dieci anni prima: 7. l’Ucraina di Barbara Spinelli – 12 marzo 2014

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a volte credo di mitizzare il blog di dieci anni fa: riproduco adesso questo mio post sulla situazione dell’Ucraina di allora, dopo il colpo di stato della piazza (Maidan) e l’occupazione russa della Crimea, ed ebbe un solo like, di una carissima amica di allora, poi scomparsa dalla piattaforma e anche dal suo stesso blog; ebbe però il dono di una discussione molto interessante, e in questo non sto mitizzando affatto la situazione di allora.

ma come dice l’amico gaberricci, parlando di sé: Io sono una delle persone più tediose di questo pianeta (tengo un blog nel 2024, rendiamoci conto), L’altro giorno, mentre facevo il vicedirettore di Repubblica…; la frase vale a maggior ragione per me.

però, invecchiando forse sto migliorando un po’, almeno da un punto di vista strettamente soggettivo: oggi uso il blog quasi soltanto come passatempo inutile per fare le cose che mi piacciono, e non c’è proprio niente di male a giocare ogni tanto a fare il vice-direttore di un quotidiano immaginario, come lui si diverte a fare i giochi di prestigio.

del resto il gioco del giornalista mancato, dopo un’esperienza locale finita male, è quello che io facevo anche allora, ma con l’aggravante di essere convinto che servisse a qualcosa.

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ma ecco il post, lasciamo perdere le ciance; e vorrei che chi arriva fino a qui non si lasciasse scappare i commenti in fondo, appunto; sono dissonanti anche dalle mie analisi; se qualcuno li leggerà, potrà divertirsi a distribuire le ragioni ed i torti.

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Ucraina: il nemico della Spinelli – 190.

Barbara Spinelli è una delle poche intellettuali che si può leggere di questi tempi, e fino a che Repubblica la ospita ecco una bella occasione di pensare ad alta voce con lei, partendo dal suo articolo di oggi sulla questione ucraina.

Barbara osserva a proposito di questa crisi che “la contrapposizione Est Ovest torna in vita”, “man mano che viene disseppellito il linguaggio della guerra fredda, per giudicare l’Ucraina minacciata da Mosca”.

giustamente lei osserva che quando l’URSS si sfaldò, sembrava che dovesse nascere un nuovo ordine mondiale senza alcuna contrapposizione tra l’Occidente e la nuova Russia non più dominata dalla ideologia e dalla pratica del comunismo; si parlò addirittura perfino di “fine della storia”, qualcuno se lo ricorda, per dire che la morte delle ideologie lasciava spazio ad un nuovo mondo senza pensiero e dunque senza sviluppo né storia più.

si dava ragione a Marx, senza saperlo, dicendo che la storia è storia della lotta di classe, e pareva che senza QUESTO conflitto cessasse la ragione stessa dei conflitti, per lasciare il posto alla integrazione del mondo globalizzato e co-operante.

ma la lotta e il conflitto rinascono all’interno del modello del capitalismo globalizzato su un terreno più avanzato, che non è più di classe, ma si fonda sul classico conflitto per il controllo delle risorse: declinanti e insufficienti per tutti.

il più classico dei conflitti, la madre originaria e primitiva di tutti i conflitti.

dove emerge con chiarezza anche un ulteriore aspetto, e cioè che la Russia ha una sua cultura autoritaria, per niente aperta ai diritti umani, Marx l’avrebbe definita tipicamente asiatica, lui che parlava del modo di produzione asiatico, seguendo Hegel, che aveva coniato la formula del dispotismo asiatico.

che è poi presente tuttora nell’unico e per ora vicente modello di “comunismo” esistente, quello cinese, in modo impressionante, e che Marx forse non avrebbe apprezzato.

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la Spinelli osserva che l’Occidente si è definito, nella guerra fredda seguita alla seconda guerra mondiale, in opposizione al nemico che era contestualmente comunista e asiatico, secondo la formula: Ho un nemico, dunque sono.

in realtà mi sembra riduttivo definire l’Occidente a questo modo; mi pare piuttosto evidente il peso dell’attenzione all’individuo come collante della cultura occidentale, in linea del resto con tutta la nostra storia – e malgrado vistose eccezioni locali, come quella italiana, più vicina, non casualmente, al modello russo che a quello delle democrazie europee (retaggio del controllo ecclesiastico comune ai due paesi e della tradizione imperiale, per noi lontana, ma sopravvissuta come modello implicito dei rapporti sociali).

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l’Ucraina diventa dunque il terreno di confronto di questi due mondi, che sono diversi oggettivamente aul piano culturale e non solo per programmatica contrapposizione identitaria: la Russia, infatti, oltre che asiatica nel dispotismo, è anche europea per la religiosità cristiana, sia pure nella versione ortodossa.

vi è una possibilità di incontro? la Spinelli cita il vecchio “Kissinger, paladino dell’ottocentesco equilibrio di potenze (balance of power): la Russia non deve tramutare Kiev in satellite; l’Ucraina «non deve diventare l’avamposto d’una parte contro l’altra, bensì fare da ponte tra le due»; e l’Occidente deve capire che «per la Russia, l’Ucraina non potrà mai essere un paese straniero. Il criterio non è l’assoluta soddisfazione (di tutti, ndr) ma un’insoddisfazione bilanciata»” (Repubblica,7 marzo)”.

“La presenza nel governo ucraino di ministri neonazisti, e la legge che cancella il russo come seconda lingua in zone infuocate come l’Est e la Crimea” non possono essere dimenticati, dice la Spinelli; aggiungo io: nella contrapposizione occasionale e forzata con la Russia, l’Europa non può diventare eguale e contraria alla Russia, autoritaria e nazionalista alla stessa maniera: salvo sacrificare nello scontro con “il Nemico” la sua identità e diventare eguale a lui.

Da quando decise di unirsi, […] lo Stato nazione cessava di essere un idolo, dopo i disastri che aveva provocato. […] La presa di coscienza indusse i governi europei a riconoscere sopra di sé un’autorità superiore: una legge preminente, che ponesse limiti allo strapotere sovrano degli Stati. Non solo; nella mente dei fondatori, l’autorità europea aspira a essere tappa di una pacificazione mondiale, e riconosce la preminenza, sull’Europa stessa, di un diritto internazionale e di istituzioni che lo applichino. L’identificazione della filosofia europea con quella di Kant (federalismo di liberi Stati, costituzione civile mondiale) non è casuale ed è appropriata. A differenza dell’America, l’Europa unificata (anche se incompiuta) non si è data mai come compito quello coltivato più volte dagli Usa: un «destino manifesto». Il concetto nacque nella prima parte dell‘800: fu all’origine del soffocamento dei nativi americani e dell’annessione di gran parte delle terre occidentali. Alla fine dell‘800 giustificò l’espansione oltre il Nord America. Anche la recente esportazione della democrazia nel mondo è brutale Destino Manifesto.

[…] L’Unione è un modello d’integrazione, ma non l’esporta con le armi né si erge a superpotenza. […] Non a caso l’Unione si è rifiutata di menzionare nei trattati le radici cristiane. […] Disse una volta Enzo Bianchi, priore del monastero di Bose: «La differenza tra gli uomini e i vegetali è che gli uomini non hanno radici. Hanno piedi».

Per salvare l’Ucraina, e schivare al contempo il ritorno dei blocchi (uno monolitico a ovest, uno dispoticamente monolitico a est) non rimane che il modello federale europeo. Le frontiere non si toccano, e le etnie sono tutelate ma non gli irredentismi. Puntare su un’Ucraina occidentalizzata o avamposto Nato (o forzatamente orientalizzata) significa spaccarla, spartirsela. Sia Russia che America tendono alla spartizione, fedeli ai loro «destini manifesti ». L’Europa no, e altra dovrebbe essere la sua via: la difesa dello stato di diritto e delle minoranze, ma in un’ottica cosmopolita, che rassicuri gli autoctoni e i tatari di Crimea e i russi che vivono in Ucraina.

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a me pare troppo ottimistica questa visione della Spinelli, sia dove dichiara che l’Unione Europea non esporta con le armi il suo modello di integrazione (e la guerra di Serbia?), sia dove immagina per l’Ucraina un modello federale che ne faccia un ponte fra Russia e Occidente.

credo che sia più realistico prendere atto che la spartizione è inevitabile, perché le forze avverse all’Europa (USA e Russia) hanno vinto sul campo e constatare che l’Ucraina viene usata dagli USA di Obama come uno dei grimaldelli per de-stabilizzare l’Europa (l’altro grimaldello è l’Italia di Renzi).

e tuttavia l’Europa sfuggirà all’accerchiamento russo-americano se saprà mantenere ferma una linea rigorosamente pacifista e rifiuterà di farsi coinvolgere in qualche avventura militare sul campo: gentilmente e fermamente respinga al mittente ogni sollecitazione americana a muoversi in questa direzione.

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un’ultima osservazione a margine: la Spinelli è anche candidata della lista Tsipras: nella sua visione positiva, storicamente parlando, del processo di integrazione europea, in cui sento risuonare ancora l’ispirazione che mosse suo padre Altiero a stilare a Ventotene il manifesto della futura Europa, io mi identifico profondamente.

ma quanti altri di quella stessa lista condividono?

quanto bisognerà aspettare per sentire risuonare le polemiche?

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commenti:

Luca S. 14 marzo 2014 alle 17:40
Quello della Spinelli, il progetto di una Ucraina “ponte” tra Oriente e Occidente, è un pensiero da “Candide” di Voltaire. Proprio come la costruzione dell’Europa senza un progetto politico (federale o confederale che sia…) ma solo con una unificazione monetaria e commerciale. Fu proprio il papà della Spinelli a profetizzare che l’Europa sarebbe naufragata senza una unione politica che fosse almeno di tipo federale…
La UE che abbiamo oggi, checché ne dica il nome, è solo una convenzione tra Stati nazionali a carattere monetario e commerciale, con a capo le lobby dei banchieri. Niente di più, niente di meno. —
Alcune brevi osservazioni a proposito della crisi Ucraina: – E’ assai improbabile che la spartizione dell’Ucraina, qualora dovesse avvenire, sarà incruenta, anche se USA e UE staranno semplicemente a guardare; – Non si può sempre fare i “Candide” con i regimi paracriminali. – Scommettiamo che Putin, una volta assaggiato il boccone dell’Est Ucraina, vorrà effettuare il “pasto completo”, imponendo a Kiev un suo fiduciario, dietro occupazione militare, come già avviene in Bielorussia? I precedenti non mancano: Ungheria; Cecoslovacchia, Polonia… – La Polonia e gli Stati baltici: anche se la UE come tale non interverrà, pensate che se ne staranno con le mani in mano ? Che le minoranze russe in Lettonia, Lituania, ed Estonia non saranno un altra potenziale scintilla di incendio? – Io non la vedo bene per niente, questa guerra alle porte dell’Europa. – Le guerre si sa come iniziano e non si sa come finiscono. Non sono un fenomeno razionale, né tantomeno governabile razionalmente.
Fanno parte, come l’Eros, del “fondo insondabile dell’uomo”, per dirla con Platone…

bortocal 14 marzo 2014 alle 20:47
condividotutto quello che dici, salvo un punto davvero decisivo. – è probabile che il confronto in Ucraina possa continuare ad essere cruento e perfino potrebbe trasformarsi in un conflitto locale (ma non lo credo: sarebbe troppo facile che uscisse fuori controllo, dato il terreno di scontro); io escludo soltanto che possa portare ad un conflitto globale. – la posizione della Russia, a guardarla bene, è estremamente moderata, se si limita a staccare dall’Ucraina la Crimea che non è mai stata ucraina, salvo che negli ultimi sessant’anni e abbastanza per caso. – sono confortato dal leggere che la mia lettura è esattamente quella di Kissinger (addirittura) che giudica un buon compromesso se la Russia si accontenta della sola Crimea. – e vengo al punto di dissenso, netto: TUTTI i regimi, per loro stessa natura, sono para-criminali: vorrei capire come si fa a non giudicare para-criminale la politica estera americana a partire dalle atomiche sul Giappone, passando per la guerra del Vietnam, la seconda guerra dell’Iraq, la posizione sulla Palestina, i colpi di stato organizzati dalla CIA contro decine di regimi democratici in tutto il mondo per decenni e gli omicidi politici come arma per il dominio del mondo; se poi vogliamo restare in zona, come la mettiamo con la guerra di Serbia? – non mi piace questa identificazione a-critica ed emotiva con la propria parte politica. toglie lucidità all’analisi e rende parziali. – giusto per tornare poi ad approvare tutto quel che si dice dopo ed averlo apprezzato per la profondità. – ma mi pare che questa profondità male si concili con l’ingenuità del punto precedente. – spero di non risultare troppo schietto, come spesso vengo giudicato… 😉

Luca S. 15 marzo 2014 alle 9:05
Bortocal, stamattina vado di fretta. Poi magari potrò essere più chiaro
La differenza tra me e te è comunque che tu non hai mai visto le squadracce di Putin in azione…
E con questo penso di aver detto tutto.

bortocal 15 marzo 2014 alle 16:27
aspetterò con pazienza e volentieri che tu abbia più tempo per uno dei tuoi commenti argomentati da cui ho sempre qualcosa da imparare… – sì, lo ammetto: questo è il blog di uno che negli ultimi vent’anni ha smesso completamente di guardare la televisione e che ha forti resistenze a guardare comunque anche i video in rete. – la televisione italiana è inguardabile, e non credo di perderci molto; anzi sono convinto che sia questa auto-limitazione uno dei segreti, se non il principale, di uno sguardo più libero (che a volte mi riconosco) sulle cose del mondo. – il motivo del distacco dai video è invece che, anche come autore di videoclip che pubblico sul mio canale di You Tube, so fin troppo bene che anche quello visivo è un messaggio come quelli fatti di parole, e che si può mentire con le immagini altrettanto bene che con le frasi. – la maggior parte della gente invece non lo sa ed è portata a pensare che il messaggio video sia in se stesso più autorevole e veritiero: strumento di potenza enorme nelle mani dei manipolatori dell’opinione pubblica. – quindi, cercando di tenermi fuori, osservo, laicamente, che l’intervento di Putin, l’autoritario semi-dittatore russo, ha un bilancio nullo in termini di vite umane e un tasso di violenza reale e misurabile straordinariamente basso: cosa che non si può certo dire degli ultimi interventi NATO e USA in Libia, in Siria o altrove.

Luca S. 15 marzo 2014 alle 19:57
Bilancio nullo in termini di vite umane?
Limitiamoci al solo caso dei giornalisti assassinati dal regime degli oligarchi post-comunisti:

http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_journalists_killed_in_Russia
http://en.wikipedia.org/wiki/Anna_Politkovskaya
http://www.huffingtonpost.com/news/russia-journalists-killed/
Classifica degli Stati con più giornalisti assassinati, dal 1992 a oggi, con motivazioni politiche accertate: vedi: http://cpj.org/killed/
Iraq: 164
Philippines: 76
Syria: 63
Algeria: 60
Russia: 56
Pakistan: 53
Somalia: 52
Poi, per chi non vuol vedere e non vuol sentire, non c’è niente da fare…
D’altra parte, a loro tempo, prima della II guerra mondiale, anche Hitler e Mussolini erano considerati dei gentiluomini, magari un po’ “autoritari”.

bortocal 15 marzo 2014 alle 21:23
ma che c’entra? sto parlando della crisi ucraina. – di regimi autoritati sostenuti dall’Occidente o tollerati per farci buoni affari è pieno il mondo. – sorry, ad una crociata anti-russa non sono disponibile. – se poi a qualcuno piace soffiare sul fuoco si accomodi: mi basta dire come si riscalderà il prossimo inverno. – per fortuna gli USA sono troppo deboli per farla, se no ci sarebbe toccato un altro decennio di guerra contro la nuova potenza del male…

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edoardo 18 marzo 2014 alle 10:26
la spinelli è il contraltare di sallusti e viceversa.
che tedio queste menti che tracciano il sentiero che i buoi devono percorrere..!
vedi scalfari tanto per citare uno dei piu’ odiosi.

bortocal 18 marzo 2014 alle 12:24
e tu che cosa proponi, allora? – di smettere di pensare? 😦 – di smettere di leggere? – di smettere di scrivere? – non mi pare che Scalfari e Spinelli abbiano lo stesso potere mediatico.

edoardo 18 marzo 2014 alle 23:00
essenzialmente la cultura è acquisire stati mentali che altra gente ha espresso solo varie forme.
ma ci chiediamo cosa di veramente nostro produciamo esulando dall’influenza di questo o quello? – un tragitto autonomo senza riferimenti o tracce?

bortocal 19 marzo 2014 alle 6:40
non so se ho capito bene la tua definizione, forse c’è anche un piccolo refuso. – certamente la nostra mente è influenzata da quella degli altri: la stessa acquisizione di un linguaggio significa entrare in un sistema mentale che pre-esiste a noi. – ma noi in quel sistema produciamo a nostra volta, e introduciamo variazioni. – ad esempio, da poco tempo ho intro-dotto nella mia scrittura il trattino per distinguere i prefissi in tutti i casi in cui mi pare che questo abbia un senso, perché co-stringe a ri-flettere un momento sill’origine della parola e le dà uno spessore nuovo. – questo è il mio contributo in-visibile alla storia della lingua italiana: non la cambia, ma la modifica. – questo è un piccolo esempio di quello che facciamo più in grande elaborando i nostri pensieri in un solco che non per questo li riduce a ri-petizione. – non è quindi possibile separarsi dal flusso delle idee degli altri, però è molto importante decidere da chi farci coscientemente influenzare: questo è in parte nelle nostre facoltà ed è un aspetto della nostra libertà. – io ad esempio ho deciso di non ammettere che la televisione mi influenzi direttamente e rifiuto di guardarla. – questo tutela certamente in un certo grado l’autonomia del mio pensiero: soprattutto non lo sottopone ai vincoli emotivi prodotti dal messaggio visivo. – questo lo rende anche un pochino anomalo tra i tele-dipendenti. – non mi sfugge tuttavia che il loro numero, ancora altissimo, tende a diminuire e mi dà speranza di scrivere più per il futuro.

2 commenti

    • è proprio così, carissima. questo silenzio spettrale dei blog potrebbe essere perfino una cosa molto positiva, se volesse dire che si discute appassionatamente altrove, nella via reale. ma a me non pare proprio che sia così.

      quindi, quello che è avvenuto negli ultimi vent’anni mi pare che si possa sintetizzare così: nel primo decennio la discussione online ha preso il posto di quella dal vivo e l’ha relegata nella pattumiera delle cose morte; nel secondo decennio anche questo spazio di discussione virtuale ha fatto la stessa fine e noi siamo ridotti al ruolo di spettatori passivi dei grandi esperti, ciascuno molto più bravo di noi.

      è come è successo nello sport, ammesso che anche la discussione dialettica possa essere considerata uno sport (come gli scacchi o il sudoku): gli esseri umani comuni fanno sport ormaia soprattutto guardandolo, allo stadio o nelle tv a pagamento.

      così anche noi “discutiamo” alla stessa maniera…

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