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  • non è una vittoria della destra… – 388

    non sono impazzito, fatemi finire la frase, nel titolo non ci stava bene tutta:

    non è una vittoria della destra…, è una disfatta di chi dice di non essere di destra.

    . . .

    in queste elezioni non c’era gioco: era evidente fin dall’inizio che la destra si presentava unita e gli altri no, e con la legge elettorale anti-costituzionale che ci ritroviamo, con questo i giochi erano già fatti.

    ammiro chi è andato a votare, nonostante questo, pensando che il suo voto servisse a qualcosa e non soltanto a confermare i giochi già fatti e la legge elettorale truffaldina.

    ma, per essere più sincero, un pochino lo compatisco anche.

    . . .

    ora i post-fascisti, con la Meloni, Salvini e Berlusconi, dovranno governare in un paese dove non sono affatto maggioranza reale e avendone contro le parti più vive, come le grandi città, ma col sostegno dell’Italia provinciale e conservatrice.

    è così del resto in tutto l’Occidente, oramai, o quasi.

    ma da noi ci sarà una inedita netta scissione tra i rapporti di forza in parlamento, decisamente favorevoli a questa destra conservatrice premiata dalle elezioni, e quelli nel paese.

    so bene che è scorretto aggiungere tutta la massa degli astenuti ad uno schieramento di destra vincente; però possiamo certamente calcolare, tra gli oppositori potenziali identificabili, almeno quella percentuale in più che non è andata a votare rispetto a quattro anni fa ed è formata da cittadini che hanno posizioni forse più radicali anche di coloro che sono andati a votare contro.

    ed è un altro 10% che va ad aggiungersi a quella percentuale di quasi il 50% che non ha saputo fare altro che disperdersi fra mille rivoli personalistici o pseudo-ideologici.

    . . .

    lei avrà un’arma potente: un parlamento disposto a seguirla, e i giochi saranno fatti del tutto lì dentro, se il cosiddetto centro di Calenda e Renzi si accoderà ai progetti per spostare a destra definitivamente il nostro paese, anche col rischio del cambiamento della Costituzione.

    non sarà facile per la Meloni governare contro un 60% circa di italiani, anche questi se non sono stati capaci di presentarsi altro che in ordine sparso e senza un chiaro programma di cose da fare, se ci sarà un’opposizione sociale capace di organizzarsi.

    ma la lotta tra questi due momenti, se ci sarà, avrà un esito che ora non si può prevedere: troppe sono le variabili in gioco esterne.

    la guerra, la crisi economica, la crisi climatica, l’andamento della pandemia, l’atteggiamento degli USA, abbastanza favorevole, e quello dell’Europa, invece critico, al momento.

    ma questa scontata vittoria cambia anche gli equilibri europei e mette in crisi l’Unione Europea come l’abbiamo conosciuta, forse definitivamente.

    . . .

    in ogni caso, avranno una maggioranza netta e potranno fare molto di quello che vogliono, anche se poco di quello che hanno promesso a piene mani.

    auguri di non riuscire a fare troppo danno, perché saranno comunque il governo del paese in cui viviamo tutti.

    li giudicherò sui fatti e sulle scelte, ma so fin d’ora che non saranno mai i rappresentanti di quella parte non piccola di popolo che non è andata a votare, anche per non sottostare alla vergogna di poter pensare di averli eletti in qualche modo.

  • morti da covid: un lento declino – 19/25 settembre 2022 – 387

    i morti di covid hanno ricominciato a scendere di numero in Italia, ma con molta calma.

    dal 19 al 25 settembre la media dei morti degli ultimi 7 giorni era passata nel 2020 da 10,1 a 19, quasi un raddoppio in 7 giorni, e nel 2021 da 57 a 53; quest’anno scende da 48,6 a 43,1.

    in dettaglio questo è l’andamento giorno per giorno:

    [domenica scorsa: 48,6]; poi: 52,4 – 47,7 – 44,4 – 44,4 – 45,1 – 45,9 – 43,1

    morti degli ultimi sette giorni: 133 nel 2020: la pandemia era già in ripresa; 371 nel 2021; 302 nel 2022.

    la situazione resta dunque aperta, però si può pensare che con 22 milioni di persone che hanno avuto il covid ufficialmente, e qualche altro milione che non risultano sicuramente alle statistiche, stiamo via via avviandoci verso un lenta trasformazione endemica della pandemia.

    endemico non significa però per ora che la pandemia stia diventando trascurabile, anche se diventa meno virulenta.

    . . .

    quanto a resto dell’Occidente, la situazione di questa settimana è questa:

    USA: media giornaliera degli ultimi 7 giorni: da 517 della settimana scorsa a 423: in deciso calo stavolta, ma i numeri restano più alti dei nostri in proporzione.

    Regno Unito: media giornaliera degli ultimi 7 giorni: dai 17 di settimana scorsa, che quindi sembrano frutto di un errore di calcolo, più che altro, si è tornati a 53, abbastanza in linea con i numeri nostri, in proporzione.

    Francia: media giornaliera degli ultimi 7 giorni: 30, da 25 di settimana scorsa; si confermano valori più bassi di quelli italiani, in un paese di popolazione simile.

    Germania: media giornaliera degli ultimi 7 giorni: 75, da 91 della settimana scorsa, con un terzo di popolazione in più dell’Italia; ancora su valori proporzionalmente un po’ più alti dei nostri.

    insomma, anche questa settimana mi pare impossibile ricavare indicazioni anche vaghe su una tendenza internazionale comune, che non si vede, pur se prevale una tendenza al calo, come da noi.

  • la Trussaldina politica economica che ci aspetta – 386

    l’articolo del Fatto Quotidiano sulle prime fulminee e fondamentali scelte di politica economica della Truss, la nuova leader del Regno Unito, mi ha fatto molto riflettere.

    secondo me indicano le tendenze fondamentali e generali della nuova destra che sta via via prendendo il potere in Occidente e anche da noi.

    vediamo prima in che cosa consistono, e poi proviamo a rifletterci su.

    . . .

    sintetizzo come posso l’analisi molto complessa:

    la scelta fondamentale è quella di un generalizzato taglio fiscale, per 45 miliardi di sterline (circa l’ 1,5% del PIL), per giunta senza copertura, cioè con un semplice aumento del debito pubblico.

    cosa che l’UK può ancora relativamente permettersi, essendo molto meno indebitato dell’Italia, ma che ha fatto comunque crollare subito le quotazioni della sterlina, il che significa un aumento dei costi delle importazioni.

    la svalutazione della sterlina è in atto da diverso tempo, ad esempio il suo rapporto con l’euro è passato negli ultimi tempi da 1,20 a 1,12.

    nello stesso tempo l’euro si è pesantemente svalutato sul dollaro: un euro valeva 1,60 dollari nel 2008, in piena crisi finanziaria; oggi ne vale 0,98: la guerra in Ucraina fa bene all’America.

    quindi la sterlina si è ulteriormente svalutata anche rispetto al dollaro.

    inutile sottolineare il concetto elementare che le svalutazioni danneggiano soprattutto gli strati sociali subalterni, che percepiscono salari, stipendi o pensioni, cioè redditi tendenzialmente rigidi, e favoriscono tutti coloro che lavorano in proprio e possono più facilmente adeguare i loro prezzi all’inflazione, recuperando sui costi.

    intanto la Banca d’Inghilterra ha alzato i tassi di interesse dall’1,75 al 2.25%, il livello più alto degli ultimi 40 anni, per provare tenere a freno l’inflazione galoppante.

    . . .

    con la riforma fiscale che la Truss sta rapidamente realizzando in UK, l’aliquota base dei redditi più bassi (dalle 20mila alle 50mila sterline) passa dal 20% al 19%.

    quindi con una riduzione di imposta da 200 sterline l’anno, da 4mila a 3.800, per chi ne guadagna 20mila, e di 500 per chi ne guadagna 50mila, da 10mila a 9.500.

    sono incrementi di reddito tra le 17 e le 42 sterline al mese; quindi assolutamente irrisori a fronte dell’inflazione che si prospetta e che taglierà i redditi reali di chiunque guadagna meno di 50mila sterline l’anno lorde, circa 56mila euro al cambio attuale.

    ben diverso il trattamento per chi guadagna più di 150mila sterline all’anno e sono 629mila contribuenti: finora pagavano il 45% e passeranno al 40%, come finora pagava soltanto chi ha un reddito fra 50mila e 150mila sterline.

    è un vantaggio di oltre 50mila sterline l’anno per coloro che guadagnano un milione di sterline all’anno. 

    . . .

    nella stessa direzione vanno altri provvedimenti come:

    l’eliminazione dell’IVA per gli stranieri che fanno shopping in Gran Bretagna,

    l’esonero dalla windfall tax, la tassa sui profitti extra, per le aziende che producono gas ed elettricità,

    l’eliminazione dell’aumento previsto per la corporate tax, l’imposta sulle società, e del tetto ai bonus per i banchieri della City, introdotto dopo la crisi finanziaria del 2008 e i conseguenti salvataggi pubblici delle banche:

    questo serve ad attrarre più banchieri a lavorare a Londra, pagando le tasse in Regno Unito, piuttosto che in altri paesi europei.

    giusto per chiarire che la brexit è servita all’UK per farci una concorrenza dura.

    . . .

    per un confronto delle politiche fiscali:

    in Italia chi guadagna fino a 15mila euro paga il 23%, oltre e fino a 28mila euro il 25%, salvo poi alcune esenzioni (nell’UK sono esenti da imposte i redditi fino a 20mila sterline, circa 22mila euro);

    in Italia da 28mila a 50mila euro si paga il 35% (nell’UK, il 19%, adesso, ma sull’intero reddito, per chi guadagna più di 50mila sterline, circa 56mila euro);

    oltre i 50mila euro da noi si paga il 43% (nell’UK, adesso, oltre le 50mila sterline il 40%).

    inutile dire che il sistema fiscale del Regno Unito conservatore è chiaramente meno vessatorio verso i redditi bassi di quello italiano, visto che li esonera del tutto dal pagamento delle tasse sul reddito fino a 22mila euro circa.

    e vedremo anche in che modo la nostra destra farà qualcosa di simile per favorire ulteriormente la concentrazione della ricchezza.

    . . .

    ma qual’è il senso generale di queste misure? definite trickle down economics, butta giù i parametri economici, come almeno credo vada inteso.

    l’articolo la sintetizza così: defiscalizzare il mondo della finanza e delle grandi imprese in modo che la ricchezza prodotta “sgoccioli” anche sulle fasce meno abbienti.

    Non possiamo continuare con 15 anni di crescita anemica – un approccio fiscale più semplice ed intelligente può pagare e le imprese saranno pronte a massimizzare gli incentivi agli investimenti, ha commentato il direttore della Confindustria britannica, ovviamente favorevole.

    è la scelta di proseguire, anzi esasperandolo, il modello di sviluppo attuale, sperando che la crescita esponenziale della ricchezza dei migliori, produca anche qualche modesto miglioramento della condizione dei brutti, sporchi e cattivi sottostanti, o almeno consenta di non peggiorarne troppo le condizioni.

    che questa politica possa reggere io sono convinto di no, e non per l’opposizione sociale, che purtroppo non incontra, ma per i vincoli ambientali oggettivamente insuperabili.

    continuare lo sviluppo significa infatti peggiorare in modo insostenibile le condizioni fisiche del pianeta che sono già al collasso.

    con buona pace di Marx e di Lenin non sarà la lotta di classe a porre fine al capitalismo, ma la natura, di cui non hanno considerato i limiti oggettivi, interni come erano anche loro alla mitologia dell’infinito sviluppo.

    . . .

    la crisi del prezzo del gas coinvolge a fondo anche il Regno Unito, infatti, che è ovviamente in primissima linea nella lotta finale mortale alla Russia.

    e la Truss ha disposto anche il congelamento delle bollette ad un tetto di 2.500 sterline per due anni.

    come? stanziando altri 60 miliardi di sterlineo, anche questi interamente a carico delle casse pubbliche e a debito.

    in totale dunque più di 100 miliardi di sterline di debito pubblico in una sola, quasi 120 miliardi di euro.

    e non è finita, perché la Truss annuncia nuove misure a breve.

    . . .

    reggerà il Regno Unito ad una simile ondata di nuovi debiti?

    forse sarebbe utile guardare alla Turchia, dove Erdogan, precorritore dei tempi, sta già facendo da tempo una politica simile di indebitamento dello stato e l’inflazione è arrivata all’80% in un anno.

    il sistema economico turco però non è ancora crollato;

    reggono gli Stati Uniti, che finanziano la loro guerra in Ucraina stampando dollari a gogò;

    regge l’Unione Europea, che regala ai suoi membri 700 miliardi di euro creati da nulla, e 200 di questi all’Italia, ma forse col nuovo governo e la nuova direzione politica della CDU tedesca se li riprenderà indietro…

    io sono irrimediabilmente datato e all’antica e ho cominciato a pensare due o tre decenni fa che il sistema del debito che cresce all’infinito come il PIL non poteva reggere per sempre.

    ma finora sono sempre stato smentito dai fatti e forse non capisco niente di economia…

  • silenzio elettorale – 385

    silenzio elettorale.

    come sarebbe bello che durasse tutto l’anno.

    il mio comunque sarà perfetto.

    . . .

    mi limito ad una citazione, dal quotidiano di De Benedetti, Domani, Stefano Feltri:

    Gli elettori possono fare molto […]. Possono […] disertare i seggi, per mandare il messaggio che qualunque governo uscirà non sarà il loro, minore la legittimazione più difficile diventa fare riforme profonde o cambiare la Costituzione.

    se lo dicono perfino loro!

    ma continua:

    Oppure possono esercitarsi in attente valutazioni sul voto utile: bisogna premiare il Pd perché serve un grande partito che bilanci Fratelli d’Italia? O seguire la linea indicata dal governatore della Puglia Michele Emiliano [… di] votare il candidato che ha più possibilità nel collegio, anche se è dei Cinque stelle? O magari sostenere il terzo polo di Carlo Calenda perché, nella speranza che possa allargare il fronte anti destre al centro?

    lasciamo però questa scelta ultima a chi è di destra, ma teme l’infame trio Lescano: Meloni, Salvini, Berlusconi… (ci pensate? l’Italia governata da loro!).

    . . .

    in fondo chi non voterà come me è anche uno snob e un privilegiato: lascia il lavoro sporco agli altri, per non sporcarsi la coscienza, e spera che i sensi di colpa di chi avrà votato sporco (terza ripetizione del concetto) rendano più facile agli elettori pentiti scendere in piazza in futuro per decidere davvero le cose.

    sì, spero che l’astensionismo ci possa restituire una sinistra meno compromessa con la gestione del potere e che ora tocchi alla destra sputtanarsi contro i poteri reali.

    spero, ma non significa che ci conto davvero.

    . . .

    però ieri i ragazzi di una manifestazione ecologista a Brescia, con i loro blocchi stradali sul ring, che gli era stato proibito, mi hanno fatto rivivere quelli a cui partecipai anche io in un sabato prima delle elezioni del 1968, quando avevo la loro età.

    anche allora non c’era nessun partito a rappresentarci in parlamento; ma la società e la politica l’abbiamo cambiata lo stesso per un decennio almeno.

    non bastò la vittoria delle destre alle elezioni del 1972 a fermare il cambiamento, che venne confermato poi dalle elezioni del 1976; servì allora l’uccisione di Moro nel 1978.

  • notizie e sigarette con e senza filtro – borforismi 67

    anche le notizie, come le sigarette, dovrebbero potere essere commercializzate solo con un avviso: nuoce gravemente alla salute.

    chi fuma, può scegliere sigarette col filtro; per proteggerci dalle notizie, invece, il filtro lo dobbiamo mettere noi.

    chi usa notizie senza filtro danneggia non i polmoni, ma il cervello.

    e dopo anni di notizie senza filtro il cervello è intasato, come di nicotina, e non funziona più bene.

  • la Quinta Ginnasio del 1962-63 e i referendum in Donbass – 384

    io sono davvero meravigliato che persone della mia età, che hanno avuto la mia stessa identica formazione negli anni dell’adolescenza, in pratica dei compagni di scuola, perdipiù brillanti negli studi, appaiano oggi così sprovveduti di fronte ad una campagna anti-russa di bassissima lega e così grossolana come quella che si sta svolgendo contro il referendum realizzato nel Donbass.

    e che dire se uno di costoro ha anche condiviso con me, per lunghi anni l’esperienza del Gruppo del Manifesto di Brescia?

    si potrebbe pensare che quel gruppo era la fucina stessa dello spirito critico di quella generazione, eppure…

    leggere per credere questa discussione su whatsapp in uno di quei suoi gruppi funesti di discussione, che in questo caso si intitola Quinta Ginnasio ed è formato da vecchi compagni di scuola per ritrovarsi in qualche pranzo della memoria ogni tanto…

    . . .

    24/9/2022

    9:04 – R.:

    Referendum in Donbas: scheda da votare in pubblico e da inserire aperta in un’urna trasparente, con soldato ad osservare.
    Non servono commenti.

    09:07 Mauro: Infatti, immagina dopo 14mila morti ammazzati dagli ucraini in 8 anni e la proibizione del russo come lingua che voglia hanno i russi di là di continuare a vivere sotto quel nazista di Zelensky.
    09:08 Immagino solo che l’Italia facesse lo stesso in Sued Tirol, visto che sono cresciuto là.

    09:11: Per molto meno noi abbiamo fatto una “missione di pace” in Kosovo e bombardato la Serbia per tre mesi. Dico proprio anche noi italiani. Ora bombardiamo il Donbass, in fondo abbiamo la nostra coerenza: bombardiamo sempre i russi e i loro amici.

    09:10 D.: Ma allora non c’ è bisogno di votazione pubblica e di soldato che controlla.

    09:12 Mauro: Anche nei nostri seggi ci sono i carabinieri. Lì si vota sotto gli attacchi ucraini, ti rendi conto? E poi basta con questa propaganda…

    09:14 D.: Il paragone non regge.

    09:20 Mauro: Pazienza, regge tutto il resto. Figurati a guerra in corso quanto puoi stare a rispettare le regoline formali. Quelli sono sotto le bombe e non ne possono più, e noi stiamo a disquisire su una foto presa chissà come e chissà dove. E siamo pronti a rischiare guerra nucleare e catastrofe economica per impedire a questa gente di far parte dello stato che vogliono? Allora noi perché abbiamo fatto una guerra mondiale per Trento e Trieste contro l’Austria, dove gli italiani non erano neppure discriminati né tanto meno ammazzati a migliaia?

    09:22 R.: Non mi sembra che i carabinieri vengano con te nella cabina elettorale. Non voglio discutere il merito della guerra in Donbas, so che ci sono punti di vista diversi, ma solo dimostrare con fatti che questo referendum è una farsa.

    09:23 Per inciso vuoi negare che le urne siano trasparenti e le schede aperte? Ci sono molti video a provarlo.

    09:25 Mauro: I video che vengono dell’Ucraina sui media occidentali non li guardo, chiedo scusa.

    09:24 A.: Quando si comincia a parlare di “regoline formali” si può chiudere il discorso.

    09:27 Mauro: Chiudiamolo pure. Ognuno si tenga le sue opinioni.

    09:27 A.: Perché le “regoline formali” sono sempre quelle degli altri, mentre non se ne curano quelli che sanno la Verità

    09:27 R.: Per me può bastare, pazienza, non credevo che fosse una questione assiomatica, volevo solo riflettere assieme sulla legittimità di un referendum svolto in questo modo.

    09:30 Mauro: Se l’unico argomento contro gli argomenti che ho portato è che sono assiomi e Verità, faccio bene a chiudere qui.

    09:33 A.: Bravo.

    09:39 Mauro: Vogliamo parlare dei referendum fatti in Sud Italia e nel Veneto dopo l’annessione? Rileggiti Il Gattopardo. E qualcuno ha mai chiesto ai Sudtirolesi e agli Sloveni dell’Istria se erano contenti di essere sottomessi all’Italia? Io sto ancora con Lenin, su questo è solo su questo, e sono per l’autodeterminazione dei popoli. Tu evidentemente sei dalla parte yankee.

    09:54 R.: Ma dovrebbe essere una autodeterminazione seria. Fatta così, con urne trasparenti (perchè sono costosamente trasparenti e non di semplice cartone?) anche la autodeterminazione perde credibilità. Bene, mi spiace di avere sollevato una discussione che ci divide, auguro comunque a tutti una bella fine della settimana.

    10:03 A.: Mauro, non ti accorgi che i referendum nel sud raccontati nel Gattopardo sono come quelli nel Donbass? Pazienza, comunque la battuta sullo yankee è troppo divertente…

    10:03 Mauro: Francamente la discussione su questi aspetti mi pare ridicola. È chiaro a tutti che serviva un bel referendum regolare, sotto controllo internazionale, ecc. ecc. e che questo non è troppo regolare. Ma Zelensky non lo avrebbe mai accettato e tempesta che vuole riprendersi anche la Crimea, dopo otto anni e un sì alla Russia del 98%. Avesse cercato il consenso dei russi che all’interno invece, come noi, grazie a Moro, noi in Suedtirol…

    10:08 Ma spero che A. non se la pigli per così poco come sono le nostre idee su come affrontare il rischio di una guerra mondiale nucleare. 🏳️‍🌈

    10:50 F.: Dirò anch’ io la mia, ora non ho tempo. Come siete adolescenti, ginnasiali. Ciao.

    . . .

    Caro Borto[cal],
    ◦ – 0 – Tira aria di 4^ ginnasio, con le solite rivalità per essere il maschio alfa, ecc. Dopo 61 anni, che vergogna!
    ◦ – 1 – Farsa. Qualificazione grottesca: sotto le bombe non è farsa, ma tragedia.
    ◦ – 2 – Farsa. Cosa pretendiamo? Che si voti su un tappeto rosso come al Lido di Venezia?
    ◦ – 3 – Farsa. Qualificazione lanciata più di 1 settimana prima dal giro di Biden (e Draghi). Profeti? Così, in qualsiasi modo fosse per realizzarsi, sarebbe stata una farsa; direi ontologicamente.
    ◦ – 4 – Farsa. La foto. E se fosse una farsa la foto? Da chi proviene? Occhio, perché Bucha docet.
    ◦ – 5 – Plebisciti. Reinvenzione napoleonica (dei 2 Napoleoni). Quelli su territorio o nazionalità o sovranità di solito sono allestiti dopo le annessioni (o simili mutazioni); e ad opera di chi le ha già operate. Vedi Risorgimento italiano (Ducati,Toscana, Due Sicilie); anche quello sui Patti Lateranensi fu sulla sovranità e territorio. Altra cosa i REFERENDUM, come i nostri dopo la 2^ guerra mondiale e fino ad oggi.
    ◦ – 6 – E se avesse ragione il papa? Se il cane ti abbaia sull’ uscio di casa, tu esci con la scopa e lo allontani. Persino Berlusconi.
    Ciao. F.

    . . .

    caro F.,

    resterebbe da aggiungere, a discapito delle mie tesi, che anche la Cina ha rifiutato di riconoscere la legittimità di questo referendum.

    ma è abbastanza chiaro che la Cina ha dei problemi ad accettare la soluzione delle crisi internazionali con dei referendum in generale, perché è in difficoltà su due piani:

    1) la provincia ribelle di Taiwan, che vuole rendersi indipendente e un referendum al momento sancirebbe questa volontà;

    2) lo Xinjiang, o Sinkiang all’italiana, dove un analogo referendum avrebbe un esito quantomeno dubbio.

    in questo quadro la Cina si dissocia dall’idea di referendum, che potrebbero costarle molto caro.

    ma che cosa succederebbe il giorno che la California decidesse di uscire dagli USA e di rendersi totalmente indipendente e i cinesi mandassero una flotta davanti a Los Angeles e San Francisco per appoggiarla?

    con questo non esprimo affatto il mio appoggio alla Cina: capisco bene il suo desiderio di riunificare Taiwan, ma non accetterò mai un suo intervento militare per farlo, così come non posso accettare l’attuale intervento militare americano per sostenere Taiwan, dopo la sottoscrizione di espliciti trattati con la Cina che le riconoscono la piena sovranità sull’isola.

    ma mi rendo conto da me che posizioni di questo tipo, per quanto lineari e razionali, sono destinate a non avere il minimo ascolto di fronte alla potenza della propaganda mediatica scatenata.

    ma niente mostra la sostanza imperialistica della politica internazionale tutta come l’incapacità di quasi ogni governo di rimettere alle popolazioni locali la libera decisione sulla forma di organizzazione politica e statale che desiderano darsi.

  • 30.001 visite al blog – 383

    mi cade l’occhio per caso sul contatore dei contatti del blog, e la cifra è questa, 30.001 visite dall’1 gennaio di quest’anno, 266 giorni.

    dovrei esserne contento, sono più di 100 al giorno.

    ma guardo piuttosto ai commenti: 3.321, e fate conto che la metà circa siano miei, di risposta; e quindi sono meno di 5 commenti al giorno.

    non sono molti, ed è impietoso il confronto col mio blog di 10 anni fa che sto ripubblicando qui per una verifica ed una risistemazione: ho scelto un post a caso, mente da mentire? 23 settembre 2012 – borforismi [115] – 757 con i suoi 33 commenti, praticamente quelli di una settimana qui per un solo post.

    ma l’ho detto varie volte: un blog non lo fa chi lo scrive, lo fa chi lo commenta, e questo bilancio è critico: i miei commentatori sono visibilmente stanchi e il blog su questo piano arranca.

    non è colpa vostra, amici virtuali che insistete con fedeltà ammirevole, evidentemente; sono gli altri che mancano, quelli che non si vedono.

    o forse è la discussione stessa che sembra diventata inutile in tempi di covid, di guerre, di crisi climatica…

    . . .

    è lo strumento blog che è in crisi?

    sono io che non sono più così stimolante?

    oppure ho fatto scappare quasi tutti i commentatori bendisposti, con le mie risposte a volte aspre e inutilmente pungenti?

    forse è un blog concepito come il mio che ha poco senso, oramai, e che non stimola abbastanza?

    la domanda che mi pongo è quanto sono invecchiato e quanto alla fine vale davvero la pena di leggermi, visto che ci sono altri blog e altri interventi più qualificati del mio in giro.

    mi sto sempre più orientando ad una data di scadenza, non troppo lontana, e a forme di auto-pubblicazione diversa; ma lasciatemi arrivare in fondo, se ci riesco, e sarò più chiaro.

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    intanto, scorbutico ed antipatico blogger bortocal, vuoi almeno ringraziare i lettori e soprattutto i commentatori che ti sono rimasti?

    faccio conto di averlo fatto con un abbraccio virtuale a tutti…

  • Antalya/Adalia, Turchia, 30-31 ottobre 2005 – quando si poteva viaggiare [237-243/2022] – 382

    per una strana coincidenza, questa volta la presentazione settimanale dei miei post e video di viaggio sul mio blog parallelo bortoround inizia e termina con due riepiloghi giornalieri, o videodiari, come preferisco chiamarli, quelli del 30 e del 31 ottobre 2005, trascorsi ad Antalya/Adalia, Turchia.

    potrei sottolinearlo anche qui: se li guardi chi non ha mai visto questi luoghi e pensa di non vederli mai, alcuni sono davvero straordinari.

    inoltre c’è anche il racconto di un incontro davvero straordinario e quasi al confine del paranormale, forse, riscoperto a posteriori.

    ma non insisto: tanto questi post e questi video sono praticamente clandestini, ahha.

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    Antalya/Adalia vintage. diario video della terza giornata in città. 30 ottobre 2005 – quando si poteva viaggiare – 237

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    inizia la navigazione ad Antalya/Adalia. quarto giorno del mio terzo viaggio in Turchia. vintage 31 ottobre 2005 – quando si poteva viaggiare – 238

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    lungo le scogliere di Antalya/Adalia: un incredibile incontro sul battello. quarto giorno del mio terzo viaggio in Turchia. vintage 31 ottobre 2005 – quando si poteva viaggiare – 239

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    le cascate di Antalya/Adalia viste dal battello. quarto giorno del mio terzo viaggio in Turchia. vintage 31 ottobre 2005 – quando si poteva viaggiare – 240

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    il Museo di antropologia di Antalya/Adalia. quarto giorno del mio terzo viaggio in Turchia. vintage 31 ottobre 2005 – quando si poteva viaggiare – 241

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    Antalya / Adalia, sera al parco giochi. vintage 31 ottobre 2005, quarto giorno del mio terzo viaggio in Turchia – quando si poteva viaggiare – 242

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    Antalya/Adalia vintage. diario video della quarta giornata in città. 31 ottobre 2005 – quando si poteva viaggiare – 243

  • adolescenza e convinzioni: la discussione come utopia – borforismi 66

    forse soltanto nell’adolescenza – e probabilmente nella sua fase inziale soltanto – l’essere umano cerca nella discussione di definire nuovi punti di vista ed ascolta gli argomenti con una certa disponibilità a recepirli.

    e può darsi anche che alcuni non riescano a questo neppure nell’adolescenza, perché sono già vecchi mentalmente.

    nella discussione tra adulti è semplicemente fastidioso ogni argomento contrario a quel che si pensa su ciò che riteniamo davvero importante.

    . . .

    abbiamo fatto tanta fatica a costruirci una identità personale, cioè una maschera sociale, che è semplicemente paurosa l’idea di doversi rimette in discussione da capo e a volte ne mancano addirittura le forse e le capacità mentali.

    quindi ogni discussione critica tra gente che ha superato i vent’anni è una occupazione fastidiosa per le parti, a meno che ciascuno non ne ricavi, marginalmente, qualche argomento che consolida e rafforza l’immagine che ha di sé.

    . . .

    aveva ragione Foucault allora a dire che ogni atto linguistico è un gesto di violenza simbolica?

    con qualche eccezione, però nella sostanza sì: ogni volta che discuto le idee di qualcuno o dissento da lui, in realtà lo aggredisco e lo ferisco.

    ma, se discutiamo per dimostrare di essere più bravi e potenti con le parole della persona che abbiamo di fronte, allora il silenzio sembra dunque la scelta più coerente.

    . . .

    e vale anche per i blog, che per primi soffrono di questa incoerenza: vogliono essere una palestra di discussione, quando la discussione è in realtà un’utopia.

  • mente da mentire? [ [reblog 23 settembre 2012]

    Cor-pus

    23 settembre 2012 domenica  17:39

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    oltre che a credere in Babbo Natale, fin da piccoli veniamo abituati a pensare che siamo menti che vengono dotate di un corpo.

    mi è difficile capire i motivi di questo capovolgimento della realtà dei fatti.

    (pare però che imparare a credere alle bugie fin da piccoli aiuti ad accettare le inevitabili menzogne della vita adulta: è solo allenamento precoce).

    come è evidente, noi siamo invece corpi vivi, che si dotano di una mente, fino a che vivono.

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