da Draghi a Meloni: dove sta la differenza? – 490

il governo Draghi faceva una politica di destra, e col consenso anche del cosiddetto centro-sinistra.

fa sorridere una recente analisi che cerca di negarlo, osservando che nel suo anno e mezzo le diseguaglianze sociali italiane sono un po’ diminuite e ne dà il merito a lui, ma, nell’analisi successiva per dimostrarlo, dimentica, guarda caso, il ruolo determinante del reddito di cittadinanza in questo risultato; e del resto Draghi era contrario a questo reddito.

il governo Meloni fa una politica di destra molto simile alla sua, ma senza il consenso del cosiddetto centro-sinistra, che in effetti non sembra più necessario, ma comunque può rendere più difficile proseguire quella politica.

tuttavia pare anche evidente, dai passi falsi che si susseguono, che il governo Meloni è fatto di dilettanti allo sbaraglio, a parte rare eccezioni.

ma del resto pare che sia proprio questo il segreto del suo consenso: i suoi elettori lo vogliono proprio così.

anche in Inghilterra è andata alla stessa maniera, no? e peraltro con maggioranze molto più nette.

e però allora ci si potrebbe chiedere, da un punto di vista strettamente politico, che senso ha avuto eliminare Draghi per sostituirlo con un “pescivendolo” di poco più consapevole dei suoi ministri.

se dobbiamo avere una politica d destra, non è meglio che la faccia uno che la sa fare, piuttosto che qualche improvvisatore pasticcione?

lo dico dal punto di vista stesso degli elettori di destra, provando a mettermi nei loro panni (credo senza riuscirci).

. . .

credo che la domanda meriti più di una risposta.

la prima l’ho già data: Draghi non sapeva comunicare; il Meloni e i suoi ministri indubbiamente sì, dato che comunicare efficacemente in Italia significa sparare cazzate a gogò, televisive, e adesso anche social.

quindi la politica di destra di Draghi continua, ma con un consenso sociale più netto, perché presentata in modo più becero.

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la seconda differenza è più sostanziale e riguarda un punto decisivo dove le scelte politiche di Draghi e di Meloni divergono, ed è la simpatia verso l’evasione fiscale.

la minoranza di italiani che ha mandato al governo Meloni lo ha fatto proprio con questo preciso mandato: frenare la lotta all’evasione fiscale che l’Unione Europea ci richiede.

e infatti i provvedimenti salienti della finanziaria proposta da questo governo vanno tutti in questa direzione.

ora si tratta soltanto di vedere se l’Unione Europea accetterà questa svolta italiana.

dai primi segnali pare di no, ma alla fine uscirà sicuramente qualche compromesso spurio che permetterà ai melonisti evasori di portare a casa qualcosa.

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il terzo elemento di questa scelta si collega bene al secondo, è lapalissiano e si chiama clientelismo.

Draghi era di destra, ma non aveva clientele, come già era successo a Monti, il suo predecessore analogo a lui, e questa in Italia è una colpa politica imperdonabile.

clientele significa favori, malaffare, illegalismi diffusi.

è il modo con cui si governa in Italia, tanto a destra, quanto a sinistra, nessuno si faccia illusioni.

quindi ci dobbiamo tenere una destra incompetente, pasticciona, ma virtuosa agli occhi dei suoi sostenitori almeno nelle violazioni del principio di legalità.

questo poi – a dirla chiara – non sta poi veramente bene quasi a nessuno, in Italia.

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3 commenti

  1. “Draghi non sapeva comunicare; il Meloni e i suoi ministri indubbiamente sì, dato che comunicare efficacemente in Italia significa sparare cazzate a gogò, televisive, e adesso anche social”. Qui mi hai fatto spanciare dalle risate! 🙂

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  2. Analisi condivisibile. Resta da puntualizzare che questi “dilettanti allo sbaraglio” non rischiano quasi nulla del loro e che alla peggio non saranno rieletti. Allo sbaraglio ci andiamo purtroppo noi.

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