Dragoni – 405

La populista che non ha paura di pianificare una politica impopolare basata su fatti concreti,
Meloni potrebbe dare al conservatorismo nell’UE una nuova forma moderna.
In campagna elettorale Giorgia Meloni ha adottato toni nazionalisti, xenofobi e collettivisti. In qualità di primo ministro designato dell’Italia, ora sta suggerendo uno stile politico diverso. I critici affermano già che Meloni stia progettando “un governo Draghi – solo senza Draghi”.

così scrive Die Welt, il principale quotidiano tedesco, vicino alla CDU

ma Meloni primo ministro designato? che scivolone… non ancora.

. . .

i boss di partito hanno buttato giù Draghi, quasi tutti d’accordo, perché volevano mettere direttamente le mani sui miliardi europei, figurati se mollano adesso.

e Draghi si è dimesso, contro la Costituzione, dopo avere avuto comunque un voto di fiducia del parlamento: evidentemente ha ritenuto di non essere adatto alla battaglia né capace di resistere.

del resto, anche se il suo diceva di essere un governo tecnico, aveva dato ai partiti un peso spropositato nel suo governo barzelletta dei migliori.

– a differenza di Monti che aveva proprio escluso del tutto i partiti dalle stanze dei bottoni e aveva fatto uno dei migliori governi della storia d’Italia dal punto di vista delle competenze.

. . .

ma ora si scopre l’astuzia della storia: Draghi se ne è andato giusto perché sapeva che la Meloni poteva provare a fare la sua stessa politica.

così si spiega anche il mistero glorioso dei sondaggi che vedono premiato ancora Draghi da elettori che poi votano Meloni, a parole la sua unica opposizione in Parlamento, ma nei fatti la sua più solida alleata.

provi lei, allora, a resistere all’assalto alla diligenza, con la forza in più di un presunto carisma e di un successo elettorale personale in larga parte inventato mediaticamente.

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(il che non significa che la destra non abbia vinto le elezioni, sia chiaro).

ma la vittoria della destra nasce dalla legge elettorale e da un accordo di liste, innaturale tra proposte politiche anche molto diverse.

tanto è vero che oggi ci tocca sentire il presidente di Confindustria che attacca le proposte della Lega: flat tax, tassa piatta, e quota 41 per le pensioni.

la destra ha fatto l’ammucchiata: quello che gli altri non hanno voluto fare, proprio per farla vincere.

. . .

e così adesso la destra che ha vinto, divisa politicamente, deve trovare il faticoso compromesso interno.

con i conti che ballano e l’esempio inglese di una catastrofe politica chiamata Truss, che ha fatto le stesse proposte e se le è dovute rimangiare in una settimana.

come scrive Il Riformista, “In Inghilterra la destra ha già fallito, ora ci prova in Italia”.

ma chi ha fatto cadere Draghi, come potrà sopportare Dragoni come inedito capo del governo?

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e ci pensate che l’unica vera soluzione sarebbe che Meloni e Demokrart governassero assieme?

del resto, se togli di mezzo i diritti civili, che per il PD sono solo di facciata e un finto obiettivo di bandiera, per il resto le proposte politiche sono già molto vicine…

ma, ovviamente, la cosa è del tutto impossibile e Renzi e Calenda non bastano a sostituire Berlusconi e Salvini…

neppure in parlamento e con la rappresentanza farlocca che ci troviamo.

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2 commenti

  1. La differenza con la Truss credo sia che là non sono state tanto le proteste a far fare retromarcia, ma la borsa… qui applaudiranno. Bonomi ha paura che la gente prenda i forconi, e fa bene a temerlo, ma non credo succederà purtroppo. Dopo anni che su loro suggerimento i governi che si sono succeduti hanno ridotto questo paese uno schifo, precariato a go-go, salari ridicoli, sicurezza sul lavoro un optional, pubblica amministrazione e sanità allo stremo è giusto che comincino ad avere paura, visto che la vergogna non sanno cosa sia. Invece chiederà come al solito più soldi, e glieli daranno come al solito.

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    • di fatto è la finanza che governa, i popoli seguono, votando come devono.
      non credo che le critiche di Bonomi nascano dal tipo di paura che dici tu: l’elettorato ha appena confermato di essere lobotomizzato per bene.
      credo, invece, che nasca dalla consapevolezza, almeno embrionale, di qualche principio di realtà, cioè della criticità di una continuazione della linea politica di espansione del debito, seguita quasi costantemente negli ultimi cinquant’anni almeno da quasi tutti i governi, qualunque fosse il loro colore (tranne gli odiatissimi Prodi, in parte, e Monti).
      ovviamente, dal punto di vista degli industriali questo significa che i sacrifici vanno imposti al popolo, non certo a loro.

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