la rivincita dell’assolutismo – 506

ha deciso che non è il caso di procedere il giudice USA a cui era stato affidato il caso del principe ereditario saudita, palesemente mandante dell’omicidio a Istanbul dentro il consolato di un giornalista critico col regime.

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a prima vista la notizia potrebbe perfino avere dei risvolti positivi: che diritto hanno gli USA di fare svolgere un processo in un loro tribunale per un omicidio che non è avvenuto sul loro territorio?

e neppure ha coinvolto un loro cittadino né come vittima né come autore del delitto.

sembra che gli Stati Uniti abbiano la pretesa a radice puritana di considerarsi i guardiani della morale del mondo e quindi di poter processare chiunque sul pianeta viola i loro precetti morali.

anche se l’omicidio è alieno da ogni cultura, a meno che non sia a sua volta motivato in maniera morale; e le morali delle culture sono diverse.

così gli americani processano chi uccide in Turchia un arabo, ma poi condanno serenamente a morte i loro cittadini giudicati colpevoli, chiamando i parenti delle vittime ad assistere alle esecuzioni capitali.

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ma purtroppo quel giudice non ha affatto motivato in questo modo la sua decisione: e difficilmente sarebbe diventato giudice, se lo avesse fatto.

ha sostenuto che non poteva procedere perché non si può processare il capo di uno stato. ha cioè stabilito la perfetta impunità di chi è al potere rispetto alla legge, anche se si tratta di un delitto personale e privato.

applicazione curiosa, perché quel principe è solo capo effettivo di fatto di quello stato,

quindi mettiamo anche questo episodio tra le prove di come avanza sempre più impetuoso il nuovo assolutismo, negatore dei principi della democrazia illuminata.

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del resto, penso che questo sia coerente: vogliamo sta a sottilizzare sullo strangolamento di una sola persona, quando un capo di stato ha il diritto di provocare la morte di migliaia e anche di milioni di persone, trascinando il suo paese in guerra?

ci sarà allora soltanto da augurarsi che gli americani si ricordino di questo loro sacrosanto principio in ogni caso e non soltanto con gli autocrati alleati e la smettano, allora, di parlare di qualche fantomatico processo di Norimberga a carico di Putin.

dovrebbe esserci un limite a tutto, per loro che si sono appena lavati le mani dai massacri in Afghanistan e in Iraq, per non parlare della guerra del Vietnam.

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assolutismo da assoluzione obbligatoria dei potenti?

2 commenti

  1. Le regole se le fanno e disfano da soli, fanno un po’ quello che gli pare a seconda della convenienza del momento. Amici, nemici, dipende. I diritti umani si invocano quando fa comodo, la patente di democrazia va richiesta solo a chi non si sottomette. Si sono inventati le sanzioni e tutto il mondo (occidente e non solo) ci si è assoggettato, anche contro i propri interessi, come sudditi scemi. Ma, a parte questo che è la solita solfa e che finirà solo quando l’impero cadrà perché tanto democratici o repubblicani sono la stessa cosa in politica estera, tu come stai? Va meglio il raffreddore?

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    • diciamo pure che la ricomparsa di un post ragionato è il segnale che il virus ha abbandonato la testa e ora vagola nella trachea, secondo l’itinerario solito. anche l’accenno di labirintite, per fortuna, è sparito subito.
      in compenso ho una figlia che si è ripresa il covid, non so neppure più se la seconda o la terza volta, e dopo quattro vaccinazioni.
      sono più preoccupato per lei che per me.

      quanto al signore assoluto, lo è perché sciolto da ogni legge, appunto, e dunque anche assolto per definizione.

      potenza delle parole: oggi si dice illiberale, per dire assolutista o autoritario, come se essere liberali fosse un pregio.
      è proprio vero che chi controlla il linguaggio, domina il mondo.

      Piace a 1 persona

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