smemoranda – cronache dalla fattoria. 44 – 407

che effetto fa pensare che la solidità indiscutibile della realtà, la sua stessa struttura materiale, è soltanto l’effetto di una nostra sfuocatura percettiva?

scendo con l’auto sostitutiva (dopo l’incidente) per la strada di casa verso la valle, e mi perdo a pensare che le piccole crepe, le smagliature del terreno, il primo appassire dell’erba e l’ingiallimento delle foglie degli alberi, che rendono il paesaggio così profondamente trasformato da ieri, io semplicemente non li vedo.

per non dire poi che penso che sto percorrendo la stessa strada, ma entrambi, cioè la strada ed io, siamo oramai in tutt’altra regione dello spazio-tempo, solo che di nuovo non abbiamo molto modo di rendercene conto.

al ritorno, nel cielo davanti a me, in una leggera foschia, vedo una sottile mezzaluna che non ho visto l’ultima volta che ho levato lo sguardo lassù, ma la mia mente irresistibilmente pensa che sia lei salita nel cielo grigio, rimasto immutato; non arriva a percepire che questo è soltanto un segnale di come mi sono spostato io col mio pianeta.

e invece lo ritengo ostinatamente fisso sotto ai miei piedi.

e del resto come mi sentirei? se percepissi concretamente che in questo stesso momento mi sto precipitando nel cosmo, non si sa bene verso dove, a migliaia di chilometri al secondo, trattenuto su questo granello insignificante dell’universo da una misteriosa forza di gravità, che poi forse è soltanto una particolare curvatura dello spazio, che cerca di impedirmi di muovermi liberamente, troppo liberamente, in altre direzioni…

. . .

il mondo, che si sembra stabile, non ci risparmia continue sorprese.

scendo la mattina alla stalla dei miei tre maiali, che tengo liberi all’interno, perché il loro recinto originario di tre metri quadri scarsi mi sembra una vera tortura, e sono ben consapevole che questa scelta ha dei prezzi, ad esempio nell’obbligo di riordino quotidiano di qualche attrezzo che sta all’interno e che loro si divertono a spostare, per passare il tempo evidentemente.

ma ecco un pugno nell’occhio alla mia stabile visione delle cose: la porta della stalla è spalancata, il sacco del mangime, 25 chili, che stava fuori al sicuro, fatto furiosamente a pezzi, con lembi del sacco di carta sparsi dentro e fuori la stalla; metà del mangime, ad occhio è stato divorato in un momento solo e il resto sparso in un modo che lo rende difficilmente recuperabile.

ma, soprattutto, i tre autori del misfatto, la nera porcella Viola e i suoi due figlioletti superstiti, ora non ci sono.

controllo la serratura della porta, che si apre verso l’interno, ed è chiusa a chiave, ma con una sola mandata, che non rende impossibile l’apertura, come scopro controllando.

ma col grugno, anziché con una mano?

naturalmente la mente produce subito qualche teoria del complotto, per dare la colpa ad altri, ma è probabile una mia distrazione nel degrado mentale della vecchiaia che lentamente avanza, solo che preferisco negarlo.

. . .

mi metto alla ricerca dei fuggitivi, ma nessuna traccia.

eccoli in fuga nel bosco di latifoglie che circonda i prati qui intorno, sopracasa, immagino, o, peggio, nei giardini e negli orti dei vicini: trasformati in rivali dei cinghiali, che oramai non si fanno scrupolo di farsi vedere la notte, mentre scorrazzano per le strade e nei campi, e me li vedo mentre vengono a saccheggiare le ultime verdure dell’orto.

e invece no; quando rassegnato torno almeno al pollaio, per nutrire il pollame, eccoli beati che si mangiano i vari tipi di erba nel prato fuori recinto, ed hanno l’aria totalmente innocente e pacifici trotterellano alla loro casa obbligata, che ora pare loro un rifugio protettivo, senza neppure minacciarli: paghi delle ore di evasione e libertà.

. . .

ma dicevo dei cinghiali, e qui devo dare notizia della mia ultima penosa perdita di memoria, che molto mi preoccupa…

l’amica Michela è venuta ad agosto a chiedermi qualche metro quadrato di orto, per salvare le sue patate autentiche di montagna, che quest’anno non ha messo a dimora per tempo, vuoi per la siccità, vuoi per altri problemi.

la maggior parte le ha collocate da Gyorgyu, nella sua azienda bio, ma una parte ha voluto metterle nel terreno anche da me, per maggiore sicurezza: abbiamo zappato assieme, diserbato un pezzetto di orto lasciato a riposo quest’anno, cioè trasformato in prato, e alla fine seppellito le patate residue, alcune in una fila a valle del mais, altre in un rettangolino di terra dissodata.

ed è qui che con un colpo al cuore, vedo ora tutto il terreno scavato e le piante strappate.

che siano stati i miei tre porcellini in fuga?

mi collego subito con lei, via whatsapp; che figura di palta mi aspetta…

. . .

Mauro: Ho una bruttissima notizia. È passato il 🐗 e si è mangiato le tue patate
Michela: Ahahahahahah.
Mauro: Risata o grido di disperazione?
Michela: risata perché quando ho letto brutta notizia ho temuto fosse morto qualcuno. Ha fatto bene, sono buone 😆
Mauro: Ne sono rimaste un po’. Se vuoi te le tiro su prima che torni.
Michela: sì, è meglio.

Mauro: Appena posso.

Michela: ha mangiato quelle disposte a filette quadrate?

Mauro: Tra un po’ ti mando la foto.

Michela: cmq tremendi, ‘sti cinghiali. tutto se magnano. Per me però sono stati la tua maiala coi due teneroni rosa. 😆
Mauro: Diffamatrice…
Michela: iihihihi
Mauro: 😂
Michela: 🐷🐖🐽
Mauro: La traccia viene dalla direzione opposta.
Michela: eh ormai senza cintare non si salva più nulla.
Mauro: Ma Giorgyu ha cintato?
Michela: eh no.
Mauro: Ma il suo orto era intatto.
Michela: speriamo… speriamo che duri ancora una quindicina di giorni. io gli avevo portato i miei paletti col filo e la batteria ma non li ha usati.
Mauro: Mi dicono che quel metodo non serve con i cinghiali…
Michela: a me in Pertica è sempre servito. prima venivano e trovavo le tracce. poi metteva la rete elettrificata e non venivano più. però per il mais venivano i cervi che saltavano dentro 😆
Mauro: Ahaha 😂 – 😳 hanno mangiato le tue e risparmiato le mie. Sono offeso… 🥸😸
Michela: ma sai che mi sembra che questa parte fosse quella che avevo raccolto? Vedi che avevo messo su gli steli a mo’ di pacciamatura?
Mauro: Allora le patate dissepolte le avevi lasciate indietro tu?
Michela: sì, ti ricordi che siccome erano verdi le avevamo messe da parte per i maiali? in effetti quel modo scombinato della mia raccolta assomiglia al passaggio di un cinghiale. 😆
Mauro: Ah sì, vero. Poi non le ho più raccolte. Però c’è anche una traccia precisa del cinghiale nell’erba divisa in due.
Michela: eh avrà fiutato roba buona
Mauro: 😉

. . .

insomma, per farla breve, Michela è stata brava e non ha infierito, ma io mi ero completamente dimenticato che ne avevamo già raccolte una buona parte, e dunque il cinghiale, anche se è passato, non poteva avere fatto molto danno.

dopo di che hai voglia di filosofare sulla stabilità solo apparente della realtà, se instabile è anche la tua mente.

e se le cose esistono solo perché sono ricordate, che fine fanno le cose, quando la memoria se ne va?

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