminando molte persone da riscaldare, e per il resto affidando le altre al congelamento dell’inverno nucleare che notoriamente le farebbe seguito e incidentalmente risolverebbe il problema del riscaldamento globale per un po’.

ma alla fine preoccuparsi del gas è utile anche per distogliere dalla paura che una simile atroce guerra scoppi davvero, alla fine dell’escalation delle reciproche minacce tra le parti; come succede ai malati di qualche male inguaribile, che si inventano sempre qualche paura minore, per sfuggire a quella principale.

. . .

ma vediamo meglio le due mistificazioni in circolazione.

la prima è collegata all’idea assurda, che quindi tanto spazio ha in Italia, che l’Unione Europea, paese consumatore, possa fissare un tetto al prezzo del gas, obbligando i fornitori a cederglielo a queste condizioni.

risulta perfino difficile immaginare da quale mentalità neo-coloniale sia nata una trovata tanto stupida: https://comma22corpus.wordpress.com/2022/08/31/a-proposito-del-tetto-del-prezzo-del-gas-344/.

ma siccome viene dalla mente eccelsa di Draghi, da noi tutti l’han presa per buona.

in sede europea la Germania ha mosso delle sensate obiezioni pratiche:

.1. le vendite sono regolate da contratti, che non possono essere modificati unilateralmente e che prevedono incrementi possibili,

2. non è difficile immaginare che i fornitori possano rifiutare di adeguarsi al diktat europeo, visto che i clienti non mancano; anzi, avrebbero un ottimo pretesto per accusare di violazione contrattuale, tagliare ulteriormente le forniture e quindi provocare un ulteriore aumento dei prezzi.

un ragionamento simile, non troppo complesso, lo fa perfino l’Ungheria di Orbán, per voce di un omonimo suo collaboratore, Balázs Orbán

intervistatore: L’Ungheria si oppone alla richiesta italiana del price cap, condivisa anche dal centrodestra.
risposta: L’idea è buona. Ma non le sue conseguenze. Gli esportatori fuori dall’Europa esporterebbero sempre meno gas qui: perché fuori dall’Europa lo possono vendere a un prezzo più alto. E siccome ciò ridurrebbe l’offerta, non ridurrebbe i prezzi ma li aumenterebbe. È questo il problema.

non si capisce bene allora perché l’Orbán di turno definisca buona l’idea…: è totalmente assurda!

. . .

ma torna buona alla nostra destra, per scatenare la solita propaganda razzista anti-tedesca, alla quale tutti si adeguano.

la Germania mette in crisi l’Europa, facendo i propri interessi, è il mantra mediatico diffuso a piene mani.

e anche i manifestanti bresciani contro l’A2A probabilmente ignorano che la Germania, invece, sta proprio realizzando la prima delle loro richieste, la più praticabile:

bisogna requisite gli extra profitti alle aziende e rendere nuovamente pubblico il mercato dell’energia.

e ancora meno conosciuto è che l’Unione Europea ha appunto appena preso una decisione simile, come alternativa alla fissazione unilaterale di un tetto al prezzo del gas:

gli stati dell’Unione Europea dovranno alleggerire i costi per i consumatori di elettricità, scremando i profitti dalle centrali elettriche a basso costo e dirottandoli ai consumatori e alle imprese minori.

mi pare evidente allora che la stampa e i media controllati appunto anche dai grandi profittatori dell’energia non hanno nessun interesse che loro clienti lo sappiano, anche perché contano molto che il nascente governo di destra li aiuterà a confondere le acque.

. . .

l’ordinanza europea prevede un tetto di 180 euro per megawattora, ma i singoli stati possono abbassarlo ulteriormente o, al contrario, ridurre al 90% il prelievo degli extra-profitti delle aziende.

dovrebbe andare agli stati la differenza col prezzo di scambio dell’elettricità, significativamente più alto, per i costi esorbitanti delle centrali a gas, che di fatto determinano il prezzo di scambio dell’elettricità.

l’obbligo di scrematura dovrebbe applicarsi per ora fino a giugno.

quanto agli aumenti di profitto superiori al 20% per queste aziende, dovrebbero essere soggetti a un’imposta speciale di almeno il 33%.

Spagna e Portogallo, guidate da governi di centro-sinistra, hanno già preso misure simili…

. . .

la seconda fondamentale distorsione informativa sta nel far credere che l’aumento del prezzo del gas dipenda direttamente ed esclusivamente dalla guerra in Ucraina.

e qui è chiarificatore un commento che ho ricevuto poco fa da Sergio Ferraiolo:

Che io sappia – ma posso sbagliare – Putin e la guerra c’entrano ben poco sul prezzo del gas. Putin, spero di non sbagliare, non ha mai alzato il prezzo del gas, ne ha solo ridotto la quantità erogata. Il prezzo del gas viene fissato, come per molte materie prime, in una Borsa, nello specifico, quella di Amsterdam.
E qui entrano in gioco i grandi fondi speculativi di investimento che raccolgono il surplus di denaro circolante che c’è nel mondo. Questi fondi, è noto, sono capaci di muovere migliaia di miliardi in poco più di un’ora. Dal febbraio scorso, gas a poco meno di 100 euro, era facile supporre un suo deciso aumento. C’è stata allora una corsa ai futures (contratti allo scoperto) di acquisto a sei/12 mesi di gas a 190/200 euro. Quando centinaia se non migliaia di miliardi vengono spesi per comprare gas a 200 fino a dicembre, quello sarà il prezzo del gas fino a dicembre. E c’è ancora un aspetto sottovalutato: se, con qualche mezzo, si imponesse un price cap al gas, questi fondi fallirebbero e con essi andrebbero a carte quarantotto anche chi ha investito in questi fondi, come il povero pensionato che ha dato all’agente di banca i suoi risparmi, confluiti – con vari passaggi- in questi grandi fondi.
A mio parere fino a quando questi fondo non avranno realizzato l’utile prefissato, il prezzo del gas non scenderà. È la globalizzazione, bellezza! Direbbe qualcuno
.

precisazione utile, anche se poi, evidentemente, la riduzione dell’offerta da parte di un fornitore determina l’aumento della domanda verso gli altri, e consente loro di alzare i prezzi.

. . .

ma bisogna poi aggiungere anche gli effetti inflazionistici globali determinati dal fatto che in Occidente negli ultimi due anni i governi non hanno fatto altro che stampare moneta per sostenere la domanda durante la fase più dura della pandemia da covid.

è naturale ed ovvio che questo provochi un aumento dei prezzi; se la moneta circolante aumenta e la ricchezza prodotta rimane la stessa o addirittura peggiora, ovviamente il valore reale della moneta diminuisce.

e a questo punto l’aumento dei prezzi provoca appunto anche una diminuzione della domanda, restituendo il favore…

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5 commenti

  1. Bell’articolo, molto ben esplicativo. Se si pensa che inoltre Putin l’anno scorso aveva proposto di fare un contratto a lungo termine con prezzi fissati notevolmente più bassi e la Border Linen, sempre lei, disse che non se ne parlava perché il mercato avrebbe regolato i prezzi, si tratta di incompetenza o tradimento? E i governanti dei vari paesi europei che hanno deciso di impoverire i propri cittadini cosa sono, se non traditori? Chi governa dovrebbe fare prima di tutto il bene dei propri cittadini, prima di farsi i fatti degli altri.

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